Ho recuperato Il figlio del deserto ora che è arrivato in noleggio su diverse piattaforme streaming, dopo un passaggio piuttosto silenzioso nelle sale italiane. Il film di Gilles de Maistre, regista specializzato in storie di bambini e animali selvatici dopo Il lupo e il leone e Mia e il leone bianco, racconta la vicenda vera di Hadara, un bambino che a soli due anni si perde nel deserto del Sahara durante una tempesta di sabbia e viene salvato da un branco di struzzi che lo cresce come uno di loro per dieci anni.
La storia arriva fino a noi attraverso Sun, una ragazzina di dodici anni che ha sempre ascoltato questa leggenda raccontata dal nonno, convinta che fosse solo una favola. Quando scopre che quella storia è realmente accaduta, decide di partire per il Sahara per capire chi fosse davvero suo nonno e cosa lo legasse a quel mistero. Il film alterna così il presente di Sun al passato di Hadara, mostrato in tre diverse età, e proprio questa scelta narrativa finisce per pesare parecchio sul ritmo generale.
Il punto più forte del film resta la scelta di girare con animali veri, senza alcun effetto digitale. Si sente la cura e il tempo che questo lavoro deve aver richiesto, e il legame tra Hadara e gli struzzi risulta più credibile proprio per questa scelta produttiva. Peccato che questa autenticità tecnica non si estenda al resto della messa in scena, che appare fin troppo levigata e priva di sbavature, persino quando l’ambientazione è il deserto più selvaggio che si possa immaginare.
Ogni singolo elemento tecnico del film funziona alla perfezione, forse anche troppo. La fotografia è calda e piacevole, il montaggio scorre senza intoppi, la colonna sonora firmata da Armand Amar accompagna bene ogni scena. Manca però quell’imprevedibilità che di solito rende memorabile un film di questo genere, e gli attori sembrano muoversi sempre dentro una zona di sicurezza, senza mai un momento che sorprenda davvero lo spettatore.
Il racconto in sé, va detto, conserva un fascino genuino. La storia di un bambino cresciuto insieme agli struzzi è di per sé così incredibile da reggere l’attenzione anche quando la messa in scena rimane prevedibile, e il legame tra uomo e natura, tema ricorrente nel cinema di de Maistre, arriva comunque a toccare corde sincere. Il pubblico più giovane, a cui il film sembra rivolgersi principalmente, troverà probabilmente in questa fiaba tutto quello che cerca.
Il verdetto
Il figlio del deserto è un film curato in ogni dettaglio tecnico, capace di raccontare una storia vera affascinante con sensibilità e senza ricorrere a effetti digitali. Manca però il coraggio di rischiare qualcosa in più nella messa in scena, e il risultato resta piacevole senza però lasciare davvero il segno.
Tu l’hai visto al cinema o l’hai recuperato ora in streaming? Fammi sapere se anche a te la storia di Hadara ha conquistato più della messa in scena.
La Recensione
Il figlio del deserto
Il figlio del deserto è un film curato in ogni dettaglio tecnico, capace di raccontare una storia vera affascinante con sensibilità e senza ricorrere a effetti digitali. Manca però il coraggio di rischiare qualcosa in più nella messa in scena, e il risultato resta piacevole senza però lasciare davvero il segno.
PRO
- La storia vera di Hadara è affascinante e merita di essere raccontata
- Gli animali reali, senza effetti digitali, danno autenticità a ogni scena
CONTRO
- La struttura con tripla età di Hadara e voce fuori campo appesantisce la narrazione
- La messa in scena risulta fin troppo levigata e priva di sorprese


