Ti devo dire una cosa prima di iniziare. Quando ho visto che Tony Goldwyn aveva diretto un film sull’autismo con Bobby Cannavale e Robert De Niro, ho avuto due reazioni. La prima: “Oddio, un altro film patetico sui bambini speciali”. La seconda: “Ma forse stavolta qualcuno ha il coraggio di raccontare le cose come stanno davvero”.
Bene, la seconda intuizione era quella giusta. “In viaggio con mio figlio” (titolo originale “Ezra”) è uno di quei film che ti sorprende perché non fa quello che ti aspetti. Non ti commuove con i trucchetti facili, non ti fa sentire in colpa, non trasforma l’autismo in uno spettacolo. Semplicemente racconta una storia vera.
Un padre che non sa come fare, ma ci prova
Max (Bobby Cannavale) è uno di quei papà che fanno disperare le mamme. È istintivo, impulsivo, testardo. La sua carriera da comico è un disastro, il matrimonio è finito, e ora vive dal padre Stan (Robert De Niro). Ma quando si tratta di suo figlio Ezra, undicenne autistico, Max diventa un leone.
Il problema è che sua moglie Jenna (Rose Byrne) e i medici vogliono mandare il bambino in una scuola speciale e imbottirlo di farmaci. Max dice no. Non perché sia contro la medicina, ma perché conosce suo figlio. Lo vede com’è davvero: intelligente, spiritoso, pieno di vita. Diverso, sì, ma non rotto.
Quando la situazione precipita, Max fa quello che farebbero molti padri disperati: prende il figlio e scappa. Destinazione California, dove spera di fare un’audizione per Jimmy Kimmel che gli cambierebbe la vita.
William Fitzgerald: la rivelazione dell’anno
Parliamo subito dell’elefante nella stanza. William Fitzgerald, il ragazzo che interpreta Ezra, è davvero autistico. E no, non è una scelta di marketing. È semplicemente straordinario. Ha una naturalezza davanti alla camera che molti attori veterani si sognano.
Ezra comunica principalmente attraverso citazioni di film (soprattutto “La storia fantastica”), non sopporta di essere toccato, e ha quell’intelligenza vivace tipica di molti ragazzi nello spettro. Fitzgerald restituisce tutto questo senza mai sembrare un caso di studio. È un bambino vero, con i suoi capricci, le sue paure, la sua voglia di essere capito.
Bobby Cannavale: papà dell’anno (imperfetto)
Cannavale è perfetto nel ruolo di Max. Non lo idealizza, non lo rende un santo. Max è uno che sbaglia spesso, che perde le staffe, che non sempre sa cosa fare. Ma c’è una cosa che non sbaglia mai: l’amore per suo figlio.
Ci sono scene in cui vorresti prendere Max a schiaffi per le sue decisioni sconsiderate. E poi ci sono momenti in cui capisco perfettamente la sua disperazione. Quanto è difficile essere il papà di un bambino speciale? Il film non ti dà risposte facili, e questa è la sua forza.
Robert De Niro: il nonno che tutti vorremmo
De Niro nei panni del nonno Stan è una meraviglia. Burbero, scontroso, ma con un cuore grande come una casa. Ha questo modo di dire le cose giuste al momento giusto, senza fare prediche. È il tipo di nonno che ti fa sentire al sicuro anche quando tutto va storto.
Il rapporto tra Stan e Max aggiunge un altro livello alla storia. Anche Stan è stato un padre imperfetto, e ora cerca di rimediare aiutando il figlio con Ezra. È una cosa che tocca nel profondo.
Un road movie che sa dove va
Il viaggio da New York alla California non è solo un espediente narrativo. È una metafora perfetta per il percorso che devono fare Max ed Ezra per capirsi davvero. Strada facendo incontrano persone che li aiutano, altre che li giudicano, situazioni assurde e momenti di pura poesia.
C’è una scena con una ragazza e il suo cavallo che ti resta impressa. Non dico di più, ma è gestita con una delicatezza che ti fa capire quanto Goldwyn abbia lavorato per rendere tutto autentico.
L’autismo raccontato bene (finalmente)
Una delle cose che più mi ha colpito è come il film tratti l’autismo. Non è né una tragedia né un superpotere. È semplicemente una condizione che rende alcune cose più difficili e altre diverse. Ezra non è il genio matematico dei film hollywoodiani, né il bambino eternamente sofferente dei melodrammi.
È un ragazzino che vede il mondo in modo diverso, che ha le sue strategie per affrontare le difficoltà, che vuole le stesse cose di tutti gli altri bambini: essere accettato, essere amato, sentirsi normale.
I piccoli difetti di un grande film
Non voglio farti credere che “In viaggio con mio figlio” sia perfetto. La storia dell’audizione per Jimmy Kimmel è un po’ forzata, come se servisse un obiettivo concreto per giustificare il viaggio. E alcune situazioni sono risolte fin troppo facilmente.
Ma sai cosa? Non me ne frega niente. Perché il cuore del film batte forte e giusto. Perché ti fa riflettere senza farti sentire stupido. Perché quando finisce, hai voglia di abbracciare i tuoi figli (o di chiamare tuo padre).
Un film che fa bene al cuore
“In viaggio con mio figlio” è quello che il cinema dovrebbe essere sempre: una storia che ti aiuta a capire meglio il mondo. Non ti dice cosa pensare, ma ti mostra cosa significa amare qualcuno che è diverso da te.
È un film che farà bene a molti genitori che si sentono persi. Che darà coraggio a chi ha figli speciali. Che ricorderà a tutti noi che l’amore non ha bisogno di essere perfetto per essere vero.
Disponibile su Tim Vision, è il tipo di film perfetto per una serata in famiglia. Ma portati i fazzoletti. Non perché sia triste, ma perché è così bello che ti commuove.
La Recensione
In viaggio con mio figlio
"In viaggio con mio figlio" di Tony Goldwyn racconta il viaggio di Max, padre divorziato e comico fallito, che fugge con il figlio autistico Ezra per salvarlo da una scuola speciale. Con Bobby Cannavale, Robert De Niro e la straordinaria interpretazione del giovane William Fitzgerald, il film evita stereotipi e sentimentalismi per offrire un ritratto autentico dell'autismo e dell'amore paterno.
PRO
- William Fitzgerald offre una performance straordinaria e autentica che dimostra come l'inclusione nel cinema possa produrre risultati eccezionali quando fatta con rispetto e competenza
- Bobby Cannavale dipinge un padre imperfetto ma credibile che ogni genitore può riconoscere nelle sue difficoltà quotidiane
- La rappresentazione dell'autismo è finalmente realistica e rispettosa evitando sia la tragedia che l'idealizzazione tipica di molti film del genere
- Robert De Niro nel ruolo del nonno regala momenti di grande umanità e profondità emotiva che arricchiscono la narrazione familiare
CONTRO
- La trama dell'audizione per Jimmy Kimmel appare forzata e serve principalmente come espediente narrativo per giustificare il road trip
- Alcune situazioni vengono risolte in modo troppo semplice e lineare perdendo occasioni per approfondire conflitti più complessi


