Quando ho saputo che dietro a Ti uccideranno c’era un regista russo – Kirill Sokolov – al suo debutto nel cinema americano, prodotto dagli stessi fratelli Andy e Barbara Muschietti che ci avevano dato IT, la curiosità era alta. Quando ho poi letto che il film viene descritto ovunque come un incrocio tra Kill Bill e un horror satanico con tinte da commedia nera, la curiosità è diventata aspettativa vera. Novantaquattro minuti dopo, sono uscito dalla sala con una sensazione precisa: avevo guardato qualcosa di divertente ma fondamentalmente vuoto, un film che sa benissimo chi vuole essere ma non riesce a diventarlo del tutto.
La storia parte da una premessa che funziona. Asia Reaves – un nome tarantiniano nel senso più esplicito del termine, tanto che il film lo sbatte sullo schermo con un’apposita scritta a caratteri cubitali – risponde a un annuncio di lavoro come domestica in The Virgil, un elegante grattacielo di Manhattan costruito nel 1923 con una lunga storia di persone scomparse, porte con la serratura dall’interno e decorazioni che richiamano il demonio in modo poco equivoco. Asia ha un motivo preciso per essere lì: sua sorella Maria vive nell’edificio e lei non la vede da anni. Fin qui tutto bene.
La prima notte, Asia viene aggredita da quattro figure con maschere da maiale – tra cui i personaggi interpretati da Heather Graham e Tom Felton, ex Draco Malfoy nella saga di Harry Potter e qui nel ruolo di villain con un accento e un’aria da culto satanico d’alta società. Fin qui, ancora tutto bene. Il problema arriva subito dopo: Asia li fa letteralmente a pezzi, e loro si riformano come niente fosse. Gli inquilini del Virgil hanno stretto un patto col diavolo e sono immortali. Il che significa che ogni sequenza d’azione del film – e ce ne sono molte, costruite con una certa inventiva – non ha conseguenze reali per nessuno. Puoi decapitare qualcuno con un’ascia in fiamme e lui si rimetterà insieme cinque minuti dopo.
Questo è il punto in cui Ti uccideranno perde una parte importante di quello che avrebbe potuto essere. La violenza è estrema, sanguinolenta, spesso inventiva – c’è una sequenza in una sala da ballo buia con un’ascia infuocata che è oggettivamente memorabile – ma senza posta in gioco quella violenza diventa una sorta di videogioco in cui si premono tasti senza mai rischiare davvero niente. Il film si avvicina pericolosamente alla sensazione di guardare qualcuno che gioca a un videogioco molto ben animato.
Le influenze sono dichiarate fino all’eccesso. Tarantino è presente in ogni inquadratura dei piedi nudi di Zazie Beetz, in ogni capitolo annunciato con scritta sullo schermo, in ogni scelta musicale sopra le righe. Sam Raimi si sente nel gusto per l’orrore grottesco e fisicamente esagerato. Ready or Not è il riferimento più diretto nella struttura – donna sola in un edificio pieno di ricchi che vogliono sacrificarla – con la variante degli immortali a cambiare le carte in tavola. C’è anche una certa estetica da fumetto splatter, con alcune inquadrature che sembrano uscite da una graphic novel particolarmente violenta.
Il problema è che quando metti insieme così tante influenze senza avere una voce propria abbastanza forte da tenerle insieme, il risultato è un collage. Divertente a tratti, mai noioso, ma privo di quella personalità che distingue i film che citi dai film che fai. Sokolov sa inquadrare, sa orchestrare il caos, sa far muovere la macchina da presa. Quello che non sa ancora fare – o almeno non lo dimostra qui – è costruire un personaggio con abbastanza profondità da farti stare davvero in apprensione per lui.
E questo è un peccato enorme, perché Zazie Beetz meriterebbe un film migliore. Ogni volta che la camera la segue, il film si alza di livello. Si è allenata per mesi per quelle sequenze di combattimento, e si vede: si muove con una precisione e una fisicità che convincono in modo pieno. Ma soprattutto riesce a portare un peso emotivo reale in un personaggio che sulla carta è abbastanza piatto – una donna con un passato difficile che cerca la sorella – trasformandolo in qualcosa di più. Patricia Arquette nei panni della manager dell’edificio è inquietante quanto basta, Heather Graham si diverte in modo evidente con il suo personaggio da villain annoiata, ma nessuno dei due ha abbastanza spazio per lasciare un segno davvero.
Il film tira fuori il meglio di sé nelle scene più caotiche e nei momenti in cui smette di prendersi sul serio. Quando accetta di essere quello che è – un grindhouse moderno con velleità di satira sociale sulla lotta di classe – funziona. Quando cerca di infilare un senso più profondo nella storia, il risultato è superficiale e frettoloso.
La Recensione
Ti Uccideranno (2026)
Ti uccideranno è un film che sa esattamente a cosa si ispira e non fa nessuno sforzo per nasconderlo. Tarantino, Raimi, Ready or Not, John Wick - tutto è nel calderone, mescolato con una certa abilità tecnica ma senza una voce propria abbastanza forte. Zazie Beetz è straordinaria e da sola vale il biglietto. Il resto del film è intrattenimento onesto ma derivativo, che si dimentica abbastanza in fretta.
PRO
- Zazie Beetz è una protagonista d'azione di raro livello - si è allenata mesi per questo ruolo e ogni sequenza di combattimento lo dimostra
- Le scene d'azione sono inventive, sopra le righe nel modo giusto, e alcune - come quella con l'ascia infuocata nella sala da ballo - sono genuinamente ottime
CONTRO
- Il meccanismo degli immortali toglie qualsiasi tensione alle sequenze d'azione - è difficile tifare per qualcuno quando nessuno rischia davvero niente
- Le influenze sono così esplicite e numerose da soffocare qualsiasi tentativo di originalità: è un collage di film che hai già visto
- I personaggi secondari sono abbozzati e i loro archi narrativi si risolvono in modo troppo rapido
- La satira sulla lotta di classe - presente nel sottotesto con i lavoratori afrodiscendenti contro i ricchi bianchi - è un'idea interessante che il film abbandona quasi subito senza svilupparla
