Netflix sta letteralmente invadendo il catalogo con miniserie thriller. Dopo il successo di serie come All Her Fault e The Beast in Me, tutte le piattaforme streaming cercano disperatamente la prossima storia da trasformare nel fenomeno del momento. La sua Verità, tratta dal romanzo di Alice Feeney del 2020, aveva gli ingredienti giusti: due attori bravissimi, un mistero da risolvere, segreti sepolti nel passato. Peccato per qualche scelta sbagliata.
E dico peccato sul serio, perché qui stiamo parlando di Tessa Thompson e Jon Bernthal. Due attori che adoro (anche se Jon deve ancora capire che il bidet non è un optional ma una necessità… Jon, il bidet è sacro, devi ricrederti!). Loro ci provano davvero, si impegnano per dare vita ai loro personaggi, ma quando ti ritrovi a dire battute assurde e a fare cose che non hanno alcun senso logico, anche il talento ha dei limiti.
Anna lavora come giornalista ad Atlanta e decide di tornare nel paesino della Georgia dove è cresciuta dopo che una sua vecchia compagna di scuola viene ammazzata. Qui incrocia Jack Harper, un detective che guida le indagini. E qui arriva il bello: Jack aveva una relazione con la vittima, ed è anche il marito da cui Anna si è separata. Insomma, la situazione è già parecchio intricata.
All’inizio la serie funziona. Ti chiedi chi sia il colpevole, se Jack possa davvero aver ucciso la donna con cui aveva una storia, se Anna nasconda qualcosa di importante. Entrambi hanno conosciuto la vittima, entrambi mentono su alcune cose, e questo crea una bella tensione. Le prime puntate si lasciano guardare alla grande.
Jack indaga insieme alla collega Priya, e ovviamente il primo indiziato è il marito ricco della vittima, uno strano tipo di nome Clyde. Ma si scopre anche che l’omicidio potrebbe essere legato agli anni del liceo. Anna e la vittima facevano parte di un gruppo di ragazze prepotenti che perseguitavano una compagna di classe. Forse qualcuno ha deciso di farla pagare dopo tutti questi anni?
Nel frattempo Anna si mette con Richard, un cameraman che è sposato con la sua rivale in tv. Perché complicarsi la vita, no? E da questo punto in poi capisci che chi ha scritto la serie non ha la minima idea di come funzioni davvero una redazione televisiva.
Gli unici momenti in cui La sua Verità riesce davvero a colpirti sono quelli in cui Anna e Jack parlano della perdita del figlio. Lì Bernthal e Thompson tirano fuori tutta la loro bravura, e capisci che La sua Verità poteva essere una serie molto più intensa e profonda. Ma questi momenti vengono messi da parte per fare spazio a colpi di scena sempre più incredibili.
Ed è proprio questo il problema di tutti questi thriller che escono a getto continuo sulle piattaforme: pensano solo a stupire lo spettatore, a piazzare la rivelazione scioccante, a tenere alta la tensione. Ma si dimenticano di costruire personaggi che sembrino veri, situazioni che abbiano un senso, una trama che regga. Serie come Big Little Lies, Sharp Objects o Mare of Easttown funzionano perché prima raccontano delle persone, e solo dopo pensano al mistero.
Quando arrivi agli ultimi episodi, La sua Verità diventa una corsa folle di colpi di scena uno dietro l’altro, talmente esagerati che ti viene da ridere. Se provi a ripensare a tutto quello che hai visto, ti accorgi che non c’è nessuna logica. Le cose succedono perché devono succedere, non perché abbiano senso.
E poi c’è un altro aspetto che disturba parecchio: la serie usa temi molto seri come la violenza sessuale, il bullismo e la demenza solo per creare un dramma, senza trattarli con il rispetto che meriterebbero. Questo lascia davvero un sapore amaro in bocca.
Anna continua a ripetere attraverso una voce fuori campo: “Ogni storia ha almeno due versioni. La tua e la mia. La nostra e la loro. La sua e la mia. Il che significa che qualcuno sta sempre mentendo”. Bella frase, peccato che poi la serie non riesca a costruirci sopra niente di sensato.
La sua Verità è una di quelle serie che si lascia guardare, soprattutto all’inizio. Il finale purtroppo è senza logica. Tessa Thompson e Jon Bernthal meritavano molto di più.
Se ti piacciono i thriller anche quando sono un po’ esagerati e non ti interessa che tutto abbia perfettamente senso, forse questa serie può andare bene per una serata leggera. Ma se cerchi una storia ben costruita, lascia stare.
E tu, l’hai già vista? Sei riuscito ad arrivare fino alla fine? Parliamone qui sotto!
La Recensione
La sua Verità
La sua Verità butta via il talento di Tessa Thompson e Jon Bernthal in un thriller che crolla su se stesso. Le prime puntate promettono bene ma poi la serie si perde in una valanga di colpi di scena che non hanno senso. Usa temi seri come la violenza sessuale e il bullismo in modo superficiale. Un'occasione sprecata che ti fa arrabbiare quando finisce.
PRO
- Tessa Thompson e Jon Bernthal sono bravissimi e riescono a dare spessore ai loro personaggi anche quando la sceneggiatura non li aiuta
- Le prime puntate funzionano e creano una bella tensione sul mistero dell'omicidio e sui segreti dei protagonisti
CONTRO
- Il finale è completamente assurdo e se provi a pensare alla trama ti accorgi che non ha nessuna logica
- Spreca temi seri come la violenza sessuale e il bullismo usandoli solo per creare dramma senza trattarli con rispetto


