Ho recuperato Tutta la verità delle mie bugie, appena arrivata su Netflix, incuriosito da una premessa che sulla carta funziona bene. La miniserie spagnola, tratta dal romanzo bestseller di Elísabet Benavent, segue Coco e Marín, coinquilini e migliori amici da anni, che partono insieme al loro gruppo in un viaggio in camper per l’addio al nubilato dell’amica Blanca. Quello che dovrebbe essere qualche giorno di leggerezza si trasforma presto in una convivenza forzata che fa emergere segreti e bugie accumulate nel tempo.
L’idea di chiudere un gruppo di amici dentro uno spazio piccolo come un camper resta il punto di forza della serie. Funziona bene come meccanismo narrativo, perché mescola commedia, romanticismo e mistero senza troppe complicazioni, e per le prime puntate riesce davvero a costruire un minimo di tensione attorno ai segreti del gruppo.
Il problema arriva quando si guardano da vicino i personaggi. Ognuno dei protagonisti segue uno schema già visto molte volte nelle opere di Benavent: Gus è il poeta affascinante, Loren fa da mediatore paziente tra i vari litigi, Blanca è la futura sposa perfezionista con qualcosa che non torna. Sono figure funzionali alla trama ma senza vera profondità, costruite più per riempire un ruolo che per sembrare persone vere. Anche il meccanismo dei segreti, che dovrebbe reggere la tensione per tutta la serie, finisce per sembrare artificioso: le rivelazioni arrivano sempre nel momento più comodo per la trama, non quando la storia dei personaggi lo richiederebbe.
La trama, va detto, resta piuttosto prevedibile dall’inizio alla fine. Chi ha visto anche solo qualche commedia romantica sa già più o meno come andrà a finire ogni singola sottotrama, e la serie non fa nulla per sorprendere lo spettatore. Il finale (seguono spoiler e passa al paragrafo successivo se non hai visto la serie) conferma questa sensazione, risolvendo ogni conflitto in modo fin troppo rapido e ordinato: Coco e Marín passano dall’amicizia all’amore, Blanca trova il coraggio di rifiutare un matrimonio senza vero sentimento, e tutto si sistema con un ottimismo che toglie peso proprio ai momenti che avrebbero dovuto contare di più.
Il cast fa quello che può con il materiale a disposizione. Itziar Manero e Daniel Ibáñez hanno una discreta intesa nei panni di Coco e Marín, ma anche la loro interpretazione fatica a reggere il confronto con una scrittura così poco approfondita. Il risultato finale è una serie leggera, facile da guardare in un pomeriggio, ma che non lascia praticamente nulla una volta finiti i cinque episodi.
Il verdetto
Tutta la verità delle mie bugie parte con una premessa solida e un cast piacevole, ma si affida troppo a personaggi archetipici e a una trama prevedibile per lasciare davvero il segno. Una serie comoda per una sera senza pensieri, ma difficile da ricordare il giorno dopo.
Tu l’hai già vista, o anche a te i personaggi sono sembrati più macchiette che persone vere?
La Recensione
Tutta la verità delle mie bugie
Tutta la verità delle mie bugie parte con una premessa solida e un cast piacevole, ma si affida troppo a personaggi archetipici e a una trama prevedibile per lasciare davvero il segno. Una serie comoda per una sera senza pensieri, ma difficile da ricordare il giorno dopo.
PRO
- La premessa del gruppo di amici chiuso in un camper funziona bene come meccanismo narrativo
CONTRO
- I personaggi restano archetipi funzionali alla trama, senza vera profondità
- Le rivelazioni dei segreti arrivano sempre troppo comode per la sceneggiatura
- La trama è prevedibile dall'inizio alla fine


