Ammettiamolo: guardare una fiction Rai il giovedì sera è ormai diventato un atto di fiducia cieca. Non nel senso romantico del termine, ma in quello più concreto di una scommessa in cui metti sul tavolo due serate della tua vita sperando che qualcuno dall’altra parte abbia avuto la decenza di scrivere un finale. Con Buonvino – Misteri a Villa Borghese, andata in onda su Rai 1 il 7 e il 14 maggio 2026, quella scommessa l’ho persa. Di nuovo. Vi ricordate Roberta Valente?
La serie racconta la storia di Giovanni Buonvino, vicequestore caduto in disgrazia dopo un errore operativo e spedito a dirigere il commissariato di Villa Borghese, commissariato che tutti considerano una punizione mascherata da incarico perché nel grande parco romano, almeno in apparenza, non succede mai nulla. Giorgio Marchesi porta in scena un personaggio diverso dal solito detective televisivo: niente eroi solitari, niente adrenalina a tutti i costi, niente sparatorie nei vicoli. Buonvino è empatico, riflessivo, lavora con la squadra invece di essere al di sopra di essa, e questo sulla carta è un punto di forza. Il problema è che sulla carta funziona meglio che sullo schermo, perché quella stessa pacatezza che rende il personaggio interessante finisce per dare alla serie il ritmo di una passeggiata domenicale nel parco, il che in un giallo è un’arma a doppio taglio, soprattutto quando i casi non hanno abbastanza peso per reggere la lentezza della narrazione.
Villa Borghese è fotografata bene, Roma è bella come sempre, e ogni tanto c’è un’inquadratura che fa venire voglia di prenotare un volo o treno diretto per la Capitale. Tutto il resto, però, scivola nelle coordinate più prevedibili della fiction Rai di prima serata: sviluppi lineari, soluzioni che rassicurano invece di sorprendere, personaggi secondari abbozzati in modo appena sufficiente, storie sentimentali che non decollano mai del tutto. Serena Iansiti nel ruolo di Veronica Viganò fa quello che può con quello che ha, e quello che ha è una storia che la serie non riesce a sviluppare nel modo che meriterebbe in soli quattro episodi totali.
E poi arriva il finale. E qui bisogna fermarsi un momento.
L’ultimo episodio si chiude con Veronica colpita da un proiettile sparato da un uomo misterioso di cui non si vede nemmeno il volto. Non si capisce se sopravviverà. Non si capisce chi l’ha colpita. Non si capisce niente, perché la Rai ha deciso che il finale vero arriverà solo se gli ascolti giustificheranno una seconda stagione. È una strategia che sarebbe già discutibile se applicata una volta, ma che diventa genuinamente irritante quando si scopre che è la terza fiction consecutiva a chiudersi così, dopo L’altro Ispettore e Roberta Valente – Notaio in Sorrento. La reazione del pubblico sui social è stata proporzionalmente furiosa, con commenti del tipo “abbiamo il tempo di dimenticare tutta la trama” e “mi viene voglia di non guardare più una fiction se devono finire così”, e onestamente è difficile dargli torto.
Il punto non è che i finali aperti siano intrinsecamente sbagliati: esistono serie costruite sull’ambiguità finale con una precisione narrativa che rende quella scelta significativa. Il punto è che un finale aperto usato come strumento commerciale per rimandare la decisione sul rinnovo è qualcosa di completamente diverso, ed è rispettoso degli spettatori quanto consegnare un pacco con la metà dei prodotti ordinati allegando il resto da qualche parte come sorpresa.
Giorgio Marchesi se la cava, Villa Borghese è bellissima, e da qualche parte in questa serie c’è l’idea di qualcosa che avrebbe potuto funzionare meglio con più episodi, più coraggio narrativo e un finale che avesse il rispetto minimo di chiudere quello che aveva aperto. Per ora si becca un 3.
La Recensione
Buonvino – Misteri a Villa Borghese
Buonvino – Misteri a Villa Borghese è andata in onda su Rai 1 il 7 e il 14 maggio 2026, con Giorgio Marchesi nei panni del vicequestore Giovanni Buonvino, relegato al commissariato di Villa Borghese dopo un errore di carriera. La serie ha qualcosa di diverso rispetto al poliziesco televisivo classico, con un protagonista empatico e un'ambientazione suggestiva, ma scivola spesso nei cliché della fiction Rai e si chiude con un finale così aperto da sembrare interrotto a metà, esattamente come le due fiction precedenti della stessa stagione. Il pubblico sui social ha risposto con una rabbia abbastanza eloquente. Giudizio: un'idea che aveva potenziale, gestita in modo che non rende giustizia né alla storia né a chi l'ha seguita fino in fondo.
PRO
- Giorgio Marchesi porta in scena un personaggio diverso dal solito detective televisivo, con una misura e un'empatia che funzionano
- Villa Borghese è un'ambientazione bellissima e ben sfruttata, con una Roma che si vede raramente nelle fiction italiane
CONTRO
- Il finale non risolve niente e si chiude con un colpo di pistola sparato da uno sconosciuto senza nome né volto, in attesa che gli ascolti decidano se ci sarà una seconda stagione
- È la terza fiction Rai consecutiva a chiudersi con lo stesso identico stratagemma, e la sensazione di presa in giro questa volta è difficile da ignorare
- Il ritmo è lento in modo che a tratti diventa stancante, soprattutto quando i casi non hanno abbastanza peso per reggere la narrazione
- Quattro episodi sono troppo pochi per sviluppare i personaggi nel modo che la storia richiederebbe


