GOAT – Sogna in grande è uno di quei film d’animazione che capisci subito dove vogliono andare a parare. C’è un protagonista piccolo e sottovalutato, uno sport dominato da avversari enormi, una squadra che inizialmente non lo vuole e un sogno che sembra troppo grande per lui. La strada è quella classica dell’underdog, già percorsa mille volte dal cinema sportivo.
Eppure il film funziona.
Non perché inventi qualcosa di completamente nuovo, ma perché ha ritmo, un’animazione molto bella e una simpatia generale che riesce a coprire parecchi dei suoi difetti. In questo periodo sta attirando molta attenzione anche su Prime Video, dove risulta tra i titoli in evidenza e in tendenza.
La Sony Pictures Animation prende una storia sportiva semplicissima e la ambienta in un mondo popolato interamente da animali antropomorfi. Il protagonista è Will Harris, una giovane capra che sogna di giocare a ruggiball, una specie di basket molto più violento, spettacolare e imprevedibile.
Il problema è evidente: Will è minuscolo.
Gli altri giocatori sono rinoceronti, cavalli, pantere e bestioni che potrebbero probabilmente usarlo come pallone durante il riscaldamento.
Ed è proprio da questo contrasto che nasce gran parte del film.
Il ruggiball è probabilmente l’idea migliore del film
La prima cosa che mi è piaciuta è lo sport inventato per la storia.
Il ruggiball prende le regole e l’immaginario del basket, poi li trasforma in qualcosa di molto più caotico. Le dimensioni degli animali contano, il contatto fisico è molto più aggressivo e i campi sono costruiti per rendere le partite spettacolari.
Dietro il progetto c’è anche Stephen Curry, che figura tra i produttori e presta la voce a uno dei personaggi. La sua presenza si sente parecchio nel modo in cui il film racconta lo sport, soprattutto nell’idea che un atleta più piccolo possa trovare un modo diverso di giocare anziché cercare di diventare fisicamente simile agli altri.
Le partite sono veloci, colorate e spesso molto divertenti.
A volte persino troppo veloci.
Ci sono sequenze in cui sullo schermo succedono talmente tante cose contemporaneamente che sembra di guardare una finale NBA dopo tre caffè e due energy drink.
Per i bambini probabilmente è un pregio.
Per un adulto può diventare leggermente stancante.
Will è un protagonista semplice, ma si fa voler bene
Will non è particolarmente originale come personaggio.
È il classico ragazzo che ha un sogno enorme, viene preso poco sul serio e deve dimostrare che il talento non si misura in centimetri.
La differenza è che è scritto con abbastanza simpatia da non risultare irritante.
Non passa il film a ripetere quanto sia speciale.
Sbaglia, esagera, si lascia trascinare dall’ego e in alcuni momenti deve capire che entrare tra i professionisti non significa automaticamente essere diventato un grande giocatore.
Ho apprezzato soprattutto il rapporto con Jett Fillmore, la pantera che Will considera praticamente una leggenda vivente.
Le parti migliori non sono necessariamente le partite. Sono spesso i momenti più tranquilli tra loro due, perché permettono alla storia di parlare anche della paura di fallire, delle aspettative e di quanto possa essere complicato incontrare il proprio idolo e scoprire che anche lui ha problemi molto normali.
Questa parte mi è sembrata più riuscita rispetto alla classica morale del “credi nei tuoi sogni”.
Il problema è che sappiamo già quasi sempre cosa succederà
Il difetto principale di GOAT – Sogna in grande è molto semplice: la trama è estremamente prevedibile.
Dopo venti minuti puoi praticamente immaginare buona parte del percorso.
Will viene sottovalutato.
Will dimostra qualcosa.
Will comincia a sentirsi importante.
Qualcosa va storto.
Arriva la lezione sull’essere se stessi.
Poi bisogna giocarsi la partita decisiva.
Non serve essere Nostradamus.
Il film segue con grande precisione quasi tutte le tappe del classico racconto sportivo sull’atleta sfavorito, e questo gli impedisce di sorprendere fino in fondo. Anche molte valutazioni critiche hanno individuato proprio nella familiarità della struttura narrativa uno dei suoi limiti maggiori, pur riconoscendo la qualità dell’animazione e l’efficacia del messaggio.
Personalmente non l’ho trovato un problema enorme.
Una storia prevedibile può funzionare benissimo se viene raccontata bene.
E GOAT nella maggior parte dei casi lo fa.
Visivamente è il suo punto di forza
Il film arriva dalla Sony Pictures Animation, e si vede.
Non siamo ai livelli di Spider-Man: Across the Spider-Verse, ma c’è chiaramente quella voglia di evitare l’animazione completamente liscia e uniforme che abbiamo visto per anni.
I colori sono accesi.
Le linee sono dinamiche.
Durante le partite cambiano prospettive, velocità e composizione dell’immagine.
La sensazione è quella di guardare qualcosa che prova continuamente a muoversi.
A volte esagera, ma preferisco un film d’animazione che esagera con le idee visive rispetto a uno che sembra assemblato in serie.
Anche il mondo di Vineland è pieno di piccoli dettagli e specie diverse utilizzate per costruire gag, differenze fisiche e caratteristiche dei giocatori.
Su questo fronte il film è decisamente riuscito.
L’umorismo non centra sempre il bersaglio
Le battute sono probabilmente la parte più incostante.
Alcune mi hanno fatto ridere.
Altre sembrano scritte con l’obiettivo molto preciso di diventare una clip di quindici secondi da condividere sui social.
Il film utilizza parecchio il linguaggio contemporaneo, la cultura online e l’idea dell’atleta trasformato in personaggio pubblico.
Ogni tanto funziona.
Altre volte si sente un po’ troppo il tentativo di parlare come parla il pubblico giovane.
È quel momento in cui un adulto cerca di utilizzare lo slang degli adolescenti e tu inizi a guardare il pavimento per l’imbarazzo.
Per fortuna GOAT non insiste sempre su questa strada.
Mi è piaciuto il messaggio sulle differenze fisiche
La morale è evidente, ma secondo me funziona.
Will non deve dimostrare di poter diventare grande come gli altri animali.
Deve capire come utilizzare il fatto di essere piccolo a proprio vantaggio.
È una differenza importante.
Il film non dice semplicemente che basta credere molto intensamente in qualcosa e magicamente ogni limite scompare.
Will non può battere un rinoceronte utilizzando la forza.
Deve essere più rapido.
Deve leggere meglio il gioco.
Deve trovare un modo diverso di stare in campo.
È un messaggio semplice, soprattutto pensato per un pubblico giovane, ma non mi è dispiaciuto.
Essere diversi non significa necessariamente partire con un difetto da correggere.
A volte significa avere caratteristiche che devono soltanto essere comprese meglio.
La parte sportiva poteva avere un po’ più di peso
Una cosa che avrei voluto vedere maggiormente è la crescita tecnica di Will.
Il film ci mostra allenamenti e difficoltà, ma spesso preferisce correre verso la gag o la successiva grande sequenza.
Mi sarebbe piaciuto capire di più come impara realmente a giocare contro avversari più grandi, quali errori corregge e cosa modifica nel proprio stile.
Nei migliori film sportivi, la partita finale funziona perché abbiamo seguito tutto il percorso che ha portato l’atleta fino a quel momento.
In GOAT questo sviluppo c’è, ma resta un po’ superficiale.
Il film preferisce l’energia alla precisione.
Non è necessariamente un difetto per il pubblico a cui si rivolge, però avrebbe dato più soddisfazione anche agli adulti.
Quindi vale la pena vedere GOAT – Sogna in grande?
Secondo me sì.
È un film d’animazione piacevole, visivamente molto riuscito e con un protagonista al quale è facile affezionarsi.
Non reinventa il cinema sportivo e non raggiunge i migliori lavori recenti della Sony Pictures Animation.
La storia è prevedibile, alcune battute sembrano inseguire un po’ troppo il pubblico giovane e la morale viene spiegata più volte del necessario.
Però non mi sono annoiato.
Le partite funzionano, il mondo degli animali è divertente e il rapporto tra Will e Jett dà alla storia qualcosa in più rispetto alla semplice sequenza di vittorie e sconfitte.
Il mio voto è quindi 7/10.
Non sarà il GOAT dei film d’animazione.
Diciamo che per entrare nella Hall of Fame deve ancora allenarsi parecchio.
Ma la partita, alla fine, la porta a casa.
La Recensione
GOAT - Sogna in grande
GOAT - Sogna in grande prende una storia sportiva molto tradizionale e la rende più divertente grazie a un mondo animale riuscito, un’animazione energica e alcune belle dinamiche tra i personaggi. La sceneggiatura è prevedibile e l’umorismo non funziona sempre, ma nel complesso resta un film piacevole e adatto anche a una visione in famiglia.
PRO
- Le partite di ruggiball sono divertenti e spettacolari
- Will è un protagonista simpatico e facile da sostenere
CONTRO
- La storia è molto prevedibile


