Nel 1990, mentre la Gran Bretagna cercava di fare la sua guerra alla droga con i mezzi che aveva, qualcuno agli uffici delle dogane ebbe un’idea che sulla carta sembrava così assurda da essere quasi geniale. Prendere un gruppo di funzionari doganali, quelli che di solito controllano le valigie all’aeroporto, dargli una formazione di base e mandarli sotto copertura nelle organizzazioni criminali che gestivano il traffico di eroina nel paese. Non poliziotti, non agenti dei servizi segreti: doganieri. Legends, la nuova serie britannica disponibile su Netflix da oggi 7 maggio, racconta come è andata, con quella miscela tipicamente britannica di serietà assoluta e consapevolezza del ridicolo che rende certe produzioni d’oltremanica diverse da tutto il resto.
La serie è scritta da Neil Forsyth, già autore di The Gold, che ha un talento preciso nel prendere capitoli dimenticati della storia britannica e trasformarli in televisione che non riesci a smettere di guardare. Sei episodi, due filoni narrativi paralleli – uno a Liverpool, uno a Londra – e una quantità di personaggi, nomi e gerarchie criminali che nelle prime due puntate richiedono una concentrazione che non sempre si ha. Questo è il primo avvertimento da fare prima che tu prenda il telecomando: Legends non è una serie da guardare distrattamente. Se perdi dieci minuti, poi ci vuole un po’ per rimettersi in pari, e nel frattempo qualcuno ha già cambiato città, alleanza e identità falsa.
Al centro di tutto c’è Don Clark, responsabile dell’operazione, interpretato da Steve Coogan con un accento del nord e una stanchezza interiore che non ha bisogno di essere spiegata perché si legge benissimo in ogni scena. Don deve mettere insieme una squadra di volontari tra i colleghi d’ufficio e convincerli a costruire delle identità false – le “legends” del titolo – per infiltrarsi nelle gang. I quattro che rispondono all’annuncio affisso nei bagni dell’ufficio non sono esattamente quello che ti aspetteresti da un team di agenti segreti, il che è esattamente il punto. Tom Burke nei panni di Guy è il più interessante del gruppo: uno che nella vita ordinaria sembra qualcuno che fa il minimo indispensabile e che sotto copertura scopre di essere molto più bravo di quanto pensasse, il che è un arco narrativo classico ma funziona perché Burke lo porta senza mai sottolinearlo troppo.
Il personaggio che ti rimane più in testa, però, è Mylonas, un informatore greco appena uscito di prigione interpretato da Gerald Kyd con una combinazione di carisma e inaffidabilità totale che lo rende la cosa più divertente in scena ogni volta che compare. È il tipo di personaggio che non puoi fidarti mai davvero, che lo sai anche tu, che lo sa anche chi lo gestisce, e che nonostante tutto aspetti con impazienza ogni volta che la storia torna su di lui perché porta un’energia che il resto della serie ha in misura più misurata.
L’unica cosa che non convince fino in fondo è il villain principale, Declan Carter, un boss della droga di Liverpool che la sceneggiatura ha costruito più come figura di contorno che come personaggio vero. Nella seconda metà della stagione, quando la storia gli chiede di reggere il peso di una guerra tra gang, si sente la mancanza di qualcosa che non è stato costruito abbastanza nelle puntate precedenti. Non è un errore che rovina la serie, ma si nota, soprattutto perché tutto il resto è scritto con una cura che fa capire quanto Forsyth sappia quello che sta facendo.
La ricostruzione degli anni Novanta è un altro punto di forza: non la nostalgia patinata di certe produzioni ambientate nel passato, ma qualcosa di più vissuto, con una colonna sonora che usa i Depeche Mode esattamente nel momento in cui servono e un senso dell’ambiente – i pub di Liverpool, i caffè turchi di Green Lanes – che dà alla storia una concretezza geografica rara.
Sei episodi, ritmo alto, trama densa. Se hai la pazienza di starle dietro, Legends è probabilmente il miglior crime drama che Netflix ha fatto uscire nel 2026.
La Recensione
Legends
Steve Coogan, Tom Burke e un cast di qualità raccontano un'operazione così assurda nelle premesse da sembrare inventata, con una scrittura che bilancia tensione e consapevolezza del ridicolo senza mai perdere di vista nessuna delle due. La trama è densa e richiede attenzione, il villain principale è un po' sottosviluppato, ma Gerald Kyd come informatore greco vale da solo metà degli episodi. Giudizio: il crime drama da non perdere questo maggio.
PRO
- La storia vera da cui è tratta è talmente assurda nelle premesse da rendere tutto più avvincente del solito
- Steve Coogan fa un lavoro preciso e misurato, lontano dai suoi ruoli comici, e si vede quanto ci abbia lavorato
CONTRO
- La trama è densa, i personaggi sono tanti e le prime due puntate richiedono una concentrazione che non sempre si ha: non è una serie da guardare con mezza testa altrove



C’e qualche piccolo particolare sbagliato
Ho visto solo la prima puntata e per esempio il Motorola Star tac che viene dato in uso ancora non esisteva, sarebbe uscito solo nel 96…
beh si però anche i grandi sbagliano 🙂 questi errori purtroppo capitano a tutti, pure a Nolan