Ho guardato L’uomo dei sussurri con la curiosità di rivedere Robert De Niro in un ruolo da detective, e per buona parte della visione il film ripaga questa curiosità. La regia è di James Ashcroft, che in precedenza aveva diretto lo splendido The Rule of Jenny Pen, e la storia arriva dal romanzo bestseller di Alex North del 2019. Al centro c’è Tom Kennedy, interpretato da Adam Scott, uno scrittore di gialli rimasto vedovo che si trasferisce con il figlio Jake nella cittadina di Featherbank per ricominciare una nuova vita. Quando Jake scompare, Tom è costretto a chiedere aiuto al padre Pete, un ex detective interpretato da De Niro, con cui non parla da anni e che proprio a Featherbank aveva arrestato, tempo prima, un serial killer conosciuto come l’Uomo dei sussurri.
La parte migliore del film è proprio questa fase investigativa. Ashcroft costruisce bene la tensione, gioca con una filastrocca infantile legata al killer e lascia lo spettatore nel dubbio su chi si nasconda davvero dietro il nuovo rapimento. Michelle Monaghan interpreta la detective Amanda Beck, e il suo personaggio si affianca bene a quello di De Niro, restituendo un buon equilibrio tra il poliziesco classico e il dramma familiare. Anche il rapporto tra Tom e suo padre trova spazio nella storia, e sia Scott che De Niro riescono a dare peso a questi momenti senza scadere nel sentimentalismo.
Il problema arriva proprio quando il mistero si scioglie. Nel momento in cui l’identità del colpevole viene rivelata, il film perde gran parte della tensione costruita fino a quel punto e imbocca una strada molto più prevedibile, con un finale che segue schemi già visti in decine di thriller simili. È un peccato, perché fino a quel momento L’uomo dei sussurri aveva dimostrato di saper reggere il confronto con altri thriller sui serial killer, un genere che al cinema si vede sempre più raramente rispetto alla televisione.
Sul fronte interpretativo, De Niro convince ma senza spingersi oltre. Il suo personaggio parla poco e si muove con calma, e proprio questa sobrietà gli basta per reggere il film anche nei momenti in cui la sceneggiatura si fa più debole. È però lontano dall’intensità mostrata in ruoli recenti come quello di Killers of the Flower Moon, praticamente l’attore sembra muoversi con il pilota automatico. Chi ama davvero Robert potrebbe restare con la sensazione di un’occasione parzialmente sprecata, anche se la sua sola presenza basta a dare peso a ogni scena in cui compare.
Il resto del cast fa un buon lavoro con quello che ha a disposizione. Michael Keaton compare in un ruolo tenuto segreto dalla produzione fino all’uscita del film, e le sue scene in carcere con De Niro sono tra le più intense di tutta la pellicola. Il giovane Acston Luca Porto, nei panni di Jake, convince nel ruolo del bambino spaventato senza mai scadere nella macchietta.
Il verdetto
L’uomo dei sussurri è un thriller Netflix ben confezionato, capace di reggere la tensione per gran parte della sua durata grazie a un buon cast e a una regia attenta all’atmosfera. Il finale però abbandona la strada più originale imboccata all’inizio per rifugiarsi in soluzioni già viste, e questo impedisce al film di lasciare davvero il segno.
Tu l’hai già visto, o Robert De Niro basta comunque a convincerti a dargli una possibilità?
La Recensione
L'uomo dei sussurri
L'uomo dei sussurri è un thriller Netflix ben confezionato, capace di reggere la tensione per gran parte della sua durata grazie a un buon cast e a una regia attenta all'atmosfera. Il finale però abbandona la strada più originale imboccata all'inizio per rifugiarsi in soluzioni già viste, e questo impedisce al film di lasciare davvero il segno.
PRO
- Robert De Niro porta autorità e credibilità al suo personaggio
- La prima parte del film costruisce una tensione solida e ben calibrata
CONTRO
- Il finale diventa prevedibile una volta svelata l'identità del colpevole
- La sceneggiatura tocca il tema del trauma familiare senza approfondirlo davvero


