C’è un momento preciso in cui una serie televisiva smette di raccontare qualcosa e inizia semplicemente a esistere per inerzia. Mare Fuori quel momento lo ha superato da un po’, ma con la sesta stagione è diventato impossibile non vederlo. Quello che era partito come uno dei prodotti televisivi italiani più freschi e sorprendenti degli ultimi anni si è trasformato in qualcosa di stanco, prevedibile e – la parola più crudele di tutte – irrilevante.
I primi anni di Mare Fuori avevano qualcosa di autentico. L’ambientazione nell’istituto penale minorile di Napoli, i personaggi costruiti con cura, le storie che mescolavano degrado e speranza senza mai scivolare nel buonismo – tutto questo aveva convinto milioni di italiani a seguire la serie con un affetto genuino. Poi è arrivato il successo su Netflix, l’esplosione sui social, la colonna sonora diventata tormentone. E con il successo è arrivata la trappola in cui cadono quasi tutte le serie che funzionano troppo bene: andare avanti a tutti i costi, anche quando la storia non ha più niente da dire.
La sesta stagione riparte dagli strascichi della quinta senza fare un solo passo avanti degno di nota. I primi episodi disponibili su RaiPlay sembrano più un’appendice di quello che abbiamo già visto che l’inizio di qualcosa di nuovo. Chi ha cercato di uccidere Rosa Ricci? È praticamente l’unica vera domanda che la stagione porta con sé, e anche quella arriva come una risposta che avevamo già immaginato. Non c’è nessun colpo di scena, nessun personaggio nuovo che lascia il segno, nessuna direzione narrativa che faccia venire voglia di vedere l’episodio successivo.
Il problema più grave è che le dinamiche tra i personaggi sono diventate forzate e difficili da credere. Quello che nelle prime stagioni sembrava naturale – i legami che si formano dentro quelle mura, i conflitti, le ricadute – adesso sembra costruito a tavolino per allungare il brodo. Le trame si ripetono con variazioni minime, i personaggi fanno le stesse cose che hanno già fatto, e lo spettatore che ha seguito la serie dall’inizio ha la spiacevole sensazione di guardare qualcosa che conosce già.
Sul versante del cast, la situazione non migliora. Mare Fuori ha perso per strada molti dei suoi volti più amati nel corso delle stagioni, e ogni addio ha lasciato un vuoto difficile da riempire. I nuovi personaggi introdotti non hanno ancora avuto lo spazio né il tempo per costruire un legame con chi guarda, e il risultato è una serie che sembra abitata da estranei rispetto a quella che si era imparata ad amare.
Non è un caso che la messa in onda su Rai 2, inizialmente prevista per l’11 marzo, sia stata spostata al 22 aprile. Un segnale che qualcosa non va, e che probabilmente anche chi produce la serie lo sa. I numeri sui social lo confermano: dove prima ogni episodio scatenava reazioni, discussioni, meme, adesso il silenzio è quasi assordante. Il pubblico giovane che aveva fatto di Mare Fuori un fenomeno generazionale si è distratto, e recuperare quella attenzione con una stagione come questa è praticamente impossibile.
Dispiace dirlo, perché l’affetto per i personaggi storici è ancora lì, da qualche parte. Ma l’affetto non basta a fare una buona televisione. Mare Fuori avrebbe avuto bisogno di fermarsi prima, di chiudere la storia con dignità invece di tirarla avanti stagione dopo stagione fino a svuotarla di ogni senso. La sesta stagione non è la peggiore serie italiana dell’anno, ma è qualcosa di forse più triste: è la prova che una storia bella, raccontata troppo a lungo, finisce per non emozionare più nessuno.
Voto: 4,5/10
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