Al cinema – e precisamente il 22 gennaio 2026 – è arrivato Marty Supreme, il nuovo film di Josh Safdie con Timothée Chalamet protagonista. Safdie, che in passato ha diretto insieme al fratello Uncut Gems, torna da solo con una storia ambientata negli anni Cinquanta ma raccontata con un linguaggio visivo che ricorda gli anni Settanta e una colonna sonora degli anni Ottanta. Questa confusione temporale è voluta e serve a mettere lo spettatore nei panni di un personaggio che non si sente mai al posto giusto, come se fosse stato buttato fuori dal suo tempo.
Timothée Chalamet interpreta Marty Mauser, un campione di ping pong che a malapena riesce a sbarcare il lunario lavorando in un negozio di scarpe a New York. Lì dorme con Rachel, una vecchia amica e vicina di casa interpretata da Odessa A’zion. Lei è sposata con Ira, un tipo violento, ma è chiaramente innamorata di Marty che ha un fascino irresistibile.
Dopo una sorta di prologo, Marty parte per un campionato di ping pong dove cerca di vivere alla grande. Si fa dare una camera al Ritz e prova a scaricare il conto sugli organizzatori dell’evento. Nella hall dell’hotel vede Kay Stone, un’ex stella del cinema interpretata da Gwyneth Paltrow, e resta immediatamente affascinato dal suo potere di star anche se ormai sbiadito.
Un uomo che pensa di valere più di tutti
Marty riesce a entrare nella vita di Kay solo grazie alla sua sfrontatezza. Dorme con lei mentre cerca di fare affari con suo marito Milton, interpretato da Kevin O’Leary famoso per il programma Shark Tank. Quando perde il campionato e diventa una barzelletta in Giappone come “l’Americano Sconfitto”, torna a New York pieno di debiti. Deve ricostruire il suo ego e la sua reputazione a qualsiasi costo. E poi scopre che Rachel è incinta.
Safdie riempie il film di facce familiari inaspettate pensate per provocare una reazione. Non è proprio un casting fatto solo per stupire ma Safdie sa benissimo chi è Kevin O’Leary e questo rende le sue decisioni d’affari nel film un altro elemento straniante. New York è piena di personaggi famosi dalla Bernhard a Fran Drescher fino al regista Abel Ferrara. Tyler Okonma, conosciuto come Tyler The Creator, è eccellente nelle poche scene in cui appare come complice di Marty nei suoi imbrogli. Penn Jillette è quasi irriconoscibile verso la fine del film.
Il film ovviamente appartiene a Chalamet che cattura perfettamente il tipo di uomo che pensa che la sicurezza in se stessi sia una moneta. Non solo rifiuta di accettare un no come risposta ma non si ferma mai a pensare prima di parlare. Spesso chiude porte che altri stanno cercando di aprire per lui solo perché parla troppo. Offre una performance che ricorda Al Pacino degli anni Settanta interpretando il tipo che è allo stesso tempo la persona più affascinante e più irritante nella stanza.
Un’America aggressiva che nasce
Seguendo il dislocamento temporale di cui parlavo prima, è come se Marty fosse uno squalo degli anni Ottanta bloccato negli anni Cinquanta. E se Jordan Belfort fosse nato una generazione troppo presto? Per Marty settant’anni fa c’era il ping pong, oggi probabilmente ci sarebbero i Bitcoin.
È un’idea che funziona anche nella narrazione. Safdie e il co-sceneggiatore Ronald Bronstein stanno quasi raccontando la storia delle origini non solo del business americano ma del modo in cui la sfrontatezza tossica è diventata parte della reputazione americana nel mondo. All’inizio Marty rifiuta di fare il giro degli spettacoli di ping pong che si tengono durante l’intervallo dei match degli Harlem Globetrotters ma alla fine cede. A volte devi giocare a ping pong con una foca per andare avanti. Potrebbe essere solo un prodigio del ping pong ma è anche la visione dell’uomo d’affari americano aggressivo, uno che parla veloce e non si accontenta di dominare il suo angolo di mondo ma vuole l’intero pianeta. E farà qualsiasi cosa per sconfiggere i suoi nemici internazionali.
Due ottime performance di supporto bilanciano Chalamet. Odessa A’zion poteva scomparire nel ruolo della fidanzata fedele ma invece dà a Rachel una sua sicurezza personale, quella che viene dal conoscere qualcuno come Marty da così tanto tempo da vedere attraverso la sua recita e sapere come aiutarlo a diventare la versione migliore di se stesso. Gwyneth Paltrow evita il cliché della star in declino trovando con sottigliezza la verità di una donna che ha bisogno di essere amata, che sia da una folla la sera della prima o dal giocatore di ping pong che la sommerge di attenzioni. Ha un momento bellissimo che le attraversa il viso quando sente gli spettatori a teatro reagire al suo ingresso.
Un film che funziona nei dettagli
Marty Supreme non funzionerebbe senza due collaboratori chiave: Darius Khondji e Daniel Lopatin. Il leggendario direttore della fotografia di film come Seven e The Immigrant dà a Marty un linguaggio visivo nervoso e sudato come se la macchina stessa facesse fatica a stare dietro al protagonista. Il montaggio serrato di Safdie e Bronstein rinforza questa sensazione. La colonna sonora pulsante di Lopatin insieme alle canzoni scelte diventa un personaggio a sé stante.
Una sintesi riduttiva di Marty Supreme sarebbe “Uncut Gems con il ping pong”. I due film condividono un linguaggio cinematografico pensato per scuotere gli spettatori. Ma questo film non è una semplice eco della precedente collaborazione di Safdie con suo fratello. È diverso da qualsiasi cosa uscita quest’anno, uno studio avvincente su un uomo che ci crede davvero quando dice “Io ho uno scopo. Tu no. E se pensi che sia una benedizione, non lo è”.
Marty Supreme è la storia di un uomo schiacciato da quanto pensa di dover essere grande. Molto americano come concetto.
E tu, hai già visto Marty Supreme al cinema? Cosa ne pensi di Timothée Chalamet in questo ruolo così diverso dai suoi soliti personaggi romantici? Ti piacciono i film che raccontano storie di uomini ambiziosi e autodistruttivi? Scrivilo nei commenti!
La Recensione
Marty Supreme
Marty Supreme è il nuovo film di Josh Safdie con Timothée Chalamet nella miglior performance della sua carriera come campione di ping pong ambizioso. Il film confonde volutamente lo spettatore mescolando epoche diverse e racconta la nascita della sfrontatezza tossica americana. Gwyneth Paltrow e Odessa A'zion offrono ottime performance di supporto. La fotografia nervosa di Khondji e la colonna sonora di Lopatin creano un'esperienza unica. È diverso da qualsiasi cosa uscita quest'anno e merita assolutamente la visione al cinema.
PRO
- Timothée Chalamet offre la miglior performance della sua carriera interpretando un uomo affascinante e irritante allo stesso tempo che ricorda Al Pacino degli anni Settanta
- Josh Safdie crea un linguaggio visivo unico mescolando volutamente anni Cinquanta Settanta e Ottanta per disorientare lo spettatore e metterlo nei panni del protagonista
- La fotografia di Darius Khondji è nervosa e sudaticcia come se la macchina facesse fatica a stare dietro al protagonista creando un'esperienza visiva potente
CONTRO
- Il dislocamento temporale può confondere perché il film è ambientato negli anni Cinquanta ma filmato come gli anni Settanta con musica degli anni Ottanta


