Quando nel 2022 Peaky Blinders ha chiuso la sua sesta stagione, molti fan avevano la sensazione che quella non fosse una vera fine. Mancava qualcosa. Mancava un addio degno di Tommy Shelby. E adesso, con Peaky Blinders: The Immortal Man, disponibile su Netflix, quell’addio è arrivato – ed è stato fatto nel modo giusto.
Il film si apre nel 1940, durante la Seconda Guerra Mondiale, con il bombardamento tedesco della fabbrica di armi di Birmingham. È una sequenza d’apertura potente, girata con una cura visiva che si vede raramente: riprese in movimento, musica a tutto volume, momenti di umanità subito spazzati via dalla distruzione. Già nei primi minuti è chiaro che Steven Knight, il creatore della serie, e il regista Tom Harper hanno voluto fare le cose in grande per questa ultima corsa.
La storia parte da lì. I nazisti, con l’aiuto del traditore britannico John Beckett – interpretato da un freddo e inquietante Tim Roth – hanno un piano per affossare l’economia inglese inondandola di banconote false. E per mettere in piedi questa operazione cercano alleati locali, qualcuno che conosca Birmingham e non abbia troppi scrupoli. Il nome che viene fuori è quello di Erasmus “Duke” Shelby, il figlio di Tommy, interpretato da Barry Keoghan.
Tommy, nel frattempo, vive da recluso. Si è ritirato dalla vita, si aggira tra le tombe dei suoi cari, scrive le sue memorie, e dice a se stesso di essere finito. “Che re ero”, mormora con amarezza. È un uomo consumato dal senso di colpa, dalla vergogna, dal dolore per tutto quello che ha perso nel corso degli anni. Cillian Murphy lo interpreta con una intensità silenziosa che fa male guardare – ogni sguardo, ogni pausa, ogni momento di esitazione racconta un uomo che porta un peso enorme sulle spalle e non sa più se ha ancora la forza di sollevarlo.
Il vero motore del film è però il rapporto tra Tommy e Duke. Keoghan è una scelta perfetta per questo ruolo: ha la stessa imprevedibilità fredda di Murphy, lo stesso sguardo capace di dire tutto senza aprire bocca. Duke vuole superare il padre, vuole dimostrare di essere più grande, più spietato, più potente. E proprio per farlo finisce per fare scelte che Tommy non avrebbe mai approvato. Vederli scontrarsi – anche fisicamente, in una scena nel fango circondata dai maiali che è puro Peaky Blinders – è uno dei momenti più belli dell’intero film.
Accanto a loro torna Sophie Rundle nei panni di Ada Thorne, la sorella di Tommy, che guarda con dolore le scelte di Duke e prova a fare da argine. E torna anche Stephen Graham nei panni di Hayden Stagg, presenza solida e benvenuta per tutti i fan della serie. C’è anche Rebecca Ferguson, che il film usa in modo sorprendente – sorpresa che è meglio non svelare.
Una cosa va detta chiaramente: questo film non è adatto a chi non ha mai visto Peaky Blinders. Ci sono morti, assenze, riferimenti a eventi delle stagioni precedenti che presuppongono una conoscenza della serie. Chi arriva da zero può seguire la trama principale, ma perderà gran parte del peso emotivo di certe scene. Chi invece ha seguito Tommy Shelby fin dall’inizio troverà in questo film esattamente quello che cercava.
Dal punto di vista visivo, il film è magnifico. I direttori della fotografia George Steel e Ben Wilson lavorano con la luce e l’ombra in modo che ricorda i quadri fiamminghi – Tommy è sempre inquadrato in modo da sembrare sia potente che distrutto allo stesso tempo. E la colonna sonora, con Nick Cave, i Fontaines D.C. e i mclusky, porta avanti la tradizione musicale della serie con grande coerenza.
Il finale, con Tommy che attraversa Birmingham a cavallo proprio come faceva nel primissimo episodio della serie, è un cerchio che si chiude con eleganza. “Ricorderò tutto e non dimenticherò niente”, dice. Ed è difficile non sentire quella frase come un saluto anche da parte di Murphy al personaggio che lo ha reso famoso in tutto il mondo.
Peaky Blinders: The Immortal Man non è un film perfetto – il ritmo nella parte centrale rallenta un po’ troppo e alcune sottotrame vengono chiuse in fretta – ma è un finale onesto, emozionante e rispettoso di tutto quello che la serie ha costruito in dodici anni. Per i fan, è tutto quello che si poteva chiedere.
La Recensione
Peaky Blinders: The Immortal Man
Un addio potente e commovente alla famiglia Shelby. Cillian Murphy e Barry Keoghan insieme valgono da soli il prezzo dell'abbonamento, e la regia di Tom Harper dà al film un respiro cinematografico vero. Qualche calo di ritmo nel mezzo, ma il finale ripaga ogni attesa.
PRO
- Cillian Murphy dà il meglio di sé in ogni singola scena
- Barry Keoghan è perfetto come figlio di Tommy Shelby
- La regia e la fotografia sono di altissimo livello
- Il finale chiude la storia con un cerchio narrativo bellissimo
CONTRO
- Senza aver visto la serie, si perde gran parte dell'impatto emotivo


