La Rai ha un talento speciale che poche emittenti al mondo possono vantare: prendere un’ambientazione meravigliosa, un’idea di partenza che sulla carta funzionerebbe, un cast che non ha colpe particolari, e trasformare il tutto in qualcosa che guardi con la stessa energia con cui aspetti che finisca di caricare una pagina con la connessione lenta. Roberta Valente – Notaio in Sorrento, andata in onda su Rai 1 dal 12 aprile al 10 maggio 2026, è esattamente questo tipo di prodotto, e il fatto che abbia fatto ascolti discreti non cambia il giudizio, cambia solo la mia opinione sull’utilità dei teleroomates della domenica sera.
La storia è quella di Roberta Valente, giovane notaia brillante e piena di traumi infantili che torna a Sorrento dopo aver vinto il concorso notarile, deve sposare Stefano, il fidanzato storico, e nel mezzo risolvere casi professionali particolari mentre i fantasmi del passato bussano alla sua porta. L’idea, scritta così, ha una sua logica: donna in carriera, ambientazione suggestiva, casi di lavoro come pretesto narrativo, vita personale complicata. Sulla carta ci siamo. Il problema è che passare dalla carta allo schermo ha prodotto qualcosa che assomiglia più a una cartolina promozionale di Sorrento che a una fiction degna di questo nome, con Sorrento ridotta a panorami mozzafiato in sottofondo e niente di più, come se qualcuno avesse dimenticato di dirle di partecipare alla storia.
Roberta, la protagonista, è costruita intorno all’ansia da controllo nata da un trauma infantile, il che sulla carta è un punto di partenza interessante per un personaggio. In pratica risulta così statica e poco incisiva da non riuscire mai a diventare il motore emotivo della storia, e per cinque episodi ti ritrovi a seguirla più per inerzia che per vero coinvolgimento. Maria Vera Ratti fa quello che può, e quello che può è già abbastanza, ma la sceneggiatura non la aiuta in nessun momento davvero decisivo. Il fidanzato Stefano non va molto meglio: c’è qualcosa di profondamente scoraggiante nel guardare un personaggio maschile passare cinque episodi a fare quella faccia di chi non sa bene se essere lì o altrove.
I casi notarili che dovrebbero dare ritmo alla storia sono gradevoli il tempo di una scena e poi spariscono senza lasciare traccia, come quegli antipasti dei matrimoni che sembrano promettenti e poi dimentichi nel giro di dieci minuti perché è arrivato il primo. I cliché si accumulano con una generosità che sfiora la collezione: il Sud tutto sole e mandolini, la donna in carriera che deve scegliere tra lavoro e vita privata, l’uomo incerto, la migliore amica esuberante e un po’ sconclusionata che serve principalmente a fare quello che il personaggio principale non riesce a fare da sola, cioè avere una reazione emotiva comprensibile.
E poi c’è il finale. Il finale di Roberta Valente – Notaio in Sorrento merita un discorso a parte, non perché sia sorprendente nel senso buono del termine, ma perché riesce nell’impresa di non risolvere praticamente niente, lasciando tutto in sospeso con quella leggerezza che di solito si riserva ai cliffhanger delle serie americane con dodici stagioni e un contratto blindato. Qui invece sembra più una storia che si è interrotta perché a qualcuno era finito il tempo, con situazioni ambigue rimaste tali, personaggi che non hanno completato il loro arco narrativo e la sensazione di aver seguito cinque domeniche di televisione per arrivare a un punto in cui fondamentalmente non è cambiato quasi niente di rilevante. La Rai, per rendere le cose ancora più piacevoli, aveva deciso di spezzare il finale in due serate separate da quaranta minuti l’una, il che ha trasformato l’attesa in una piccola prova di resistenza per il pubblico più fedele.
Sorrento, almeno, è sempre Sorrento.
La Recensione
Roberta Valente – Notaio in Sorrento
La serie spreca un'idea di partenza che aveva il suo potenziale tra una protagonista troppo statica, un'ambientazione meravigliosa usata come sfondo, cliché narrativi a volontà e un finale che ha lasciato tutti con il nodo in gola, ma non nel senso commovente del termine. Giudizio: Sorrento è bellissima, tutto il resto si dimentica prima dei titoli di coda.
PRO
- Maria Vera Ratti è brava e fa quello che può con quello che la sceneggiatura le dà, che non è moltissimo
CONTRO
- I cliché si accumulano episodio dopo episodio con una generosità che dopo un po' stanca
- Il finale non risolve quasi niente e lascia tutto in sospeso in un modo che sembra meno un colpo di stile e più una storia che si è fermata prima di finire


