Ci sono serie che non ti chiedono niente di particolare. Non devi stare attento ai dettagli, non devi ricordare i nomi di venti personaggi, non devi capire le dinamiche politiche di un paese immaginario. Puoi guardarle con mezza testa altrove, ridere nei momenti giusti e arrivare alla fine dell’episodio senza quella sensazione di vuoto che certi prodotti Netflix ti lasciano addosso come un profumo che non ti piace. Running Point rientra in questa categoria, e la seconda stagione non cambia le regole del gioco, le applica con più sicurezza di prima.
La premessa, per chi non avesse visto la prima stagione, è semplice: Isla Gordon gestisce i Los Angeles Waves, squadra di basket professionistica di una lega immaginaria che esiste in un universo parallelo in cui i Lakers si chiamano in modo diverso e nessuno fa domande. Intorno a lei ci sono i fratelli, nessuno dei quali sembra particolarmente attrezzato per gestire una squadra sportiva di alto livello, e una serie di crisi che si accumulano con la precisione di chi ha studiato come tenere alta l’attenzione dello spettatore senza mai davvero lasciarlo col fiato sospeso.
La seconda stagione parte da dove aveva lasciato la prima, con i Waves che devono costruire qualcosa di concreto dopo una finale persa all’ultimo, e Isla che deve fare i conti con un nuovo allenatore burbero e vecchio stampo interpretato da Ray Romano, il quale fa Ray Romano con una competenza che dovrebbe essere banale e invece è sempre piacevole da guardare. Il vero colpo di scena arriva con il ritorno di Cam Gordon, il fratello maggiore uscito dalla riabilitazione con la faccia di chi ha imparato la lezione e l’atteggiamento di chi non ne ha imparata nemmeno mezza. Justin Theroux lo interpreta con quel tipo di simpatia irritante che ti fa venire voglia di mandarlo via da ogni scena e allo stesso tempo aspettare la successiva in cui compare.
Kate Hudson è il motore di Running Point 2, e lo fa con quella disinvoltura che è il suo marchio da fabbrica: Isla è egocentrica, contraddittoria, capace di prendere le decisioni peggiori nel momento peggiore, e nonostante tutto continui a tifare per lei perché Hudson riesce a renderla umana anche quando si comporta in modo difficilmente difendibile. La scrittura la serve bene, con battute che arrivano nei punti giusti e dialoghi che non si prendono mai troppo sul serio.
Il problema, se vogliamo trovarne uno, è che la serie a volte si riempie di sottotrame e ospiti speciali fino al punto in cui i personaggi secondari più interessanti spariscono per episodi interi per fare spazio a qualcuno che è lì principalmente per far dire al pubblico “oh, guarda chi c’è.” Brenda Song nel ruolo della migliore amica merita più spazio di quello che le viene concesso, così come alcuni dei fratelli che nella prima stagione avevano trovato un loro equilibrio e qui vengono un po’ sacrificati sull’altare delle guest star.
Le scene di basket, tra l’altro, sono girate con una credibilità sportiva abbastanza approssimativa, ma a questo punto sembra quasi una scelta consapevole: Running Point non è una serie sul basket, è una serie su persone che litigano intorno a una squadra di basket, e da questo punto di vista funziona benissimo.
La Recensione
Running Point 2
Running Point torna su Netflix con una seconda stagione che non stravolge niente e non ne aveva bisogno. Kate Hudson è ancora il centro di tutto, Justin Theroux come villain è una delle aggiunte migliori della stagione, e Ray Romano fa Ray Romano in modo impeccabile. La serie funziona come commedia leggera ambientata nel mondo dello sport, con una scrittura che garantisce risate costanti senza mai alzare troppo l'asticella. Qualche sottotrama di troppo e qualche ospite speciale che ruba spazio ai personaggi più interessanti, ma nel complesso è una visione piacevole che non ti chiede niente di particolare. Giudizio: ideale per una serata in cui vuoi ridere senza impegnarti troppo.
PRO
- Kate Hudson è in forma e il personaggio di Isla Gordon è scritto con abbastanza difetti da risultare simpatico nonostante tutto
- Justin Theroux come fratello maggiore appena uscito dalla riabilitazione è la new entry più riuscita della stagione
- Ray Romano fa quello che sa fare meglio e lo fa con una naturalezza che in certi momenti si porta via le scene più affollate
CONTRO
- Se ti aspetti una serie sul basket con scene sportive credibili, Running Point non è il posto giusto dove cercarlo
- I personaggi secondari più interessanti vengono sacrificati spesso per fare spazio a ospiti speciali che compaiono per un episodio e spariscono


