The Rush – Corsa contro il tempo non inventa praticamente nulla, ma per un film del genere non è necessariamente un problema. Ci sono un ex Navy SEAL tormentato dal passato, un organo da consegnare entro poche ore, una bambina che aspetta quel trapianto e un gruppo di criminali disposto a fare qualsiasi cosa pur di impossessarsene. La trama sta comodamente in poche righe. La buona notizia è che il film lo sa e non perde tempo a fingere di essere qualcosa di più complicato.
Alan Ritchson interpreta Hank Malone, un uomo che lavora come corriere dopo aver lasciato la vita militare. Ha smesso di bere da un anno, il rapporto con l’ex moglie è difficile e soprattutto continua a portarsi dietro il dolore per la morte della figlia.
Sono elementi abbastanza prevedibili per costruire il classico protagonista action che ha bisogno di riscattarsi, e infatti la sceneggiatura non sorprende molto da questo punto di vista.
Poi arriva l’incarico che trasforma una normale giornata di lavoro in un inferno.
Hank deve recuperare all’aeroporto un contenitore medico e consegnarlo in ospedale. Dentro c’è un fegato destinato a una bambina di sette anni con un raro gruppo sanguigno. L’organo può salvarle la vita, ma il tempo a disposizione è limitato.
Ad accompagnarlo c’è Ben, interpretato da Owen Wilson, il corriere medico incaricato di non perdere mai di vista il contenitore.
E fortunatamente c’è lui.
Perché la parte più riuscita del film è proprio il rapporto tra Hank e Ben.
Ritchson ha il fisico, lo sguardo cupo e l’aria di uno che potrebbe abbattere una porta semplicemente appoggiandoci una mano. Wilson entra invece continuamente nelle situazioni con quella sua espressione leggermente spaesata e un modo di parlare che alleggerisce anche le scene più tese.
Insieme funzionano molto meglio di quanto mi aspettassi.
Il film capisce presto che non deve soltanto mostrarci Hank mentre prende a pugni qualcuno. Ben cerca continuamente di farlo parlare, gli fa domande, scherza nei momenti meno opportuni e poco alla volta riesce a far emergere qualcosa dell’uomo nascosto dietro il classico protagonista muscoloso.
Non aspettatevi dialoghi memorabili o un rapporto complesso come quello delle migliori buddy comedy.
Però c’è simpatia.
E soprattutto c’è ritmo.
Dopo i primi minuti, The Rush diventa praticamente una lunga corsa attraverso Brisbane. Il cartello guidato da Damien, interpretato da Rodrigo Santoro, vuole mettere le mani sull’organo e da quel momento arrivano inseguimenti, incidenti, sparatorie, coltelli, esplosioni e una quantità notevole di persone che prendono colpi in faccia.
La logica, ogni tanto, sarebbe meglio lasciarla riposare.
Bisogna accettare che praticamente ogni ostacolo possibile compaia proprio durante quelle tre ore e che Hank riesca a sopravvivere a situazioni che manderebbero chiunque altro direttamente in ospedale, possibilmente nello stesso reparto verso cui sta cercando di portare il fegato.
Ma questo fa parte del gioco.
Il problema più evidente riguarda invece il montaggio delle scene d’azione.
Scott Waugh sa costruire movimento e inseguimenti, ma alcune sequenze sono tagliate in maniera troppo rapida. Si percepisce quasi la volontà di rendere la violenza meno esplicita, e in certi momenti un combattimento che dovrebbe essere brutale diventa una serie di inquadrature velocissime.
Non rovina il film, però gli toglie un po’ di peso.
Anche la parte emotiva è piuttosto insistita.
Il collegamento tra la bambina che aspetta il trapianto e la figlia persa da Hank è evidente praticamente dal momento in cui scopriamo il suo passato. Non serve essere Sherlock Holmes per capire che quella consegna diventerà per lui qualcosa di molto più personale di un semplice lavoro.
La sceneggiatura spinge parecchio sull’idea del riscatto.
A volte troppo.
Avrei preferito che si fidasse maggiormente di Ritchson, perché l’attore riesce a comunicare il dolore del personaggio anche senza bisogno di ricordarcelo continuamente.
E infatti Ritchson è probabilmente la sorpresa migliore del film.
Fisicamente è perfetto per questo tipo di cinema, ma ormai è evidente che sa funzionare anche nei momenti in cui non deve picchiare nessuno. Ha una presenza naturale e riesce a rendere Hank abbastanza umano da non sembrare semplicemente un’altra versione di Jack Reacher.
Owen Wilson fa invece quello che gli riesce bene: rende il film più leggero senza trasformarlo in una parodia.
È la loro chimica a impedire che The Rush diventi uno dei tanti action che dimentichiamo dieci minuti dopo i titoli di coda.
Non è un grande film d’azione.
Non ha una trama particolarmente originale.
Il cattivo non rimarrà nella storia del cinema e il percorso di redenzione di Hank è molto prevedibile.
Però dura poco più di un’ora e mezza, parte subito e continua a muoversi fino alla fine.
A volte basta questo.
Se cercate un action semplice, rumoroso e con due protagonisti che stanno bene insieme, The Rush – Corsa contro il tempo fa il proprio lavoro senza chiedervi troppa pazienza.
La Recensione
The Rush - Corsa contro il tempo
The Rush - Corsa contro il tempo è un action vecchia maniera costruito su una trama semplicissima, ma Ritchson e Wilson gli danno più personalità del previsto. La parte emotiva forza un po’ la mano e alcune scene d’azione potevano essere montate meglio, però il film intrattiene per tutta la sua breve durata.
PRO
- Alan Ritchson e Owen Wilson funzionano molto bene insieme.
- Il film entra rapidamente nell’azione e rallenta pochissimo.
CONTRO
- La trama è estremamente prevedibile.
- Il percorso di redenzione di Hank è costruito con elementi già visti molte volte.


