Quando una serie televisiva finisce al centro di uno scandalo ancora prima di andare in onda, la curiosità del pubblico sale alle stelle. Traqués – La caccia, il thriller francese disponibile su Apple TV+, aveva fatto parlare di sé per le accuse di plagio ricevute pochi giorni prima del debutto previsto a dicembre: la produzione era stata accusata di aver copiato elementi importanti dal romanzo Shoot dello scrittore americano Douglas Fairbairn, pubblicato nel 1973. Le accuse erano evidentemente fondate, perché la serie è tornata sullo schermo con una dicitura in ogni episodio che la identifica come adattamento di quel libro. Questione chiusa, almeno sulla carta. Il problema è che quello che rimane sullo schermo non vale granché.
La storia parte da una premessa che ha tutto per funzionare. Un gruppo di amici si ritrova nel bosco per un fine settimana di caccia, come fanno spesso. C’è Franck, il leader del gruppo, quello con più armi e più sicurezza di sé. Con lui ci sono Xavier, Simon e Gilles, quattro uomini che si conoscono da una vita. A un certo punto, in mezzo ai boschi, qualcuno spara contro di loro senza alcun motivo apparente. Simon rimane ferito, il gruppo risponde al fuoco e uno degli sconosciuti viene colpito. Da quel momento Franck decide di non andare dalla polizia, e questa scelta trascina tutti e quattro in una spirale di paranoia, bugie e paura che va avanti per sei episodi.
Il problema è che questi sei episodi sembrano molto più lunghi di quanto siano. Il ritmo è lentissimo, e non in quel modo che tiene in tensione e fa stare sul bordo del divano. Lento in quel modo che ti fa guardare quanto manca alla fine dell’episodio. I colpi di scena arrivano annunciati con largo anticipo, e quando finalmente si materializzano non sorprendono nessuno. La serie sembra convinta di stare costruendo qualcosa di inquietante, ma non riesce mai a creare la tensione che vorrebbe.
Il difetto più grande riguarda i personaggi. Franck è tecnicamente il protagonista, ma dopo sei episodi si fatica a capire chi sia davvero. Tradisce la moglie, è sempre arrabbiato, non vuole parlare con la polizia. Tutto qui. Benoît Magimel, che lo interpreta, è un attore premiato con una carriera solida, e vederlo ridotto a camminare con l’aria minacciosa da una scena all’altra fa dispiacere. Gli altri tre amici se la passano anche peggio: Simon soffre per senso di colpa, Gilles beve troppo e ha problemi di ansia, Xavier ruba pacchi dai vicini per rivenderli. Tre caratteristiche ciascuno, al posto di tre personaggi veri. È difficile preoccuparsi per loro quando non si riesce nemmeno a capire chi siano.
La parte più riuscita della serie arriva, stranamente, dai personaggi secondari. La moglie di Franck, Krystel, interpretata da Mélanie Laurent, porta sullo schermo una presenza silenziosa e determinata che stacca nettamente dal resto del cast. La sua storia – una donna che cerca di aiutare un giovane senzatetto scomparso nel nulla mentre suo marito le mente sistematicamente – è più interessante di qualsiasi cosa facciano i quattro protagonisti. Anche la figlia adolescente Estelle riesce a costruire qualcosa di convincente in un ruolo che sembrava destinato a riempire il tempo tra una scena e l’altra.
La serie migliora nella seconda metà, quando le varie sottotrame iniziano a intrecciarsi e si vedono alcune sequenze d’azione ben riuscite. Il finale offre più contesto e motivazioni rispetto al libro e al film originali, ma lo fa in modo così ordinato e privo di coraggio da togliere qualsiasi peso a quello che è appena successo. È il tipo di conclusione che non lascia nulla, né rabbia né soddisfazione.
Traqués – La caccia aveva tutto per essere una serie oscura e coinvolgente sulla paura, sulla vigliaccheria e su quello che certi uomini sono disposti a fare per proteggere se stessi. Invece sceglie sempre la strada più comoda e si dimentica quasi subito.
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La Recensione
Traqués - La caccia
Sei episodi che scorrono lenti, senza mai accendere la miccia. I quattro protagonisti sono abbozzati, le loro storie non coinvolgono e i colpi di scena si intuiscono tutti prima che arrivino. La premessa aveva qualcosa di interessante, ma la serie non ci fa niente di buono. Mélanie Laurent è l'unica che lascia il segno, in un ruolo secondario che lei rende molto più grande di quanto fosse scritto. Il resto si dimentica nel giro di qualche ora.
PRO
- Mélanie Laurent è brava e la sua storia è la parte più coinvolgente di tutta la serie
CONTRO
- Il ritmo è estenuante per quasi tutta la durata della serie
- I quattro protagonisti sono così piatti da rendere difficile interessarsi a quello che gli succede
- I colpi di scena si vedono arrivare da lontano e non sorprendono mai
- La serie non affronta davvero nessuno dei temi che solleva
- Il finale chiude tutto in modo troppo pulito e toglie ogni peso alla storia


