Ho guardato Undertone – Sottofondo aspettandomi il solito found footage con audio strappalacrime, e invece mi sono trovato davanti a un film che prova sul serio a spaventare usando quasi solo il suono. L’esordio alla regia del canadese Ian Tuason, prodotto da A24, segue Evy, conduttrice di un podcast sul paranormale, che vive da sola con la madre in coma mentre registra le puntate del programma insieme all’amico Justin, presente solo con la voce. Quando iniziano ad arrivare misteriose registrazioni audio inviate da uno sconosciuto, la vita di Evy comincia a scivolare in qualcosa di molto più oscuro di una semplice storia da raccontare in diretta.
Il punto di forza del film sta tutto nel montaggio sonoro. Tuason costruisce la tensione con rumori appena percettibili, silenzi lunghissimi e sussurri che sembrano arrivare da un’altra stanza della casa, e per buona parte della visione funziona benissimo. C’è un momento verso la fine in cui lo schermo diventa nero e resta solo l’audio a fare il lavoro sporco, e lì il film centra esattamente quello che voleva fare fin dall’inizio. Nina Kiri regge da sola quasi tutta la pellicola, chiusa in un’unica location, e la sua interpretazione trasmette bene la stanchezza di chi accudisce un genitore malato mentre qualcosa di indefinito la osserva da vicino.
Il problema arriva quando il film deve trasformare quella tensione in una storia vera e propria. Per tre quarti della durata Undertone – Sottofondo resta sospeso su un’attesa che a un certo punto smette di crescere, e quando finalmente qualcosa si mostra sullo schermo l’effetto perde forza rispetto a tutto quello che era stato costruito solo con il suono. Diversi spettatori l’hanno paragonato a un Blair Witch Project fatto di audio invece che di immagini, con pregi e difetti molto simili all’originale, compresa quella sensazione finale di aver aspettato tanto per un pugno di minuti davvero riusciti. Il finale in particolare divide parecchio, perché introduce una spiegazione che a molti è sembrata più debole del mistero che l’aveva preceduta.
C’è poi un dettaglio che riguarda noi spettatori italiani più da vicino. Nonostante il marchio A24, Undertone – Sottofondo in Italia non è arrivato al cinema ma solo in streaming e noleggio digitale (su Prime Video o Apple TV+), e questa scelta si sente parecchio. Un film che lavora così tanto sul dettaglio sonoro avrebbe bisogno di un impianto audio serio come quello di una sala, mentre guardato con le casse del televisore o con cuffie qualsiasi rischia di perdere gran parte del suo fascino.
Resta comunque un esordio interessante, capace di far paura senza mostrare quasi nulla, anche se non riesce a mantenere la tensione fino in fondo con la stessa coerenza con cui l’ha costruita.
Tu l’hai guardato con le cuffie o con la tv accesa in salotto? Dimmi nei commenti se il finale ti ha convinto o se anche a te ha lasciato quella sensazione di occasione mancata.
La Recensione
Undertone – Sottofondo
Undertone – Sottofondo è un horror che prova una strada diversa dal solito, puntando sul sonoro invece che sulle immagini, e per buona parte del tempo funziona. Manca però di un vero sviluppo narrativo nella seconda metà, e il finale non regge il peso di tutta l'attesa costruita prima. Un film onesto, ben girato, ma che lascia la sensazione di un'occasione parzialmente sprecata.
PRO
- Il montaggio sonoro è tra i più curati visti di recente nell'horror
- Nina Kiri sostiene da sola tutto il film con una prova solida
CONTRO
- Il ritmo si allunga troppo senza portare davvero da nessuna parte
- Il finale delude rispetto alla tensione accumulata


