Sono un appassionato di gialli, di quelli dove c’è un morto, un gruppo di sospetti e devi capire chi l’ha fatto. La saga di Benoit Blanc mi piace proprio per questo: Rian Johnson ha preso i gialli classici alla Agatha Christie e li ha portati nel 2020 senza snaturarli. Dopo “Cena con delitto – Knives Out” che ha fatto il botto e “Glass Onion – Knives Out” che era divertente ma forse troppo leggero, arriva Wake Up Dead Man – Knives Out su Netflix il 12 dicembre (dopo essere passato al cinema dal 26 novembre). E stavolta Johnson ha fatto davvero il film migliore dei tre.
Finalmente un giallo serio dopo la vacanza in Grecia
Glass Onion era ambientato in una villa da sogno in Grecia, con gente ricca che faceva festa. Era divertente ma troppo spensierato. Wake Up Dead Man cambia completamente atmosfera: siamo in una chiesa fredda di New York, piove, fa freddo, e il mistero stavolta è davvero cupo. Johnson ha capito che dopo due film doveva alzare il tiro, e infatti questo terzo capitolo è molto più maturo.
Il film si ispira ai “misteri della camera chiusa”, quel tipo di gialli dove qualcuno viene ucciso in un posto da cui sembra impossibile entrare o uscire. Ma stavolta Johnson non si limita a fare un giallo: parla di fede contro razionalità, di avidità contro sacrificio, e persino del fatto che tutti noi abbiamo bisogno di storie – che siano quelle della religione o quelle del cinema. È un film che guarda al mondo diviso di oggi ma senza essere pesante o dare prediche.
La storia: un prete buono contro un monsignore cattivo
Il protagonista stavolta non è Benoit Blanc ma il Reverendo Jud Dupenticy (Josh O’Connor, quello di Challengers), un prete giovane che viene mandato in una parrocchia difficile di New York dopo aver dato un pugno a un diacono. Già da questo capisci che non è il classico prete dolce e mansueto.
Appena arriva si ritrova a lavorare con il Monsignor Jefferson Wicks (Josh Brolin straordinario), che è praticamente l’opposto di quello che dovrebbe essere un uomo di chiesa. Wicks governa la sua parrocchia con la paura, la vergogna e il senso di colpa. Secondo lui la Chiesa è sotto attacco e l’unico modo per difenderla è combattere con rabbia.
Jud invece crede negli abbracci, nella comprensione, nell’accoglienza. E qui sta il centro del film: viviamo in un mondo dove tutti combattono per la propria tribù, per difendere la propria parte, e questo non ci sta portando da nessuna parte. L’unica soluzione è accogliere anche chi la pensa diversamente.
I sospetti sono tutti pazzi a modo loro
Come in ogni giallo che si rispetti, c’è un gruppo di persone che ruotano attorno al monsignore e che diventeranno tutti sospettati quando succede il fattaccio. E che cast: Glenn Close è Martha Delacroix, la seguace più fedele di Wicks, una che va in quella chiesa da quando era bambina. Thomas Haden Church fa il giardiniere Samson, un tipo silenzioso che ama Martha e che deve tutto a Wicks perché lo ha salvato dall’alcol.
Poi c’è il Dr. Nat Sharp (Jeremy Renner) che ha perso la moglie perché lei passava troppo tempo su internet, e ora si consola bevendo. Andrew Scott (quello di Fleabag) interpreta Lee Ross, uno scrittore che una volta aveva successo e ora è ossessionato dalle teorie del complotto che trova online. Cailee Spaeny è Simone, convinta che Wicks possa guarirla dal dolore cronico con le sue preghiere.
Kerry Washington fa Vera, costretta a occuparsi del fratellastro Cy (Daryl McCormack), un aspirante politico che usa i social media per fomentare rabbia e odio – praticamente il suo pulpito personale. E poi ci sono Jeffrey Wright, Mila Kunis e Bridget Everett a completare un cast pazzesco.
Blanc arriva dopo, ma quando arriva spacca
Una cosa interessante: per gran parte del film Benoit Blanc non c’è nemmeno. I primi episodi si concentrano su Jud e su quello che succede in quella chiesa. Josh O’Connor è bravissimo: fa vedere come il suo personaggio sia combattuto, perché Jud ha ucciso un uomo sul ring da boxe anni prima e da allora cerca di capire da dove viene quella rabbia che lo ha portato a farlo.
E la rabbia è il tema del film: la rabbia di Jud per il suo passato, la rabbia di Wicks che usa per controllare la gente, la rabbia di Cy che trasforma in arma politica sui social. Johnson sta guardando il mondo intorno a noi, dove tutti sono arrabbiati con tutti, e lo mette dentro un giallo classico. Ma la cosa bella è che il film è ottimista: dice che possiamo capirci, che abbiamo più cose in comune di quanto pensiamo.
La sceneggiatura è una delle migliori mai scritte da Johnson, e lo puoi dire forte.
Sembra davvero un film da cinema
Molti film fatti per Netflix sembrano telefilm allungati. Wake Up Dead Man no: sembra un vero film da cinema. Il direttore della fotografia Steven Yedlin ha fatto un lavoro incredibile: la chiesa è fredda, buia, con quella luce grigia che entra dalle vetrate. E poi ci sono momenti dove la luce del sole spacca le finestre e illumina tutto, ed è bellissimo.
Anche il montaggio di Bob Ducsay è perfetto, soprattutto quando il caso inizia a svelarsi e devi tenere insieme tutti i pezzi del puzzle.
Il caso è complicatissimo (ma va bene così)
Diciamocelo: il caso è complicato da morire. Probabilmente è impossibile capire chi è il colpevole prima che te lo dicano. Ma come in tutti i film di Knives Out, questo non è il punto. Non importa tanto chi l’ha fatto, importa perché l’ha fatto. È tutta la roba che sta sotto l’omicidio che rende il film interessante.
A un certo punto diventa quasi una buddy comedy con Jud (uomo di fede) e Blanc (uomo di logica) che affrontano il caso da due punti di vista opposti. E il messaggio vero è questo: se anche due persone così diverse riescono a lavorare insieme e capirsi, possiamo farlo tutti.
Vale la pena di 145 minuti del tuo tempo?
Il film dura quasi due ore e mezza ed è per tutti (PG-13). È il capitolo più serio, più adulto, quello dove Johnson usa il giallo per dire qualcosa sul mondo in cui viviamo. E ci riesce senza essere noioso o pesante. È intrattenimento puro ma intelligente, il tipo di film che ti fa divertire e pensare allo stesso tempo.
Esce su Netflix il 12 dicembre dopo essere passato al cinema dal 26 novembre. Se ti piacciono i gialli, se ti è piaciuto Cena con delitto, questo devi vederlo per forza. È il migliore dei tre.
Qual è il tuo capitolo preferito della saga? Pensi che Johnson dovrebbe smettere dopo tre film o continuare all’infinito? Scrivici nei commenti se anche tu ami i gialli e se secondo te Benoit Blanc merita altri dieci film!
La Recensione
Wake Up Dead Man - Knives Out
Wake Up Dead Man - Knives Out è il miglior film della trilogia. Più serio e maturo, ambientato in una chiesa con Josh O'Connor protagonista e Daniel Craig che arriva dopo. Parla di fede, rabbia e divisioni senza essere pesante. Cast stellare, fotografia da cinema, sceneggiatura brillante. Il caso è complicatissimo ma non importa. Il film più riuscito di Johnson.
PRO
- Il migliore dei tre film di Knives Out
- Josh O'Connor bravissimo come protagonista
- Fotografia bellissima da vero cinema
CONTRO
- Caso complicatissimo impossibile da risolvere


