Heroes potrebbe essere il recupero perfetto per chi sente già il vuoto lasciato da The Boys, ma in Italia la situazione streaming è meno comoda del previsto. La serie creata da Tim Kring nel 2006, quella del celebre “Save the cheerleader, save the world”, non risulta oggi inclusa nei principali abbonamenti streaming italiani. Si può però trovare in digitale su Amazon Video, quindi più che “guardarla su Prime Video” in senso classico, il recupero passa soprattutto dall’acquisto degli episodi o delle stagioni.
Ed è un peccato, perché Heroes meriterebbe una seconda vita vera, magari in una piattaforma accessibile, con una bella sezione “serie cult da riscoprire” e una spinta editoriale fatta bene. Non tanto per nostalgia, anche se la nostalgia c’è eccome, ma perché la prima stagione resta uno dei momenti più forti della televisione sci-fi degli anni 2000.
In un periodo in cui The Boys ha abituato il pubblico a supereroi corrotti, marketing tossico, violenza satirica e cinismo sparato a mille, Heroes sembra quasi l’antidoto. Non perché sia ingenua, attenzione. Ma perché guarda ai poteri con un senso di meraviglia che oggi si vede molto meno.
Una risposta più umana al mondo sporco di The Boys
Il paragone con The Boys può sembrare strano, perché le due serie hanno toni diversissimi. The Boys è feroce, sarcastica, sboccata, politica, piena di sangue e cattiveria. Heroes, invece, parte da una domanda molto più semplice: cosa faresti se scoprissi di avere un potere?
Non “come monetizzeresti il potere?”. Non “quale multinazionale ti userebbe come mascotte?”. Non “quale scandalo proverebbero a nascondere i tuoi manager?”. Heroes nasce prima di questa stagione supereroistica così cinica e industriale. Nasce in un momento in cui il genere poteva ancora permettersi stupore.
Il bello è che non sembra una serie Marvel o DC mascherata. Prende qualcosa dagli X-Men, certo, perché l’idea dell’evoluzione umana e delle persone comuni che sviluppano abilità straordinarie è lì, evidente. Però Heroes non parte da una scuola per mutanti, da costumi, squadre organizzate o battaglie già apparecchiate. Parte da vite normali.
Una cheerleader. Un infermiere. Un impiegato giapponese. Un poliziotto. Una madre single. Un artista che dipinge il futuro. Persone sparse nel mondo che non sanno ancora di essere pezzi della stessa storia.
“Save the cheerleader, save the world” funzionava perché era semplice e potentissimo
La prima stagione aveva un gancio narrativo perfetto: salvare Claire Bennet, la cheerleader interpretata da Hayden Panettiere, per salvare il mondo. Una frase diventata subito iconica perché sembrava uscita da un fumetto, ma funzionava benissimo in televisione.
Claire scopre di potersi rigenerare. Può ferirsi, rompersi, cadere, perfino morire per un attimo, e tornare indietro. Una specie di Wolverine in versione liceale, con tutte le conseguenze emotive del caso. Perché avere un potere non è solo figo. È spaventoso. Ti separa dagli altri. Ti costringe a mentire. Ti fa sentire speciale e mostruoso nello stesso momento.
Accanto a lei c’è Peter Petrelli, interpretato da Milo Ventimiglia. Un infermiere empatico, convinto di essere destinato a qualcosa di più grande. Peter è il cuore romantico della serie, nel senso più pulito del termine. Crede negli altri, crede nel destino, crede che salvare qualcuno abbia ancora valore.
Poi c’è Hiro Nakamura, interpretato da Masi Oka, forse il personaggio più amato. Hiro può piegare il tempo e lo spazio, ma soprattutto porta nella serie una gioia contagiosa. È il fan dei fumetti che scopre di essere finito dentro il fumetto. Una cosa che poteva diventare ridicola in due secondi, ma che invece dà a Heroes una luce tutta sua.
Sylar resta uno dei villain televisivi più riusciti di quegli anni
Ogni storia di superpoteri ha bisogno di una minaccia forte, e Heroes aveva Sylar, interpretato da Zachary Quinto. Un personaggio inquietante, elegante, crudele, ma non piatto. Sylar non è solo il cattivo che uccide perché sì. È ossessionato dal capire come funzionano le abilità degli altri, dal possederle, dal sentirsi speciale in modo definitivo.
La sua presenza dà alla prima stagione un’urgenza continua. Non c’è solo il mistero dell’evoluzione umana. C’è qualcuno che caccia queste persone, le studia, le elimina. E ogni volta che Sylar entra nella storia, la serie cambia temperatura.
Zachary Quinto trovò lì il ruolo che lo portò davvero all’attenzione del grande pubblico, prima del suo Spock nel reboot di Star Trek. E ancora oggi Sylar resta uno dei motivi principali per recuperare la serie.
Dopo la prima stagione qualcosa si è rotto
Bisogna essere onesti: Heroes non ha mantenuto sempre lo stesso livello. La prima stagione è quasi perfetta nel suo arco narrativo. Le successive sono più irregolari, anche per colpa dello sciopero degli sceneggiatori del 2007-2008, che colpì parecchie produzioni americane.
La serie iniziò a complicarsi, moltiplicando poteri, linee temporali, nuovi personaggi e svolte non sempre all’altezza. Succede spesso alle serie con una prima stagione molto forte: il mistero iniziale funziona, poi diventa difficile trovare un nuovo centro emotivo.
Eppure, anche nei momenti meno riusciti, Heroes conservava qualcosa. Un’idea di fondo bella: le persone non diventano automaticamente eroi perché hanno un potere. Devono scegliere cosa farne. Devono sbagliare. Devono capire se salvare il mondo sia davvero possibile o solo una frase troppo grande da portare sulle spalle.
In Italia debuttò su Italia 1 e oggi meriterebbe un recupero migliore
Per il pubblico italiano, Heroes arrivò in tv su Italia 1 nel 2007, in un periodo in cui le serie americane avevano ancora un rapporto forte con la programmazione generalista. Poi passò anche su Steel, dentro l’offerta Mediaset Premium. Era una di quelle serie che si seguivano aspettando la puntata, parlando dei poteri, dei personaggi, del mistero.
Oggi, però, recuperarla non è immediato. Su JustWatch Italia non risulta disponibile in streaming dentro un abbonamento. La si può acquistare su Amazon Video, e su Prime Video compaiono pagine dedicate alle stagioni e agli episodi, ma non è il tipo di disponibilità comoda che aiuterebbe una riscoperta di massa.
Questa cosa la penalizza parecchio. Perché Heroes sarebbe perfetta per chi ha finito The Boys e vuole qualcosa di diverso, meno acido, meno disperato, ma comunque pieno di superpoteri, destini incrociati e domande morali.
Non è una sostituta identica. Anzi, funziona proprio perché è diversa.
Heroes merita una seconda vita
A quasi vent’anni dal debutto, Heroes resta una serie imperfetta ma importante. La prima stagione è ancora una lezione di costruzione corale: tanti personaggi, tante storie, una minaccia comune, un mistero chiaro e una frase che ancora oggi basta a riaccendere la memoria dei fan.
The Boys ci ha mostrato cosa succede quando i supereroi diventano marchi, armi, celebrità e mostri mediatici. Heroes ci ricordava invece perché, per un attimo, abbiamo voluto credere agli eroi.
E forse dopo tanto cinismo fa bene tornare lì. A Claire che cade e si rialza. A Peter che crede in qualcosa. A Hiro che urla “Yatta!” come se il futuro potesse davvero essere cambiato.
Tu hai mai visto Heroes? Secondo te può riempire il vuoto lasciato da The Boys o la prima stagione resta bella proprio perché appartiene a un’altra epoca della tv? Scrivilo nei commenti.


