La serie italiana “Un Professore” continua a conquistare il pubblico e ora ha raggiunto un traguardo importante: è entrata nella top 10 delle serie più viste su Netflix Italia, posizionandosi al decimo posto. Un risultato significativo per una produzione Rai Fiction che dimostra come le storie italiane abbiano ancora molto da dire al pubblico della piattaforma di streaming.
La serie, che ha come protagonista Alessandro Gassmann nei panni del professor Dante Balestra, è stata trasmessa in prima serata su Rai 1 a partire dal novembre 2021 e ha già raggiunto tre stagioni per un totale di 12 episodi. Il fatto che continui ad attirare spettatori su Netflix, anche a distanza di anni dalla prima messa in onda, dimostra che ha saputo creare un legame speciale con il pubblico.
Ma cosa rende “Un Professore” così speciale da meritare un posto nella top 10 di Netflix accanto a colossi internazionali come “Stranger Things”, “Emily in Paris” e “The Good Doctor”? Proviamo a capirlo insieme.
Una storia che parla di tutti noi
“Un Professore” racconta la storia di Dante Balestra, un insegnante di filosofia anticonformista che torna a Roma dopo otto anni di assenza per stare vicino a suo figlio Simone, ora che la sua ex moglie Floriana sta per trasferirsi a Glasgow. Dante ottiene un incarico al liceo scientifico Leonardo da Vinci, dove applica metodi di insegnamento poco ortodossi che fanno discutere colleghi e studenti.
La serie riesce a toccare temi universali che parlano a tutte le generazioni. Da una parte abbiamo i problemi degli adolescenti: l’amore, l’identità sessuale, il bullismo, la pressione scolastica, i social media e le difficoltà nel trovare il proprio posto nel mondo. Dall’altra parte ci sono i drammi degli adulti: il rapporto con i figli, gli amori finiti, i rimpianti, le scelte sbagliate e la ricerca di una seconda opportunità.
Il rapporto tra Dante e Simone è il cuore pulsante della serie. Il ragazzo, che ha scoperto da poco la propria omosessualità, si trova ad avere come padre e come professore un uomo anticonformista e rivoluzionario, esattamente il contrario di quello che lui è: rigido, rispettoso delle regole, cresciuto in fretta perché il padre se ne è andato quando era ancora un bambino. Il loro è un rapporto complicato, fatto di scontri e riavvicinamenti, che molti genitori e figli possono riconoscere.
La filosofia diventa vita
Uno degli elementi più originali di “Un Professore” è il modo in cui la filosofia viene portata nella vita quotidiana. Dante non è il classico professore che si limita a far imparare a memoria i manuali. Per lui Socrate, Nietzsche, Epicuro, Heidegger, Freud e Kierkegaard non sono capitoli polverosi da studiare, ma compagni di viaggio che aiutano a risolvere i piccoli e grandi problemi della vita.
Ogni episodio affronta un problema specifico attraverso gli occhi di un grande filosofo. Quando i ragazzi devono affrontare scelte difficili, Dante li guida usando il pensiero filosofico come bussola. Questa capacità di rendere la filosofia pratica e utile invece che noiosa e teorica è uno dei motivi per cui la serie ha conquistato anche chi a scuola odiava questa materia.
Molti spettatori hanno confessato di aver riscoperto l’amore per la filosofia grazie a questa serie, e alcuni hanno persino rivisto le loro opinioni sui grandi pensatori del passato. “Un Professore” dimostra che la cultura e la conoscenza possono essere raccontate in modo coinvolgente e accessibile senza perdere profondità.
Personaggi che sembrano veri
I personaggi di “Un Professore” sono incredibilmente credibili e sfaccettati. Nessuno è completamente buono o completamente cattivo. Dante, per esempio, è un professore appassionato che aiuta davvero i suoi studenti, ma è anche un donnaiolo che commette errori nelle relazioni sentimentali e ha fatto scelte discutibili come padre.
Gli studenti della classe 3B (poi diventata 5B) sono ragazzi veri, con problemi veri. C’è Luna, solare ma insicura, che nella seconda stagione affronta una tentata violenza sessuale. C’è Mimmo, l’ex studente di Dante finito in carcere minorile che il professore riesce a far affidare in semilibertà alla biblioteca della scuola. Ci sono Nina, ragazza intelligente di origine polacca con un passato complicato, Rayan, promessa del calcio più interessato al pallone che allo studio, e Viola, ragazza disabile dal carattere impossibile.
Ognuno di questi personaggi porta con sé storie che affrontano temi delicati: l’identità sessuale, il riscatto sociale, l’integrazione, la disabilità, la violenza di genere. La serie non ha paura di toccare argomenti difficili e lo fa con sensibilità e rispetto.
Un successo che parla italiano
Il fatto che “Un Professore” sia riuscita a entrare nella top 10 di Netflix è particolarmente significativo perché dimostra che le produzioni italiane possono competere con i colossi americani quando sono fatte bene. La serie è basata sul formato della serie catalana “Merlí”, ma ha saputo creare una versione italiana con una sua identità precisa.
Le tre stagioni hanno registrato ottimi ascolti anche in televisione. La prima stagione ha debuttato con oltre 4 milioni di spettatori, mentre la seconda e la terza hanno mantenuto una media intorno ai 3-3,5 milioni di telespettatori, con punte del 20 per cento di share. Numeri importanti che dimostrano come il pubblico italiano abbia fame di storie che parlino della nostra realtà, ambientate nelle nostre città, con i nostri problemi e le nostre contraddizioni.
La Roma di “Un Professore” è una città vera, non una cartolina turistica. È la Roma delle scuole pubbliche, dei quartieri residenziali, delle famiglie normali che cercano di tirare avanti. E questo rende tutto più autentico e riconoscibile.
Perché continua a piacere su Netflix
Ci sono diversi motivi per cui “Un Professore” continua ad attrarre spettatori su Netflix anche a distanza di tempo dalla messa in onda televisiva. Prima di tutto, la possibilità di vedere tutti gli episodi in modalità binge-watching permette di immergersi completamente nella storia senza dover aspettare una settimana tra una puntata e l’altra.
In secondo luogo, Netflix ha un pubblico molto vario che include persone che non hanno visto la serie in televisione perché magari non guardano la Rai o preferiscono vedere tutto su piattaforma. Molti giovani, in particolare, scoprono “Un Professore” proprio grazie a Netflix.
Inoltre, la serie è perfetta per il passaparola. Chi l’ha vista la consiglia ad amici e parenti, soprattutto a genitori con figli adolescenti o a insegnanti che si riconoscono nelle dinamiche scolastiche raccontate. E una volta che qualcuno inizia a guardarla, difficilmente si ferma prima di aver visto tutto.
La presenza di Alessandro Gassmann, attore molto amato dal pubblico italiano e figlio del leggendario Vittorio Gassman, è sicuramente un altro punto di forza. La sua interpretazione di Dante Balestra è intensa e sfumata, capace di passare dalla leggerezza ironica alla profondità emotiva con naturalezza.
Un messaggio di speranza
In fondo, “Un Professore” è una serie che parla di speranza. Speranza che si possa cambiare, che non sia mai troppo tardi per ricostruire un rapporto, che l’educazione e la cultura possano davvero fare la differenza nella vita delle persone. Dante Balestra non salva i suoi studenti con la bacchetta magica, ma offre loro strumenti per pensare con la propria testa e affrontare le sfide della vita.
In un momento storico in cui la scuola viene spesso criticata e svalutata, “Un Professore” ricorda quanto sia importante il ruolo degli insegnanti e quanto possano influenzare positivamente la vita dei ragazzi. Non tutti gli insegnanti sono come Dante Balestra, certo, ma la serie ci fa sperare che esistano persone così, pronte a mettersi in gioco per i propri studenti.
Hai già visto “Un Professore” su Netflix? Cosa ne pensi della serie con Alessandro Gassmann? Ti riconosci in qualche personaggio o situazione? E secondo te la filosofia può davvero aiutarci nella vita quotidiana come mostra la serie? Scrivilo nei commenti e dicci la tua opinione!


