Avviso spoiler: quello che segue racconta tutto quello che succede nel finale della seconda stagione di Running Point, senza pietà e senza omissioni strategiche. Se sei ancora al quarto episodio e stai leggendo questo articolo alle undici di sera pensando “tanto do solo un’occhiata”, sappi che stai per rovinarti da solo la visione. Chiudi la pagina, vai avanti con gli episodi, torna qui dopo. Se invece hai già visto tutto e hai bisogno di qualcuno che ti aiuti a elaborare quello che è successo negli ultimi venti minuti, sei nel posto giusto.
Detto questo, parliamo di Isla Gordon, di suo fratello Cam, e di come Running Point sia riuscita anche in questa seconda stagione a tenere incollati allo schermo milioni di persone con una storia che in fondo è sempre la stessa: una famiglia disfunzionale che gestisce una squadra di basket e prende decisioni che nessun consulente aziendale sano di mente approverebbe mai.
Ali se ne va in Canada. E Isla va a riprendersela.
Iniziamo dalla cosa che emotivamente pesa di più, perché il rapporto tra Isla e Ali è quello che tiene in piedi l’intera serie sul piano affettivo. Ali Lee lavora per i Gordon da anni, gestisce tutto, risolve l’irrisolvibile, e nel corso della seconda stagione arriva finalmente al punto di rottura: chiede un aumento, viene ignorata perché c’è sempre qualche emergenza più urgente, e nel frattempo arriva un’offerta dal Canada che le dà quello che Isla non riesce a darle, ovvero la sensazione di essere vista.
La scena in cui le due litigano è una di quelle che fanno alzare il volume, non perché sia violenta ma perché è precisa: Isla la prende come un tradimento personale invece di riconoscere che era lei ad aver trascurato la persona più competente che aveva intorno. Succede sempre così, nelle famiglie come nelle aziende, che ci si accorge del valore di qualcuno nel momento esatto in cui sta uscendo dalla porta.
Il finale però regala la scena che tutti si aspettavano: Isla prende un aereo per Toronto, si presenta con quella sua energia caotica ma genuina, e convince Ali a tornare. E qui sta tutta la differenza tra una serie che funziona e una che no: la riconciliazione non sembra forzata, non è un abbraccio con la musica sopra, è semplicemente due persone che si vogliono bene e che hanno entrambe capito qualcosa. Che poi Kate Hudson e Brenda Song nella vita siano diventate amiche vere durante le riprese si sente in ogni scena che condividono, e queste cose si notano sempre.
Isla diventa ballerina per una sera (e non è uno scherzo)
Le ballerine della squadra scioperano. Parcheggio impossibile, spogliatoi che cadono a pezzi, paghe da prefisso telefonico anni Novanta. Fanno un TikTok, il video diventa virale, arriva persino un’avvocata di peso a mettersi in mezzo. La cosa bella è che il finale della trattativa non è una sconfitta per nessuno: Isla trova un accordo, le condizioni migliorano, e come sigillo simbolico dell’intesa le ballerine chiedono alla presidente di unirsi a loro per un numero.
Isla mette su i lustrini arancioni, i mocassini blu, e balla sulle note di Ciara. Kate Hudson che balla non è una notizia, ma Kate Hudson che balla dopo cinque anni di pausa ammettendo di dover recuperare la tecnica è il tipo di dettaglio che rende i personaggi credibili. Isla non è perfetta, non è sempre all’altezza, ma ci prova con quella generosità un po’ goffa che è esattamente il motivo per cui la segui per due stagioni senza stancarti.
Cam non è sobrio. Non lo è mai stato.
Questo non sorprenderà nessuno che abbia guardato la seconda stagione con un minimo di attenzione, ma vale la pena dirlo chiaramente: Cam esce dalla clinica di riabilitazione e nel giro di pochissimo ricomincia. Il suo sponsor, Leroy, che dovrebbe aiutarlo a stare pulito, è a sua volta coinvolto nella faccenda. Una rete di supporto che supporta nel senso sbagliato del termine.
Quando Isla lo affronta, lui promette di fare qualsiasi cosa per smettere, incluso andare a fare escursioni in montagna con Rob Lowe, che compare nel modo più imprevedibile possibile. La sobrietà di Cam è però meno rilevante di quello che si porta dietro: man mano che ricomincia a fare uso, i suoi piani per scalzare Isla diventano sempre più elaborati e meno coerenti, il che è sia la parte più comica sia quella narrativamente più solida della stagione.
Il piano di Cam per riprendere la presidenza
Per tutta la stagione Cam ha recitato la parte del fratello redento e collaborativo. Piccolo problema: era tutto falso. La sua mossa con l’allenatore Danny Pierce, quello giovane e affascinante che Isla alla fine non ha scelto, era parte di un piano preciso per farla sembrare incompetente agli occhi del consiglio di amministrazione. Un piano che aveva una logica interna abbastanza solida, devo ammettere, anche se costruita su una base di malafede totale.
Il colpo finale arriva quando Al, il re dei bagni dell’Orange County che per tutta la stagione ha infastidito i Gordon chiedendo posti migliori allo stadio, compra le quote del presidente del consiglio e di altri due membri. Con quelle quote più le sue, Cam ha il 40% e il controllo del voto. Isla sta per perdere la presidenza che si era guadagnata, e il bello è che tecnicamente Cam non ha fatto niente di illegale fino a quel momento, solo di moralmente discutibile, che nel mondo del basket professionale è quasi un curriculum.
Come Isla tiene la presidenza (e Cam finisce fuori da tutto)
Qui entra in gioco Jackie, il fratello minore che per tutta la stagione ha recitato il ruolo del simpatico inutile, e che invece nel momento decisivo fa la cosa giusta. Registra Cam mentre ammette di usare i campioni di urina di Jackie per superare i controlli antidroga. Una confessione che, una volta portata all’attenzione del consiglio, cambia tutto: l’accordo con Al salta, le quote di Cam vengono redistribuite tra i fratelli, e lui viene estromesso dalla franchigia.
È uno di quei finali in cui la giustizia arriva non attraverso un gesto eroico ma attraverso la stupidità di chi ha sbagliato, che ha parlato troppo nel momento sbagliato. Cam non perde perché Isla è stata più brava: perde perché si è fidato delle persone sbagliate e ha sottovalutato il fratello che sembrava il meno pericoloso di tutti. Jackie, nel suo piccolo, si prende la sua rivincita silenziosa, e quella scena vale più di qualsiasi monologo.
L’amore di Isla: addio fidanzato, benvenuto allenatore rivale
Lev, il fidanzato storico, esce di scena nella stagione nel momento più classicamente romantico possibile, ovvero la vigilia del matrimonio. Isla realizza che la lealtà verso la squadra viene prima di tutto il resto, la relazione finisce, e lui se ne va con una battuta che è anche un omaggio autoironico al film più famoso di Hudson: “Ecco come si perde un uomo in dieci minuti.” Sottile come un mattone, divertente come dev’essere.
Poi c’è Jay, l’ex allenatore della squadra andato a Boston per stare vicino alla famiglia, con cui Isla ha una storia incompiuta dal finale della prima stagione. Si ritrovano per caso, cominciano a frequentarsi, si complicano la vita a vicenda nel modo in cui si complicano la vita le persone che si piacciono davvero ma che si trovano dalla parte sbagliata di una rivalità sportiva. Jay allena Boston, Isla è la presidente degli LA Waves: nel finale i due team si sfidano per il campionato, il che trasforma ogni bacio in un conflitto di interessi.
Gli LA Waves vincono il campionato
Marcus, il giocatore più forte della squadra, si fa male al ginocchio nel momento peggiore possibile. La squadra perde colpi, le cose si mettono male, e Isla e Ali cambiano strategia guardando come Chicago aveva giocato contro Boston durante i playoff. Nel momento in cui tutto sembra perduto, Marcus torna in campo dopo una terapia sperimentale fatta in Cina, e con un tiro da tre punti nei secondi finali porta gli LA Waves al titolo.
È il tipo di finale sportivo che funziona sempre, anche quando sai già che andrà così, perché la tensione è costruita bene e il percorso è stato abbastanza accidentato da rendere il risultato meritato. La celebrazione che segue è caotica, rumorosa, e piena di quella gioia collettiva disorganizzata che è il marchio di fabbrica della serie.
Il colpo di scena finale: Cam rilancia con una squadra rivale
Il giorno dopo la vittoria, mentre i Gordon smaltiscono la sbornia tra bottiglie vuote e avanzi di festa, accendono la televisione e trovano Cam in conferenza stampa insieme ad Al. I due annunciano la rinascita degli LA Industry, la vecchia franchigia cittadina che era sparita anni prima. Una squadra rivale, nella stessa città, con alle spalle i soldi di Al e la voglia di rivalsa di Cam.
E poi arriva l’ultima stoccata: Jay è il nuovo allenatore degli LA Industry. Il ragazzo di cui Isla si sta innamorando allenerà la squadra del fratello che ha cercato di distruggerla. Un conflitto di interessi che nella terza stagione diventerà la cosa più complicata da gestire, sia professionalmente che sentimentalmente. Mindy Kaling sa esattamente cosa sta facendo, e quel finale aperto è costruito con la precisione di chi ha già la terza stagione in testa mentre gira la seconda.


