ATTENZIONE: da questo momento l’articolo contiene spoiler completi su Unabomber, il nuovo film Netflix. Se non lo avete ancora visto e volete arrivare al finale senza anticipazioni, fermatevi qui.
Unabomber non finisce semplicemente con l’arresto di Ted Kaczynski. Il film diretto da Janus Metz sceglie una strada più ambiziosa: mentre l’FBI arriva finalmente alla baita del Montana nel 1996, il racconto torna anche al giovane Ted ad Harvard e al suo ultimo confronto con Henry Murray, il professore interpretato da Russell Crowe.
È proprio questo montaggio parallelo a spiegare il senso del finale.
Netflix presenta il film come il racconto di due momenti della vita di Kaczynski: da una parte la formazione del giovane prodigio di Harvard, interpretato da Jacob Tremblay, dall’altra la lunghissima indagine che porta alla cattura dell’Unabomber. Il film dura circa un’ora e quaranta ed è disponibile su Netflix dal 25 settembre.
Come fa l’FBI a scoprire che Ted Kaczynski è l’Unabomber?
La parte investigativa arriva finalmente a una svolta grazie al manifesto dell’Unabomber.
Per anni l’FBI ha cercato un uomo che costruiva ordigni con una precisione tale da lasciare pochissime tracce. Kaczynski aveva iniziato la propria campagna nel 1978 e avrebbe continuato per diciassette anni, uccidendo tre persone e ferendone più di venti.
Nel 1995 l’Unabomber invia un lungo testo di circa 35.000 parole, Industrial Society and Its Future, chiedendo che venga pubblicato. Promette che, se i giornali daranno spazio alle sue idee, fermerà gli attentati.
L’FBI decide di accettare.
Non perché creda alle sue promesse, ma perché spera che qualcuno riconosca il modo in cui scrive.
Ed è esattamente ciò che succede.
Linda Patrik, moglie del fratello di Ted, David Kaczynski, nota delle somiglianze tra il manifesto e i testi che Ted aveva scritto in passato. Riesce quindi a convincere David a contattare le autorità. Lui consegna lettere e documenti del fratello e l’analisi linguistica mostra una corrispondenza molto forte tra quei testi e il manifesto.
Nel film è Joanne Miller, interpretata da Shailene Woodley, a capire quanto sia importante usare il linguaggio come una specie di impronta digitale.
Non bisogna quindi trovare Kaczynski grazie a una prova spettacolare nascosta dentro una bomba.
È lui stesso, attraverso le proprie idee e il proprio modo di scrivere, a permettere agli investigatori di arrivare fino a lui.
Questo è un dettaglio importante anche dal punto di vista simbolico.
Ted vuole che il mondo legga ciò che pensa.
Alla fine, proprio quelle parole lo tradiscono.
Cosa trova l’FBI nella baita del Montana?
Il 3 aprile 1996 gli agenti raggiungono la piccola baita di Kaczynski vicino a Lincoln, nel Montana.
Il film mostra finalmente la cattura dell’uomo che era riuscito a sfuggire alle autorità per quasi vent’anni.
Nella realtà, la perquisizione della baita produsse una quantità enorme di prove.
Gli agenti trovarono componenti per costruire bombe, decine di migliaia di pagine manoscritte, appunti sugli attentati e perfino un ordigno già pronto per essere spedito.
Questo serve anche a chiarire una cosa: una volta entrati nella baita, gli investigatori non si trovano davanti soltanto a un sospettato compatibile con il profilo.
Trovano materiale direttamente collegato alla campagna di attentati.
La caccia all’Unabomber è finita.
Il film, però, non vuole chiudere con una semplice scena di manette.
E infatti torna indietro di quasi quarant’anni.
Perché il finale torna improvvisamente ad Harvard?
Mentre l’adulto Kaczynski perde la libertà, vediamo il giovane Ted arrivare al confronto finale con Henry Murray.
È la scelta narrativa più importante del film.
Metz non sta dicendo soltanto: “Ecco come hanno arrestato l’Unabomber”.
Sta provando a rispondere a una domanda molto più difficile: come siamo arrivati fin qui?
Il giovane Ted aveva iniziato Harvard appena sedicenne.
Era brillante, isolato e molto più giovane di molti dei suoi compagni.
Durante gli anni universitari partecipa agli esperimenti psicologici coordinati da Murray, che nel film vengono presentati come una serie di confronti costruiti per mettere sotto pressione gli studenti, attaccandone convinzioni e identità.
Quella parte è basata su fatti reali.
Kaczynski partecipò effettivamente a uno studio di Murray durato diversi anni, nel quale i soggetti venivano sottoposti a interrogatori molto aggressivi mentre le loro reazioni venivano misurate. Oggi pratiche simili sarebbero considerate molto problematiche dal punto di vista etico.
Il film però va oltre i dati storici.
Trasforma Murray quasi in un antagonista personale di Ted.
Ed è importante distinguere le due cose.
Cosa succede nel confronto finale tra Ted e Murray?
Murray prova a ribaltare ancora una volta la situazione sul giovane Ted.
Gli mostra materiale raccolto durante gli esperimenti e suggerisce che dietro il suo comportamento possano esserci problemi psicologici più profondi.
Ted, però, questa volta non reagisce come una vittima dell’esperimento.
Capisce il gioco.
Si rende conto che Murray vuole interpretarlo, classificarlo, ridurlo a un caso da studiare.
E allora decide di fare esattamente la stessa cosa con lui.
Ted comincia a colpire Murray sul piano personale.
Gli fa capire di aver osservato la sua vanità, il suo bisogno di sentirsi superiore e la soddisfazione che prova nel manipolare gli studenti.
Poi arriva la rivelazione.
Ted confessa di essere stato lui a scrivere alcune lettere che Murray aveva ricevuto.
In pratica, ha trasformato il professore nel soggetto dell’esperimento.
Netflix descrive proprio questa scena come il momento in cui Ted “ribalta il tavolo” e dimostra di aver capito molto più di quanto Murray pensasse.
È una vittoria psicologica.
Ma è una vittoria inquietante.
Perché Ted non esce da quella stanza come un ragazzo guarito o liberato.
Esce convinto ancora di più che le istituzioni, la scienza e le persone che rappresentano il potere siano nemici da combattere.
Perché Ted lascia a Murray una copia di Moby-Dick?
Prima di andarsene, Ted lascia al professore una copia di Moby-Dick.
Ha sottolineato un passaggio in cui viene ridicolizzata la presunzione dell’uomo di poter dominare la natura attraverso scienza e abilità.
Il significato è piuttosto chiaro.
Ted vede Murray come rappresentante di quello stesso mondo che comincia a disprezzare.
Un mondo convinto di poter misurare le persone.
Controllarle.
Studiare ogni reazione.
Organizzare la società attraverso tecnologia, razionalità e sistemi sempre più complessi.
Ted inizia invece a considerare proprio questa fiducia nel progresso come una forma di violenza.
Il libro quindi non è un semplice regalo.
È una dichiarazione.
Da quel momento, almeno nel racconto del film, Ted comincia a trasformare la rabbia contro Murray in qualcosa di molto più grande: una guerra contro l’intera società industriale.
Il pacco lasciato a Murray è una bomba?
Il film costruisce volutamente una forte somiglianza.
Ted lascia al professore un pacco che richiama immediatamente le bombe che invierà anni dopo.
Ma la scena non serve tanto a suggerire che abbia cercato di uccidere Murray.
Serve a creare un collegamento visivo tra il ragazzo di Harvard e l’uomo che diventerà l’Unabomber.
La sequenza mette praticamente davanti ai nostri occhi il passaggio simbolico.
Quel giovane studente che si sente manipolato e umiliato non è ancora il terrorista che conosciamo.
Ma il film vuole farci percepire che una parte importante della sua visione del mondo sta ormai prendendo forma.
Henry Murray ha davvero creato l’Unabomber?
No, almeno non possiamo dirlo come fatto storico.
Ed è probabilmente la distinzione più importante da fare dopo aver visto il finale.
Unabomber insiste moltissimo sugli esperimenti di Harvard e costruisce un rapporto molto diretto tra quelle esperienze e la successiva radicalizzazione di Ted.
È una scelta narrativa.
La realtà è più complicata.
Kaczynski partecipò realmente agli esperimenti di Murray e in seguito li descrisse in termini molto negativi. Ma non esiste una prova che stabilisca un rapporto causale diretto tra quegli esperimenti e gli attentati commessi anni dopo.
Kaczynski trascorse molti anni sviluppando le proprie idee contro la tecnologia e la società industriale.
Scelse consapevolmente di costruire bombe.
Scelse le vittime.
Scelse di continuare per anni.
Il finale del film suggerisce quindi che Harvard possa essere stato un pezzo del percorso, non una spiegazione sufficiente per ciò che sarebbe successo.
È importante perché altrimenti il rischio sarebbe quello di trasformare Kaczynski quasi soltanto nella vittima di un esperimento.
Il film stesso è descritto da Netflix come un dramma ispirato a fatti veri, non come una ricostruzione documentaristica.
Cosa significa il montaggio tra l’arresto e Murray?
Il senso del finale sta proprio nelle due immagini montate insieme.
Da una parte il giovane Ted abbandona Murray.
Dall’altra l’adulto Ted viene portato via dalla baita.
Il film mette in parallelo la nascita e la fine dell’Unabomber.
Nel 1958 vediamo un ragazzo convinto di aver capito che il sistema è corrotto.
Nel 1996 vediamo dove lo ha portato quella convinzione.
La cattura non è quindi il momento più importante sul piano emotivo.
Il vero finale arriva nel passato.
Perché il film vuole che lo spettatore smetta per un attimo di chiedersi soltanto “come lo hanno preso?” e si chieda invece “come ha iniziato a pensare in quel modo?”.
Non offre però una risposta definitiva.
Murray?
L’isolamento?
La rabbia?
La convinzione di essere più intelligente degli altri?
L’avversione per la tecnologia?
Probabilmente il film vuole suggerire che nessuna di queste cose basti da sola.
Cosa succede realmente a Kaczynski dopo il finale?
La storia vera continua oltre il punto nel quale il film decide di fermarsi.
Kaczynski viene processato e nel gennaio 1998 si dichiara colpevole.
Riceve l’ergastolo senza possibilità di libertà condizionale.
Rimane in carcere per il resto della sua vita.
Muore nel 2023.
Il film non ha bisogno di mostrarci tutti questi anni perché il suo racconto principale termina con la cattura.
Quello che gli interessa davvero è mettere uno accanto all’altro due Ted Kaczynski.
Il ragazzo che pensava di poter battere Henry Murray al suo stesso gioco.
E l’uomo che, quasi quarant’anni dopo, viene infine sconfitto proprio dalle proprie parole.
Forse è questa l’ironia più amara del finale.
Kaczynski aveva passato anni a cercare di essere invisibile.
Costruiva bombe usando materiali difficili da rintracciare.
Viveva isolato.
Evitava di lasciare prove.
Alla fine non sono le sue impronte a denunciarlo.
È il suo modo di pensare e di scrivere.
L’uomo che voleva obbligare il mondo ad ascoltare le proprie idee finisce per essere catturato proprio perché qualcuno, quelle idee, le ha riconosciute.
Voi avevate capito subito il significato del montaggio finale di Unabomber? Pensate che il film dia troppo peso agli esperimenti di Henry Murray oppure vi è sembrato un modo efficace per raccontare la trasformazione di Ted Kaczynski? Scrivetecelo nei commenti.


