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La storia dietro il vero personaggio di Adolescence. Le sue agghiaccianti parole dopo aver assassinato Elianne: ‘vuoi finire come lei, due metri sotto terra?’

Wonder Channel Redazione di Wonder Channel Redazione
8 Aprile 2025
in Film & Serie TV, Serie Tv
Tempo di lettura 7 minuti
Hassan Sentamu Adolescence

Adolescence è una delle serie del momento.

Ma qual è la vera storia su cui si basa la serie?

Te la raccontiamo in questo articolo.

Il caso di Elianne Andam, la quindicenne britannica brutalmente uccisa mentre aspettava l’autobus per andare a scuola nel settembre 2023, ha scosso profondamente l’opinione pubblica del Regno Unito e continua a sollevare interrogativi sulle falle nel sistema di protezione dei minori.

Hassan Sentamu, che all’epoca aveva 17 anni, è stato condannato per l’omicidio della giovane dopo averla accoltellata al collo all’esterno di un centro commerciale nel sud di Londra. Ma dietro questo tragico evento si nasconde una storia complessa che attraversa due continenti e rivela una serie di segnali d’allarme ignorati che avrebbero potuto prevenire questa tragedia. Mentre il tribunale ha emesso la sua sentenza, emergono dettagli inquietanti sulla vita dell’assassino che gettano nuova luce sul caso e sollevano interrogativi importanti sulla gestione dei giovani problematici nel sistema educativo e sociale britannico.

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Ciò che rende questo caso particolarmente disturbante sono le parole pronunciate da Sentamu appena due settimane dopo l’omicidio, mentre si trovava già in custodia. Durante un alterco con un altro detenuto presso l’Oakhill Secure Training Centre, Sentamu ha pronunciato una frase agghiacciante che rivela la sua totale mancanza di rimorso: “Vuoi finire come lei, due metri sotto terra? Posso fare lo stesso anche a te”. Una minaccia che mostra non solo l’assenza di pentimento, ma anche una predisposizione alla violenza che, come vedremo, era già emersa in numerose occasioni durante la sua infanzia e adolescenza. La sua storia personale, segnata da traumi, comportamenti disturbati e un’evidente fascino per le armi da taglio, solleva interrogativi fondamentali sulla capacità del sistema di identificare e intervenire in tempo su situazioni potenzialmente pericolose.

Una storia di traumi e abbandono: il passato tormentato di Sentamu

Hassan Sentamu è nato in Uganda nel settembre 2006. La sua vita è stata caratterizzata fin dall’inizio da instabilità e traumi. Sua madre si trasferì nel Regno Unito quando lui aveva solo tre anni, presumibilmente in fuga da abusi domestici da parte del padre. Il bambino rimase in Africa fino all’età di cinque anni, quando finalmente poté ricongiungersi con la madre in Inghilterra. Questo precoce trauma da separazione rappresenta solo l’inizio di un’infanzia segnata da discontinuità e sradicamento.

Un altro momento traumatico nella vita di Sentamu si verificò quando aveva 11 anni: fu rimandato in Uganda in un collegio per tre mesi, dove ha riferito di aver subito abusi fisici, incluse percosse con un’asta metallica. Il suo ritorno nel Regno Unito avvenne in seguito a un incidente in cui si ferì al ginocchio cadendo dalle scale mentre tentava di fuggire dal personale della scuola, un infortunio che richiese un intervento chirurgico. Questi traumi ricorrenti e le esperienze di abbandono hanno probabilmente contribuito allo sviluppo dei suoi problemi comportamentali.

Una volta rientrato nel sistema scolastico britannico, Sentamu iniziò a manifestare comportamenti allarmanti. Fu più volte segnalato ai servizi di salute mentale per l’infanzia e l’adolescenza (CAMHS) a causa di episodi di autolesionismo, come sbattere la testa contro muri e tavoli, e di violenza verso altri bambini “senza provocazione”. Questi pattern comportamentali disturbati rappresentavano chiari segnali d’allarme che, nonostante le segnalazioni, non hanno portato a interventi sufficientemente efficaci.

La fascinazione per i coltelli e l’escalation di violenza

Uno degli aspetti più inquietanti della storia di Sentamu è la sua precoce e persistente fascinazione per le armi da taglio. All’età di soli 12 anni, portò un coltello a scuola dopo un episodio di assenza ingiustificata. Durante una lezione, estrasse l’arma e la puntò contro il suo stesso petto, dicendo all’insegnante che odiava la sua vita e voleva uccidersi. Sebbene fu disarmato e ricevette un ammonimento condizionale dalla polizia per possesso di oggetto appuntito, questo episodio rappresentava un segnale d’allarme critico che avrebbe dovuto attivare un intervento più deciso.

La situazione familiare di Sentamu continuava intanto a deteriorarsi. Gli insegnanti segnalarono un episodio in cui il ragazzo arrivò a scuola due ore prima dell’apertura, senza cappotto, con temperature sotto lo zero. La madre negò le accuse di negligenza, sostenendo che il figlio fosse “fuori dal suo controllo” e descrivendo la sua rabbia frequente e la sua dipendenza dai videogiochi. Da parte sua, Sentamu affermò che la madre aveva tentato di strangolarlo e picchiarlo, e che aveva distrutto la sua console per videogiochi.

Nel febbraio 2019, la situazione raggiunse un punto critico quando un assistente sociale visitò Sentamu a casa e lo trovò solo con una valigia preparata dalla madre. Contattata, la donna disse che i servizi sociali avrebbero dovuto “portarlo via”, e il ragazzo fu affidato a una famiglia. La sua progressiva alienazione dal sistema familiare e sociale continuava ad alimentare comportamenti sempre più preoccupanti.

Il fallimento del sistema: segnali ignorati e opportunità perse

Durante il periodo in affidamento, gli episodi violenti di Sentamu continuarono a moltiplicarsi. Minacciò un altro alunno con un coltello durante una gita scolastica e fu espulso. Fu quindi inserito in un’unità di riferimento per alunni, ma il suo comportamento rimase distruttivo e aggressivo: lanciava oggetti, sputava al personale e colpiva studenti alla nuca. Nel giugno 2019, dopo aver percepito insulti da un altro studente, prese delle forbici dalla scrivania di un membro del personale e annunciò che avrebbe pugnalato lo studente, calmandosi solo in seguito.

Dopo questo incidente, a Sentamu fu diagnosticato un disturbo dello spettro autistico. Durante l’affidamento, all’età di 14 anni, disegnò una persona decapitata con un coltello nel fianco. La sua madre affidataria segnalò che il ragazzo minacciava di far del male al suo gatto o di tagliargli la coda quando non otteneva ciò che voleva. Questi comportamenti sadici rappresentavano un’ulteriore escalation nella sua pericolosità.

Dopo un altro episodio di violenza, Sentamu fu trasferito alla scuola The Write Time per bisogni educativi speciali. Nel dicembre 2021, fu rimandato dall’affidamento alla custodia della madre, con cui andò a vivere a Croydon. La scuola notò che appariva “affamato e trasandato” e il suo rendimento scolastico crollò verticalmente. Nel 2022, la madre chiamò la polizia dicendo che il figlio era diventato furioso e aveva coperto le pareti della sua stanza con detersivo per piatti. Nel 2023, Sentamu fuggì di casa in pigiama perché non riusciva a gestire le urla della sorella.

Il tragico epilogo: l’omicidio di Elianne

I familiari di Sentamu descrivevano comportamenti che indicavano chiaramente problemi di neurosviluppo non adeguatamente trattati. Guardava il film di Lindsay Lohan “Herbie – Il super Maggiolino” “più e più volte” e piangeva se non poteva vederlo. Aveva difficoltà a parlare con persone nuove e a comprendere il sarcasmo e le espressioni idiomatiche. Fraintendeva le espressioni facciali, pensando che le persone fossero arrabbiate o scherzassero quando non era così. La famiglia ha riferito che trascorreva il 90% del tempo sulla PlayStation e diceva di sentirsi “morto” senza di essa. Aveva anche fatto commenti sul colore della sua pelle, dicendo che avrebbe voluto essere bianco.

Sentamu lasciò la scuola con solo due GCSE (l’equivalente britannico della licenza media): un punteggio di 3 in inglese e 4 in matematica, e poi iniziò a studiare scienze dello sport al college. Iniziò a frequentare un’amica di Elianne e le scrisse molte lettere d’amore. In una, disse che non era la sua ragazza ma sua “moglie”. L’adolescente si arrabbiava con lei se non gli mandava abbastanza messaggi e quando lei gli diceva di avere una cotta per delle celebrità. Si presentava anche a casa sua con biglietti quando lei gli chiedeva di non farlo, e si lasciarono poche settimane prima dell’uccisione di Elianne.

Nelle settimane precedenti l’omicidio, Sentamu fumava regolarmente cannabis. Durante una lite telefonica, le disse di “chiudere quella c***o di bocca” ed Elianne e le sue amiche gli chiesero di scusarsi durante un incontro al centro commerciale Whitgift, il giorno prima dell’omicidio. Il giorno dopo, quando incontrò la sua ex ragazza e le sue amiche per scambiarsi degli effetti personali, Sentamu portò con sé un coltello. Quando Elianne gli prese la borsa, lui la inseguì, accoltellandola quattro volte al collo in un attacco fulmineo e letale.

L’agente di polizia che arrestò Sentamu disse che stava “sorridendo e scherzando” e “sembrava affascinato dal suo spray CS e dal manganello”. Alla fine del suo primo interrogatorio, quando gli fu chiesto se ci fosse qualcosa che volesse dire alla famiglia di Elianne, rispose semplicemente “no”.

Le implicazioni sociali di una tragedia annunciata

Questo caso solleva interrogativi profondi sul fallimento sistemico nella gestione dei giovani con problemi comportamentali e di salute mentale. A Sentamu è stato diagnosticato un disturbo dello spettro autistico e ADHD, e ha un QI di 74, che è estremamente basso. Non è stato identificato pubblicamente come l’assassino di Elianne fino al suo diciottesimo compleanno nel settembre 2024.

Durante il processo, Sentamu indossava occhiali e un abito formale. Gli era permesso di lasciare l’aula ogni volta che voleva fare una pausa, cosa che faceva regolarmente per lunghi periodi. Gli era anche consentito avere un giocattolo antistress da manipolare nel banco degli imputati quando si annoiava, un dettaglio che aggiunge un ulteriore strato di complessità alla sua figura.

La storia di Hassan Sentamu non è solo quella di un assassino, ma anche quella di un sistema che ha fallito ripetutamente nel riconoscere e intervenire su segnali d’allarme evidenti. Numerose istituzioni – dalla famiglia ai servizi sociali, dal sistema educativo ai servizi di salute mentale – hanno avuto opportunità di cambiare la traiettoria della sua vita, ma nessuna è riuscita a farlo in modo efficace.

Cosa ne pensi di questo caso? Credi che il sistema di protezione dei minori necessiti di riforme per identificare meglio casi come questo prima che sfocino in tragedia? Condividi nei commenti la tua opinione su come la società potrebbe prevenire in futuro simili tragedie e quali misure dovrebbero essere implementate per proteggere sia i giovani vulnerabili che la comunità in generale.

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Wonder Channel Redazione

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Siamo la redazione del magazine Wonder Channel, stacanovisti per passione. Siamo gli editori del magazine.

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