Emily Wilson, la classicista la cui traduzione dell’Odissea ha ispirato Christopher Nolan, ha bocciato senza mezzi termini il film del regista britannico. La studiosa ha attaccato soprattutto la sceneggiatura, giudicata superficiale, priva di personaggi credibili e incapace di restituire la profondità psicologica ed emotiva del poema di Omero.
Il giudizio è durissimo, ma dal punto di vista della scrittura non ci sorprende. Nella nostra recensione avevamo già descritto Odissea come un’opera tecnicamente straordinaria, capace di impressionare con fotografia, musica e dimensioni produttive, ma molto meno convincente nel momento in cui deve trasformare il mito in un racconto umano. Avevamo parlato di un’anima omerica dimenticata per strada, sottolineando proprio la mancanza di profondità che ora Wilson contesta a Nolan.
Emily Wilson non salva la sceneggiatura di Nolan
Wilson ha pubblicato una lunga analisi dedicata al film, prendendo di mira la costruzione dei personaggi, i dialoghi e le idee alla base dell’adattamento. La sua conclusione più pesante riguarda direttamente la scrittura: ha affermato che si vergognerebbe di aver firmato anche soltanto una parte della sceneggiatura.
Secondo la studiosa, il film non riesce a dire qualcosa di convincente sul tempo, sulla memoria, sulla guerra e sulle conseguenze del ritorno di Ulisse per la sua famiglia, i compagni e gli avversari. I personaggi non avrebbero motivazioni sufficientemente solide, mentre i dialoghi sarebbero troppo esplicativi, piatti e privi dell’ironia presente nel poema.
Wilson non pretendeva una riproduzione fedele di ogni episodio. Ha chiarito che un adattamento può e spesso deve cambiare l’opera originale. Il problema nasce quando le modifiche non producono una lettura altrettanto ricca. A suo parere, Nolan riempie ogni momento di rumori, incidenti e immagini enormi, ma lascia poco spazio alle persone.
È una critica che condividiamo almeno in parte.
Anche nella nostra recensione avevamo criticato la mancanza di profondità
Nella recensione pubblicata su Wonder Channel avevamo riconosciuto al film una forza tecnica rara. La fotografia di Hoyte van Hoytema, l’uso della luce naturale, le riprese reali e la musica di Ludwig Göransson rendono Odissea un’esperienza cinematografica imponente.
Le difficoltà iniziano con la sceneggiatura.
L’episodio dell’Ade, uno dei passaggi più dolorosi del poema, viene trasformato in una fuga con i morti che emergono dalla terra e inseguono Ulisse. L’incontro con la madre Anticlea perde così gran parte della propria intensità. La scena punta sulla tensione, ma rinuncia al dolore personale che rende memorabile il testo omerico.
Anche Polifemo viene ridotto a una presenza mostruosa. Manca il celebre inganno di “Nessuno”, che nel poema rivela l’intelligenza di Ulisse molto più di qualsiasi dichiarazione pronunciata da altri personaggi. Nolan continua a dirci che il protagonista è astuto, ma troppo spesso evita di mostrarlo attraverso le sue azioni.
La sceneggiatura inserisce inoltre continui inseguimenti, scontri e pericoli che finiscono per assomigliarsi. Alcuni personaggi fondamentali, come Nausicaa, Alcinoo e Arete, scompaiono completamente. Altre figure vengono reinventate senza ricevere il tempo necessario per diventare interessanti.
Il risultato è un film pieno di avvenimenti ma povero di pause, relazioni e momenti nei quali conoscere meglio chi sta affrontando il viaggio.
L’Ulisse di Matt Damon non è abbastanza complicato
Nolan aveva citato con entusiasmo l’inizio della traduzione di Wilson, che presenta Ulisse come un uomo complicato. Il regista aveva spiegato che proprio l’intelligenza, la capacità strategica e la natura sfuggente dell’eroe lo avevano spinto verso il progetto.
Wilson sostiene però che l’Ulisse interpretato da Matt Damon non sia né particolarmente complicato né abbastanza astuto. Il personaggio viene costruito soprattutto attraverso sensi di colpa e traumi legati alla guerra, elementi comprensibili per uno spettatore contemporaneo ma meno vicini alla mentalità dell’eroe omerico.
La nostra impressione era simile. Damon offre una buona interpretazione e rende credibile la stanchezza di un uomo segnato da anni di violenza. Il film, però, presenta un Ulisse più pentito che ingegnoso. La sua abilità viene spesso spiegata a parole, mentre nel poema emerge dalle bugie, dai travestimenti, dalle strategie e dalla capacità di comprendere le debolezze degli altri.
L’eroe di Omero non è necessariamente una persona piacevole. È ambiguo, manipolatore, vanitoso e capace di atti crudeli. Possiede però una vitalità che il protagonista di Nolan mostra soltanto a tratti.
Il film resta enorme sul piano visivo
Essere d’accordo con Wilson sulla scrittura non significa considerare Odissea un fallimento completo. La studiosa stessa riconosce che il film non è noioso e che la forza del materiale originale impedisce alla storia di crollare completamente.
Nolan sa costruire immagini destinate a restare. L’incendio di Troia, le battaglie, il mare e la scala fisica delle ambientazioni trasmettono la fatica del viaggio. La produzione ha lavorato in luoghi reali e su vere imbarcazioni, cercando di ridurre la dipendenza dagli effetti digitali. Questa concretezza si percepisce.
La visione in sala amplifica ogni elemento. Il rumore delle onde, il fuoco e le dimensioni dei giganti trasformano il film in un’esperienza che lo streaming difficilmente potrebbe riprodurre.
Il limite sta nella sproporzione. Le immagini sono enormi, mentre molti personaggi restano piccoli. Penelope, Telemaco, Atena, Calipso e diversi compagni di Ulisse avrebbero avuto bisogno di più spazio per diventare qualcosa di diverso da funzioni narrative.
Una critica severa che non cancella i meriti del film
Wilson si spinge molto più lontano della nostra recensione. Noi abbiamo assegnato al film un voto positivo, pur considerandolo un’occasione parzialmente mancata. La sua analisi appare invece vicina a una stroncatura totale della sceneggiatura.
La differenza è comprensibile. Wilson ha trascorso anni a studiare e tradurre Omero. Conosce le sfumature linguistiche, i giochi narrativi e la complessità morale di ogni personaggio. Davanti a una rilettura che semplifica diversi passaggi, la sua delusione non poteva essere leggera.
La studiosa riconosce comunque un beneficio concreto. Il film sta riportando le persone al cinema e ha aumentato l’interesse verso il poema originale. Nel Regno Unito, le vendite delle diverse edizioni dell’Odissea sono cresciute sensibilmente rispetto all’anno precedente, mentre anche la traduzione di Wilson è tornata al centro dell’attenzione.
Questo risultato conta. Uno spettatore potrebbe uscire dalla sala incuriosito, acquistare il libro e scoprire quanto sia diverso dal film.
Gli incassi non risolvono il problema della scrittura
Il pubblico sta premiando Odissea e il film ha già raggiunto risultati economici enormi. Gli incassi, però, non stabiliscono se una sceneggiatura sia profonda o se un adattamento abbia compreso lo spirito del testo originale.
Un film può dominare il botteghino e avere difetti evidenti. Può anche dividere gli spettatori senza che una delle due parti debba essere considerata incapace di capire il cinema.
Odissea resta un kolossal impressionante, realizzato da un regista che conosce alla perfezione il grande schermo. Allo stesso tempo, le critiche di Wilson colpiscono nel punto più fragile dell’opera: Nolan ha costruito un viaggio pieno di immagini, ma non sempre è riuscito a raccontare l’uomo che dovrebbe trovarsi al centro.
Su questo siamo d’accordo con lei. La tecnica stupisce. La scrittura, invece, lascia spesso la sensazione che il vero poema sia rimasto molto più lontano di Itaca.
Secondo te Emily Wilson è stata troppo dura oppure anche tu hai trovato Odissea spettacolare da vedere ma debole nella scrittura? Scrivilo nei commenti.


