Da ieri, 5 febbraio 2026, su Netflix è disponibile uno dei film italiani più discussi degli ultimi mesi. “La Vita va Così” di Riccardo Milani ha già conquistato il primo posto nella classifica della piattaforma, dopo aver incassato quasi 7 milioni di euro al cinema. Ma la vera forza di questo film non sta solo nei numeri: dietro c’è una storia vera che ha dell’incredibile.
Un pastore contro i giganti del cemento
Tutto inizia in un angolo di paradiso della Sardegna sud-occidentale, precisamente a Teulada, nella zona di Capo Malfatano. Qui sorge la spiaggia di Tuerredda, considerata una delle più belle d’Italia e del mondo. In questo scenario da cartolina viveva Ovidio Marras, classe 1930, un pastore solitario che aveva trascorso tutta la sua vita tra i pascoli, le colline e il mare.
Ovidio non era un uomo che cercava i riflettori. La sua giornata scorreva seguendo il ritmo della natura: sveglia all’alba, le mucche da portare al pascolo, il casolare da curare, il mare sempre lì davanti agli occhi. Una vita semplice, fatta di gesti ripetuti ogni giorno, di tradizioni antiche, di un rapporto quasi sacro con la terra che i suoi avi gli avevano lasciato.
Ma all’inizio degli anni Duemila, tutto cambiò. La società Sitas, uno dei più grandi gruppi immobiliari italiani, decise che quella costa incontaminata era il luogo perfetto per costruire un resort di lusso: villette, alberghi, campi da golf, piscine. Un progetto faraonico da centinaia di milioni di euro che avrebbe trasformato per sempre quel tratto di costa selvaggia.
L’offerta impossibile da rifiutare
Quando gli emissari della società si presentarono da Ovidio con la prima offerta, il pastore ascoltò in silenzio. I milioni sul tavolo aumentavano a ogni incontro: prima qualche milione, poi sempre di più, fino ad arrivare alla cifra che avrebbe fatto girare la testa a chiunque: 12 milioni di euro.
Dodici milioni. Per un pastore che aveva sempre vissuto di pastorizia, che conosceva il valore del lavoro duro e della fatica quotidiana, era una somma che andava oltre ogni immaginazione. I suoi vicini stavano cedendo i loro terreni uno dopo l’altro, incassando fortune che avrebbero cambiato per sempre le loro vite.
Ma Ovidio disse no. E continuò a dire no, ancora e ancora, mentre le offerte salivano e la pressione aumentava. La sua risposta fu sempre la stessa, cristallina nella sua semplicità: “La terra non si vende”.
Per lui, quel pezzo di Sardegna non era solo proprietà. Era identità, storia, memoria. Era il luogo dove era nato, dove aveva imparato il mestiere dal padre, dove ogni pietra, ogni albero, ogni sentiero raccontava la storia della sua famiglia. Come avrebbe potuto venderlo per fare spazio a ville di lusso per ricchi che sarebbero venuti lì solo qualche settimana all’anno?
La battaglia legale che è durata 16 anni
Quando gli imprenditori capirono che Ovidio non avrebbe ceduto, decisero di proseguire comunque con il progetto. E qui iniziò la vera battaglia. Nel 2009 venne presentato un piano per costruire 140mila metri cubi di cemento destinati a quello che veniva chiamato un “eco resort”. Un ossimoro che faceva sorridere amaramente chi conosceva quei luoghi.
Gli operai iniziarono i lavori. Deviarono la strada privata che Ovidio usava da bambino per andare in paese e portare il bestiame al pascolo. Distrussero ulivi secolari. Costruirono sul suo sentiero. Mentre tutti gli altri avevano venduto, solo la terra di Ovidio Marras rimaneva un ostacolo al progetto faraonico.
Ma il pastore non si arrese. Con il sostegno dell’associazione Italia Nostra, decise di ricorrere alla giustizia. Iniziò così una battaglia legale che sarebbe durata oltre 16 anni, un vero e proprio caso di Davide contro Golia che finì sulle pagine dei più importanti quotidiani italiani e persino del New York Times.
La strada fu lunga e tortuosa. Ci furono momenti difficili, udienze, ricorsi, attese. Ma Ovidio non mollò mai. Anno dopo anno, sentenza dopo sentenza, la sua determinazione rimase intatta. Nel 2016, finalmente, arrivò la vittoria in Cassazione: i lavori vennero bloccati definitivamente e venne ordinata la demolizione delle strutture già costruite.
Nel 2018, il Tribunale di Cagliari mise fine al contenzioso dichiarando il fallimento della società Sitas. Il progetto del resort di lusso era morto. E Ovidio Marras, il pastore testardo che aveva rifiutato 12 milioni di euro, era diventato un simbolo della Sardegna che resiste, un uomo che aveva saputo difendere la propria terra contro ogni logica del profitto.
Non tutti erano dalla sua parte
Ma la storia di Ovidio non è solo quella di un eroe solitario. È anche la storia di una comunità divisa, lacerata tra sogni contrastanti. Molti abitanti di Teulada, infatti, non erano affatto felici della sua resistenza. Vedevano nel resort una possibilità di lavoro, di sviluppo economico, di futuro per i loro figli.
Si formò addirittura un comitato “Pro Sitas” che si schierò apertamente contro il pastore. Le tensioni erano palpabili. C’era chi lo chiamava eroe, chi invece lo accusava di egoismo, di voler bloccare il progresso per un attaccamento anacronistico al passato.
Questa divisione è uno degli aspetti più dolorosi e reali della vicenda. Come ha dichiarato il regista Riccardo Milani: “Dividere una comunità è una strategia vincente per esercitare il potere”. E nel caso di Ovidio, quella strategia funzionò eccome, creando fratture profonde in un paese che fino a quel momento aveva vissuto unito.
Il film: quando la storia vera diventa cinema
“La Vita va Così”, diretto da Riccardo Milani, trasforma questa vicenda incredibile in un film che mescola commedia e dramma sociale. La pellicola è stata scelta per inaugurare la Festa del Cinema di Roma 2025 il 15 ottobre, e una settimana dopo è arrivata nelle sale italiane, dove ha dominato la classifica degli incassi per settimane.
Nel film, Ovidio Marras diventa Efisio Mulas, interpretato da Giuseppe Ignazio Loi, un attore non professionista che nella vita è davvero un pastore sardo. E qui sta una delle scelte più coraggiose e azzeccate del film: per il ruolo del protagonista, Milani non ha cercato un attore professionista, ma un uomo che conoscesse davvero quella vita, quei gesti, quella terra.
Giuseppe Ignazio Loi aveva 84 anni quando ha accettato di recitare per la prima volta. Pastore per tutta la vita, ha portato sullo schermo un’autenticità che nessun attore, per quanto bravo, avrebbe potuto replicare. Il suo Efisio è ruvido, testardo, silenzioso, ma capace di emozionare con un semplice sguardo. Durante le riprese, ha persino sfilato alla Settimana della Moda di Milano per lo stilista Antonio Marras, diventando un’icona inaspettata.
Un cast straordinario
Accanto a Loi, il film vanta un cast di grande livello. Virginia Raffaele interpreta Francesca, la figlia di Efisio, una donna divisa tra l’amore per il padre e la pressione della comunità. È un ruolo lontano anni luce dal suo registro comico abituale, e la Raffaele sorprende con un’interpretazione misurata e sincera. Per prepararsi al ruolo, ha persino imparato a parlare in sardo, lavorando duramente sulla pronuncia e sulle cadenze della lingua.
Diego Abatantuono è Giacomo, l’immobiliarista milanese che rappresenta il mondo del progresso e del profitto. Non è un cattivo caricaturale, ma un uomo convinto di portare opportunità, che semplicemente non riesce a comprendere il valore profondo di ciò che rischia di distruggere.
Aldo Baglio, lontano dai toni surreali del trio comico, interpreta Mariano, il capocantiere mandato a mediare tra l’azienda e Efisio. E poi c’è Geppi Cucciari nel ruolo della giudice, voce del buon senso e del legame profondo con la terra.
Le location da sogno
Le riprese si sono svolte proprio nei luoghi dove Ovidio Marras ha vissuto e combattuto. La spiaggia di Tuerredda, con le sue acque turchesi e la sabbia bianchissima, è uno dei protagonisti visivi del film. Ma non è solo una bella cartolina: è il simbolo di ciò che si stava rischiando di perdere.
Il regista ha scelto anche altre location della Sardegna sud-occidentale: il Castello di Cagliari, le campagne del Sulcis, la costa selvaggia di Capo Malfatano. Ogni inquadratura è un omaggio a una terra che Milani, dopo “Un mondo a parte” ambientato in Abruzzo, continua a raccontare con amore e rispetto.
Il messaggio che arriva al cuore
Ma “La Vita va Così” non è solo la storia di un uomo che dice no. È una riflessione profonda su cosa significa progresso, su quali valori vogliamo difendere, su cosa siamo disposti a sacrificare in nome dello sviluppo economico.
Come ha spiegato Riccardo Milani: “Credo che si possa e si debba creare sviluppo rispettando il territorio, perché il sogno del lavoro e la difesa dell’identità dovrebbero sempre trovare un equilibrio. Depredare e deturpare l’ambiente ne diminuisce sempre il valore”.
E ancora: “Ovidio, con la sua semplicità e il suo rigore morale, ci dà una lezione di etica e dignità: non tutto si può comprare. Oggi più che mai, in un mondo dove tutto sembra piegarsi al profitto, è importante parlare di radici, valori e senso di appartenenza”.
Le polemiche: stereotipi o verità?
Non tutti, però, hanno accolto il film con entusiasmo. In Sardegna si sono levate voci critiche che accusano la pellicola di usare stereotipi sull’isola, di mostrare una Sardegna troppo folkloristica, troppo ancorata a un’immagine del passato. Il dibattito è acceso: c’è chi vede nel film un omaggio autentico a una cultura da preservare, e chi invece lo considera un’operazione che semplifica una realtà molto più complessa.
Il finale della storia vera
Ovidio Marras si è spento nel gennaio 2024, all’età di 93 anni, nella sua casa al mare. È morto da vincitore, con i residence mai terminati che finivano all’asta e la sua terra ancora intatta. Pochi mesi prima di morire, guardando verso il mare dalla finestra del suo casolare, aveva detto: “Qui mi avevano preso per scemo, ma io non mi sono arreso. Volevano circondarmi di case, volevano intrappolarmi nel cemento. Ma adesso saranno costretti a buttar giù tutto”.
La sua storia, grazie a questo film, continua a vivere e a interrogarci. Cosa avremmo fatto noi al suo posto? Avremmo avuto il coraggio di dire no a 12 milioni di euro? Di resistere per 16 anni contro tutti? Di rimanere soli, mentre il paese ti si rivolta contro?
“La Vita va Così” non dà risposte facili. Racconta semplicemente la storia di un uomo che ha scelto la propria dignità, le proprie radici, la propria identità. E che, alla fine, ha vinto. Non solo in tribunale, ma nella vita.
Ora il film è su Netflix, pronto a conquistare milioni di spettatori in tutta Italia. E la storia di Ovidio Marras, il pastore che disse no ai giganti del cemento, continua a farci riflettere su cosa davvero conta nella vita.


