Diciamocelo chiaramente: quando Caterina Balivo è tornata su Rai1 nell’autunno 2023 con La Volta Buona, molti avevano riposto enormi aspettative su quel salotto televisivo che doveva riportare il glamour dei tempi di “Vieni da me”. Eppure, dopo quasi due anni di messa in onda, i numeri raccontano una storia che forse non tutti si aspettavano. Con un share medio del 14,38% che, seppur in crescita, non sfonda mai il tetto del 20%, viene spontaneo chiedersi: ma davvero questo format rappresenta il meglio che il servizio pubblico può offrire ai telespettatori che pagano il canone?
La conduttrice campana, che ha fatto della simpatia e della genuinità il suo marchio di fabbrica, si trova oggi a gestire una trasmissione che naviga in acque tutto sommato tranquille ma non esaltanti. I dati Auditel parlano chiaro: La Volta Buona si attesta costantemente tra 1,5 e 1,7 milioni di spettatori, con picchi che raramente superano 1,8 milioni nella seconda parte. Numeri rispettabili, certo, ma che fanno riflettere quando li si confronta con il potenziale di una fascia oraria così strategica.
Il programma, che va in onda dal lunedì al venerdì dalle 14:05 alle 16:00, ha ereditato lo studio e parte del format da “Oggi è un altro giorno” di Serena Bortone, ma la sensazione è che manchino ancora quegli elementi di disruption televisiva che potrebbero fare la differenza. La formula del talk-rotocalco con giochi interattivi funziona, ma forse non basta più in un panorama mediatico sempre più frammentato.
Il confronto impietoso con la concorrenza
Quando analizzi i numeri del daytime televisivo, una cosa salta subito all’occhio: le soap opera stravincono. Beautiful su Canale 5 macina costantemente oltre 2,2 milioni di spettatori con share che sfiorano il 20%, mentre Il Paradiso delle Signore su Rai1 – che precede La Volta Buona – raggiunge tranquillamente 1,8-1,9 milioni di telespettatori con il 22% di share.
Questo dato dovrebbe far riflettere i dirigenti di viale Mazzini. Mentre Caterina Balivo si destreggia tra interviste e rubriche varie, il pubblico italiano dimostra di preferire ancora le storie continuative, i personaggi che diventano familiari, le trame che si sviluppano settimana dopo settimana. Non è un caso che anche Un Posto al Sole, pur con ascolti calati rispetto al passato, mantenga una base fedelissima di quasi un milione di spettatori.
La domanda sorge spontanea: ma invece di puntare su un talk show “generalista”, non sarebbe più intelligente investire su una nuova soap opera italiana che possa competere con Beautiful e magari rilanciare la produzione seriale nostrana? I costi di produzione potrebbero essere inizialmente più alti, ma gli ascolti potrebbero ripagare ampiamente l’investimento.
I punti di forza che non bastano
Non fraintendere: La Volta Buona ha i suoi meriti e Caterina Balivo rimane una professionista di alto livello. La sua capacità di mettere a proprio agio gli ospiti è innegabile, così come la sua spontaneità che spesso genera momenti televisivi genuini. Il programma ha trovato una sua identità, mixando attualità, costume e spettacolo con quella leggerezza che il pubblico del primo pomeriggio apprezza.
La divisione in due parti (prima “Aspettando La Volta Buona” e poi “La Volta Buona” vera e propria) permette di intercettare pubblici diversi, e i giochi dedicati alle fiction Rai e alla musica creano un’interazione interessante con i telespettatori da casa. Inoltre, la conduttrice ha saputo costruire un cast di “amici del programma” che funziona bene in termini di dinamiche televisive.
Ma tutto questo è sufficiente per giustificare due ore di programmazione su Rai1? Quando guardi i numeri della concorrenza, vedi che Uomini e Donne di Maria De Filippi tocca regolarmente il 23-25% di share, mentre Pomeriggio Cinque, pur con tutti i suoi difetti, mantiene una base solida intorno al 13-14%. La sensazione è che La Volta Buona stia “galleggiando” senza mai veramente emergere.
L’interrogativo sul futuro
La conferma per la stagione 2025-2026 è arrivata, segno che la Rai crede ancora nel progetto. Ma viene da chiedersi se non sia il momento di rivoluzionare completamente l’approccio al daytime della rete ammiraglia. Gli spettatori italiani, soprattutto nella fascia 45-70 anni che rappresenta il target principale di questa programmazione, mostrano una predilezione sempre più marcata per contenuti serializzati.
Immagina una soap ambientata in una città italiana contemporanea, con storyline che toccano temi attuali come l’immigrazione, i cambiamenti generazionali, la crisi economica. Qualcosa di simile a quello che ha fatto Mare Fuori per la fascia serale, ma declinato in chiave daily soap. I costi di produzione si ammortizzerebbero nel tempo, e si potrebbe creare un prodotto esportabile anche all’estero.
La Volta Buona, nella sua forma attuale, rappresenta un “comfort food televisivo”: non disturba, non innova particolarmente, ma neppure entusiasma. In un’epoca in cui ogni minuto di programmazione deve giustificare il proprio posto in palinsesto, questo potrebbe non bastare più.
L’enigma dell ascolti: chi guarda davvero?
Qui casca l’asino, come si dice dalle mie parti. Perché se andiamo a spulciare i dati demografici di La Volta Buona, scopriamo che il pubblico è prevalentemente over 65, con una fortissima componente femminile. Niente di male, anzi: questo target rappresenta una base fedele e importante per gli inserzionisti. Ma è anche un pubblico che, storicamente, ama le soap opera molto più dei talk show.
Beautiful, tanto per fare un esempio, nella stessa fascia d’età registra performance stellari. E non parliamo di Un Posto al Sole, che pur andando in onda in access prime time mantiene una fedeltà quasi religiosa tra i suoi affezionati. Quindi la domanda è: perché non dare a questo pubblico esattamente quello che vuole?
Caterina Balivo ha dimostrato di saper condurre con professionalità, ma forse è arrivato il momento di chiedersi se il format stesso non sia limitante. Il daytime televisivo ha bisogno di continuity narrative, di personaggi che crescono, di storie che si intrecciano. Elementi che un talk show, per sua natura, non può offrire.
Ma allora, questa volta buona quando arriva?
La verità è che Caterina Balivo si trova in una posizione delicata. Da una parte gestisce un programma che funziona “discretamente”, dall’altra opera in una fascia oraria che potrebbe rendere molto di più con contenuti diversi. I dirigenti Rai sembrano accontentarsi di questi risultati, ma è davvero questo l’obiettivo per il servizio pubblico?
Forse il problema non è Caterina Balivo – che rimane una delle conduttrici più preparate del panorama televisivo italiano – ma l’idea stessa che un talk show possa competere con la forza narrativa delle soap opera. Gli americani lo hanno capito da decenni: nel daytime vince chi riesce a creare dipendenza televisiva, non chi intrattiene semplicemente.
La conferma per il 2025 potrebbe essere l’ultima occasione per La Volta Buona di dimostrare di poter crescere davvero. Altrimenti, il rischio è quello di rimanere per sempre il “programma che va bene così”, mentre il pubblico continua a sintonizzarsi su Beautiful per la sua dose quotidiana di melodramma.
Insomma, tra Brooke Logan e Caterina Balivo, per ora vince ancora Los Angeles. Ma tu che ne pensi? È davvero questo il massimo che possiamo aspettarci dal pomeriggio di Rai1, o è il momento di cambiare strategia? Faccelo sapere nei commenti: il dibattito è aperto e, stavolta, vogliamo davvero sentire la tua voce.


