Esiste un tipo di commedia che nasce già con le mani legate. Ha una premessa intelligente, un cast che sulla carta funziona, forse persino l’adattamento di qualcosa che in una versione precedente aveva fatto il suo lavoro, e poi si siede davanti a te per novanta minuti e ti spiega, con tutta la pazienza del mondo, quello che avevi già capito dall’inizio. Ladies First, la nuova commedia Netflix con Sacha Baron Cohen e Rosamund Pike, appartiene a quella categoria con una coerenza quasi ammirevole.
Damien Sachs è un pubblicitario di successo, playboy incallito, abituato a scivolare attraverso la vita su un tappeto di privilegi che nessuno ha mai pensato di togliergli. L’amministratore delegato della sua agenzia, Fred, lo ha appena scelto come successore. Il mondo è stato progettato per rendergli tutto facile, e continuerà a farlo, almeno finché non sbatte la testa su un palo inseguendo Alex Fox, direttrice creativa dell’agenzia, che si è appena licenziata dopo aver sentito per caso qualche commento di troppo. Da quel momento in poi, Damien si risveglia in un mondo in cui i ruoli di genere sono completamente rovesciati: uomini usati come oggetti nelle pubblicità di Burger Queen e Five Gals, ragazzi cresciuti per essere decorativi e utili, Arabia Saudita che ha finalmente concesso agli uomini il permesso di guidare. C’è anche quel dettaglio, sì.
La cosa curiosa è che nei primi venti minuti funziona. Ogni nuovo dettaglio di questa società matriarcale strappa qualcosa tra il sorriso e il riconoscimento: una sacerdotessa che nel corso di un funerale invoca “la Madre, la Figlia e lo Spirito Santo”, con i fedeli che rispondono “a-women”, è il tipo di battuta che fa ridere la prima volta. Il problema è che Ladies First ha trovato quella nota e ha deciso di suonarla finché la tastiera non cede, riproponendo ogni trovata in varianti leggermente diverse fino a quando l’effetto non diventa semplicemente ovvio, poi stancante, poi quasi rassicurante nella sua prevedibilità.
Il film è l’adattamento della commedia francese del 2018 Non sono un uomo facile (disponibile sempre su Netflix), il che spiega lo spirito un po’ bizzarro e piccante dell’insieme, filtrato poi da una sceneggiatura scritta a più mani tra cui Katie Silberman di Booksmart e Cinco Paul di Schmigadoon!. Il risultato è un film che vuole essere satira, poi rom-com, poi satira di nuovo, e che nel finale sceglie la strada più prevedibile disponibile come se l’avesse estratta a sorte.
Il problema più grosso, però, non è il ritmo. È Damien. Baron Cohen lo costruisce nei primi dieci minuti come un personaggio genuinamente antipatico, il che è comprensibile come scelta narrativa, ma rende difficile stare dalla sua parte quando il film lo chiede, e lo chiede spesso. Se non ti importa abbastanza di lui prima della botta in testa, tutta la meccanica emotiva del secondo e terzo atto cigola. Rosamund Pike, nel ruolo di Alex trasformata in una dirigente spregiudicata e sicura di sé nella versione rovesciata del mondo, si diverte visibilmente di più, e si vede, il che non aiuta l’equilibrio dell’insieme.
Poi c’è la questione concettuale, quella che alla fine rimane appiccicata. Ladies First immagina un matriarcato costruito come un patriarcato al contrario: stesse strutture di potere, stesse dinamiche, stessi meccanismi, stesso guardaroba con le etichette che vengono invertite. Una società governata dalle donne da millenni avrebbe davvero replicato le stesse identiche abitudini di una società guidata dagli uomini? Forse il film vorrebbe arrivare proprio lì, e sarebbe anche uno spunto interessante. Il problema è che non si ferma abbastanza su questa domanda. La sfiora, la usa come idea di partenza, ma poi non la approfondisce. Così una satira che avrebbe potuto graffiare sul serio finisce per sembrare soprattutto un rovesciamento dei ruoli un po’ superficiale.
Il paradosso più strano di Ladies First sta nel suo pubblico teorico. È pensato per far capire agli uomini con qualche pregiudizio di troppo come si sente stare dalla parte sbagliata del sistema, il che in astratto è una cosa sensata. Il guaio è che quegli uomini non lo guarderanno mai: l’algoritmo di Netflix non glielo mostrerà, e anche se lo facesse, cliccarci su richiederebbe una curiosità che per definizione non hanno. Lo guarderanno le donne, che ci troveranno qualcosa di parzialmente soddisfacente e parzialmente ovvio, e quegli uomini un po’ woke già convinti che il sistema sia ingiusto, che non hanno bisogno di essere convinti.
Thea Sharrock dirige con mestiere, tenendo il ritmo alto anche quando il materiale comincia a girare a vuoto. Non è un film brutto: è un film che aveva tutti gli ingredienti per essere molto più tagliente, e che si è fermato prima.
Io l’ho guardato convinta che Baron Cohen avrebbe trovato il modo di portarlo su un altro piano, che la Pike avrebbe avuto almeno una scena memorabile, che il finale avrebbe sorpreso. Tre scommesse su tre perse, il che mi mette statisticamente alla pari con i personaggi del film nel fare previsioni accurate.
Hai mai consigliato a qualcuno un film “che ti farà capire come ci si sente” e scoperto poi che quella persona non lo aveva visto?
La Recensione
Ladies First
Ladies First è uno di quei film che si guardano senza rimpianti ma anche senza particolari rimpianti nel non averli visti. La premessa è buona, il cast fa quello che può, Thea Sharrock tiene tutto in piedi con competenza. Il problema è che il film non ha abbastanza coraggio delle proprie idee: costruisce un mondo rovesciato e poi si limita a indicarlo, aspettandosi che basti. Non basta. Sacha Baron Cohen e Rosamund Pike meritavano una sceneggiatura più disposta a rischiare, e il pubblico a cui questo film vorrebbe parlare non lo guarderà comunque. Rimane qualcosa di gradevole e già dimenticato a metà scaletta.
PRO
- Rosamund Pike è la ragione principale per restare svegli: nella versione rovesciata del mondo la sua Alex è l'unico personaggio che sembra davvero godersela, e si vede in ogni scena.
- Se non hai mai visto il film francese da cui è tratto, Non sono un uomo facile del 2018, questo adattamento ti darà almeno la voglia di cercarlo.
CONTRO
- La premessa viene esaurita in fretta e il film continua comunque per altri settanta minuti, spiegando le stesse cose con parole leggermente diverse.
- Damien è antipatico per disegno, ma il film poi ti chiede di tifare per lui, e quella transizione non viene mai preparata abbastanza bene da funzionare.
- Il finale è esattamente quello che ti aspetti dal minuto in cui i due protagonisti si incontrano per la prima volta.
- Se stai cercando una satira con qualcosa da dire sul sistema, Ladies First ti darà la sensazione di leggere un riassunto invece del libro.


