Il film E.T. l’extra-terrestre è uno dei grandi monumenti del cinema moderno. La storia dell’alieno smarrito e dell’amicizia con un bambino ha emozionato milioni di persone. Ma dietro questo personaggio tenero e memorabile c’è un retroscena poco conosciuto, che riguarda un ragazzo reale e una situazione davvero particolare.
Durante le riprese, la troupe di Steven Spielberg si trovò di fronte a un problema tecnico piuttosto serio. Il pupazzo animatronico di E.T. funzionava bene per i movimenti del volto e delle mani, ma non era per nulla convincente nei movimenti del corpo. E.T. doveva camminare, inciampare, muoversi tra gli oggetti e sembrare vivo, ma l’animazione meccanica appariva lenta, rigida e innaturale. Spielberg voleva invece un alieno che sembrasse buffo e fragile, ma anche credibile nei gesti.
La soluzione arrivò in modo del tutto imprevisto, grazie alla segnalazione di una persona esterna alla produzione. Questa persona parlò alla produzione di un ragazzino di undici anni di nome Matthew De Meritt, nato senza le gambe. Matthew non aveva mai recitato in vita sua e non aveva la minima intenzione di diventare famoso, ma possedeva una caratteristica molto particolare: si muoveva con grande naturalezza usando le braccia e le mani al posto delle gambe.
Quando Matthew si spostava sulle mani, il suo corpo assumeva una forma e un ritmo perfetti per dare vita all’alieno. Non era un movimento robotico, ma umano, spontaneo, pieno di equilibrio e allo stesso tempo un po’ goffo, proprio come doveva essere E.T. Spielberg e i suoi collaboratori decisero quindi di provare a inserirlo all’interno del costume.
Il lavoro successivo spettò all’artista degli effetti speciali Carlo Rambaldi, che aveva progettato l’aspetto dell’alieno. Rambaldi modificò il costume in modo che Matthew potesse entrarci, vedere, respirare e muoversi. L’interno del costume fu adattato in maniera comoda e stabile, con un sistema che permetteva al ragazzo di avere una buona visibilità.
A questo punto, per molte delle scene in cui E.T. cammina o si muove negli ambienti domestici, Matthew fu letteralmente il corpo dell’alieno. Per un bambino di undici anni era un compito impegnativo, ma lui lo affrontò con coraggio e naturalezza. I tecnici legavano l’interno del costume alle braccia del ragazzo, così che i movimenti risultassero fluidi e credibili. In altre scene più complesse, il costume veniva indossato da attori adulti molto bassi. Ma ci sono diversi momenti del film in cui dentro il costume c’era proprio Matthew.
Uno degli esempi più famosi è la scena in cui E.T. è ubriaco e inciampa. Quel movimento così tenero e buffo non era opera di una macchina, ma di un bambino vero che si muoveva sulle mani e si lasciava cadere con naturalezza. Proprio grazie a queste scelte tecniche il personaggio risultò così convincente e umano.
La storia di Matthew è ancora più commovente se si pensa a quello che viveva nella sua vita quotidiana. A scuola veniva spesso preso in giro e isolato. La sua condizione fisica lo rendeva oggetto di curiosità e di battute crudeli da parte dei compagni. Partecipare alle riprese di un film così importante fu per lui una piccola rivoluzione. Non diventò una star, non fu intervistato in televisione e non cercò successo. Tornò semplicemente alla sua vita, ma con una nuova sicurezza e con la sensazione di aver fatto qualcosa di bello.
Il film fu un successo mondiale, uno dei più grandi incassi dell’epoca, e divenne un simbolo generazionale. Nessuno, guardando E.T. sullo schermo, avrebbe immaginato che sotto quel costume ci fosse, almeno in certe scene, un bambino senza gambe. Non comparivano titoli che spiegavano questa cosa e nessuno all’epoca parlò di Matthew. Era una storia nascosta sotto il costume, proprio come lui.
Molti anni dopo, alcuni membri della produzione raccontarono l’episodio, e la vicenda di Matthew iniziò a circolare. Non come curiosità da spettacolo, ma come testimonianza umana. Un bambino che veniva bullizzato riuscì a dare vita a uno dei personaggi più amati del cinema, e quella esperienza gli servì per affrontare la scuola e crescere con più forza.
La storia dimostra che il cinema non è fatto solo di tecnologie, effetti speciali e grandi nomi, ma anche di persone normali che fanno cose straordinarie. Senza il contributo di Matthew, E.T. avrebbe avuto un corpo meno credibile e meno tenero. E forse oggi non ricorderemmo questo film nello stesso modo.


