Ci sono storie leggendarie dietro la realizzazione della trilogia de Il Signore degli Anelli di Peter Jackson. Viggo Mortensen che si rompe un dito del piede calciando un elmo degli Uruk-hai. Sean Bean che odiava volare e preferiva scalare montagne a piedi pur di arrivare sul set. E poi c’è la storia di Stuart Townsend, l’attore irlandese che doveva interpretare Aragorn ma fu licenziato all’ultimo momento.
La versione ufficiale? Townsend aveva poco più di vent’anni all’epoca e sembrava troppo giovane per interpretare un ranger di 87 anni (sì, Aragorn ha 87 anni nei libri, anche se non li dimostra). Soprattutto accanto agli hobbit che dovevano sembrare più giovani di lui.
Ma Sean Astin, che interpreta Samwise Gamgee, nel suo libro di memorie del 2004 “There and Back Again: An Actor’s Tale” ha raccontato una versione diversa. E decisamente più pesante.
“Prosciugava l’energia creativa di tutti”
Astin ha descritto Townsend con parole che non lasciano spazio a interpretazioni: la sua presenza sul set risucchiava tutta l’energia creativa. Come se la sua negatività si espandesse e contagiasse tutto il team.
Non proprio il complimento che vorresti ricevere da un collega.
Nel libro, Astin spiega che lui e la sua famiglia provavano compassione per Stuart quando fu licenziato. Perdere un ruolo del genere deve essere devastante. Ma allo stesso tempo, secondo Astin, l’attore se l’era un po’ cercata.
Durante le prove dei costumi, era chiaro che qualcosa non andava. Townsend sembrava completamente fuori posto. Non riusciva a entrare nel personaggio. Non aveva l’aspetto giusto, non trasmetteva la sensazione giusta, e soprattutto non riusciva a spiegare cosa servisse per risolvere il problema.
Peter Jackson e il team provarono ad aiutarlo
Ngila Dickson, la costumista de Il Signore degli Anelli, e lo stesso Peter Jackson cercarono di aiutare Stuart. Ma non servì a niente.
Come racconta Astin: “Stuart non aiutava le cose. Continuavo a chiedermi perché non riuscisse semplicemente a rilassarsi e godersi il processo.”
E qui Astin fa un’osservazione interessante. Secondo lui, l’agonia di Townsend era autentica. Non stava facendo il difficile per capriccio. Era davvero in crisi. “Si vedeva che stava lottando per capire il personaggio, ed era così preso dalla sua lotta interiore che non riusciva a trovare la soluzione.”
Il problema era proprio questo: la sua tensione era così forte che si sentiva nell’aria. E quando sei in una produzione così grande, con centinaia di persone che lavorano insieme, l’atmosfera conta tantissimo.
La pressione del ruolo
Astin ipotizza che forse il problema fosse la pressione. Aragorn non è un personaggio qualsiasi. È uno dei protagonisti assoluti della trilogia. Un ruolo che ti trasforma istantaneamente in una star mondiale e un attore serio per generazioni.
“C’era qualcosa nel modo in cui si rendeva conto dell’importanza del ruolo, che conteneva la promessa di farlo diventare una vera star del cinema per sempre. Forse non riusciva a gestire la pressione. O forse Peter ha deciso che il modo in cui Stuart stava affrontando il ruolo non si sposava con lo spirito della produzione,” scrive Astin.
In pratica, Townsend era troppo dentro la sua testa. Troppo concentrato sulla paura di sbagliare, sulla consapevolezza di quanto fosse grande l’opportunità. E questa ansia lo paralizzava invece di aiutarlo.
L’arrivo di Viggo Mortensen
Alla fine, Townsend fu licenziato e Viggo Mortensen fu chiamato in tutta fretta per sostituirlo. E sappiamo tutti come è andata: Mortensen è diventato Aragorn. Ha fatto suo il personaggio. Ha creato un’icona.
Ma Astin racconta che all’epoca, sul set, il licenziamento di Stuart mise tutti in allarme. Se potevano licenziare l’attore principale dopo che la produzione era già iniziata, significava che nessuno era al sicuro.
“La sicurezza del lavoro non era garantita, e quindi chi era intelligente capiva che era meglio non lamentarsi troppo ogni volta che qualcosa non andava per il verso giusto,” conclude Astin nel libro.
Una lezione per tutti
La storia di Stuart Townsend è triste ma anche istruttiva. A volte un attore può essere bravo, può avere talento, ma semplicemente non essere la persona giusta per quel ruolo specifico. E quando sei in una produzione enorme come Il Signore degli Anelli, dove ogni dettaglio conta, non c’è spazio per errori.
Townsend ha continuato a lavorare dopo Il Signore degli Anelli, ma è chiaro che perdere Aragorn è stato un colpo durissimo. Chissà come sarebbe andata la sua carriera se fosse rimasto nel cast.
Tu cosa ne pensi? Credi che Peter Jackson abbia fatto bene a licenziare Townsend? Riesci a immaginare qualcun altro oltre a Viggo Mortensen nei panni di Aragorn? Scrivilo nei commenti.
Meta descrizione: Sean Astin su Stuart Townsend: “Prosciugava l’energia sul set”. Ecco perché fu licenziato da Il Signore degli Anelli. Scopri la storia
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