C’è un motivo se Leonardo DiCaprio è stato nominato da Time come Entertainer of the Year per il 2025. Non solo per i suoi film, ma anche per le sue opinioni schiette su temi scottanti come l’intelligenza artificiale nell’intrattenimento. E stavolta non ha usato mezzi termini.
La musica AI è brillante ma senz’anima
In un’intervista a Time, DiCaprio ha usato la musica generata dall’AI come esempio perfetto di cosa non funziona con questa tecnologia. “Non hai sentito quei mashup assolutamente brillanti dove ti sembra di ascoltare Michael Jackson che canta come The Weeknd, o una canzone funk di A Tribe Called Quest rifatta con la voce soul di Al Green? È geniale, e dici ‘Wow, figata’”.
Fin qui tutto bene, no? Il problema arriva subito dopo. “Ma poi ha i suoi 15 minuti di fama e si dissolve nell’etere dell’altra spazzatura di internet. Non ha un’ancora. Non c’è umanità, per quanto sia brillante”.
Ed è proprio questo il punto. L’AI può creare cose tecnicamente perfette, ma manca completamente di quella scintilla umana che trasforma un semplice prodotto in arte vera.
L’AI può essere uno strumento, non l’artista
DiCaprio non è completamente contrario alla tecnologia. Riconosce che potrebbe essere “uno strumento di potenziamento per un giovane regista che vuole fare qualcosa che non abbiamo mai visto prima”. Ma c’è una condizione fondamentale: “Qualsiasi cosa che voglia essere autenticamente considerata arte deve venire dall’essere umano“.
Insomma, l’AI come pennello nelle mani di un pittore va bene. L’AI che sostituisce il pittore? No grazie.
Hollywood è preoccupata
DiCaprio non è l’unico a Hollywood a lanciare l’allarme. James Cameron, il papà di Avatar, ha dichiarato che la tecnologia “non prenderà mai il posto” dell’arte umana. Jenna Ortega ha ammesso che “è facile essere terrorizzati” dal potenziale impatto dell’AI sul cinema.
E hanno ragione da vendere. Nel mondo della musica, la situazione è già critica. A luglio, il servizio di streaming Deezer ha rivelato che il 28% della musica aggiunta alla sua piattaforma è completamente generata dall’AI. Praticamente un brano su tre non è stato creato da un essere umano.
Questo mese, l’etichetta di Jorja Smith ha dovuto denunciare pubblicamente una traccia AI che aveva “clonato” la sua voce, dichiarando: “Non possiamo permettere che questa diventi la nuova normalità”. È partita anche una campagna chiamata Spotify Unwrapped, che chiede agli utenti di boicottare la piattaforma per la sua gestione della musica AI.
Il futuro dell’intrattenimento è umano
La posizione di DiCaprio è chiara: la tecnologia può aiutare, ma l’anima dell’arte resta umana. Quei mashup perfetti creati dall’AI possono impressionarti per qualche minuto, ma poi svaniscono. Non li ricordi, non ti emozionano davvero, non significano nulla.
È come la differenza tra una lettera d’amore scritta a mano e un messaggio generato da ChatGPT. Tecnicamente può essere perfetto, ma ti manca quel qualcosa che ti fa battere il cuore.
E tu cosa ne pensi? Ascolteresti consapevolmente musica generata dall’AI o pensi che l’arte debba restare esclusivamente umana? Dicci la tua nei commenti!


