Ogni anno, durante la notte degli Oscar, c’è un momento in cui il vincitore del premio come miglior attore protagonista sale sul palco e tutto sembra ovvio, inevitabile, persino scontato. Non sempre è così – nella storia dell’Accademia ci sono stati premi discussi, controversi, assegnati per ragioni che avevano poco a che fare con la qualità della performance. Ma ci sono anche quei momenti in cui il premio va esattamente all’attore giusto, per esattamente la performance giusta, e nessuno in sala – né in televisione, né nei giorni successivi sui giornali – trova nulla da obiettare.
Queste sono nove di quelle vittorie. Non tutte riguardano i film più famosi della storia del cinema, non tutte riguardano gli attori più popolari, ma tutte hanno una cosa in comune: al momento dell’assegnazione, erano difficilissime da contestare.
Toro scatenato – Robert De Niro (1980)
Partiamo dall’alto, e dal film che molti considerano la prova attoriale più straordinaria dell’intera storia del cinema americano. Robert De Niro aveva già vinto un Oscar per la non protagonista nel Padrino – Parte II, ma la sua vittoria per Toro scatenato è di un’altra categoria. Il film di Martin Scorsese racconta la storia vera di Jake LaMotta, pugile di straordinario talento dentro il ring e uomo profondamente difficile fuori. De Niro non si è limitato a interpretare LaMotta: ha imparato a fare il pugile professionalmente, ha combattuto veri incontri, e poi – in uno dei sacrifici fisici più celebri della storia del cinema – ha ingrassato di oltre 27 chili per girare le scene del personaggio in età più avanzata. Il risultato è qualcosa che va molto al di là del trucco e del costume: è una trasformazione totale, fisica ed emotiva, che ancora oggi lascia senza parole.
Fronte del porto – Marlon Brando (1954)
Marlon Brando aveva già ricevuto tre candidature all’Oscar nei primissimi anni della sua carriera – per Un tram che si chiama Desiderio, Viva Zapata! e Giulio Cesare – senza mai vincere. Nel 1954, con Fronte del porto, il premio arrivò finalmente, e nessuno ebbe nulla da dire. Brando interpreta Terry Malloy, uno scaricatore di porto con un passato da pugile che si trova a dover scegliere tra la lealtà alla criminalità organizzata che controlla il porto e la propria coscienza. È una di quelle performance che non solo alzano il livello di un film già ottimo: lo trasformano in qualcosa di eterno. La scena in auto con il fratello, quella del “avrei potuto essere un campione”, è probabilmente la scena più imitata e citata della storia del cinema americano.
Mezzogiorno di fuoco – Gary Cooper (1952)
Mezzogiorno di fuoco è uno dei grandi film western della storia, ma quello che lo rende davvero speciale è la performance centrale di Gary Cooper. Il film racconta la storia del maresciallo Will Kane, che scopre che un criminale pericoloso è stato rilasciato e sta arrivando in città per vendicarsi. Nessuno degli abitanti vuole aiutarlo. Cooper deve tenere in piedi un intero film praticamente da solo, con pochissimo dialogo e moltissimi primi piani che mostrano la paura, la stanchezza e la determinazione del suo personaggio. La storia si svolge quasi in tempo reale, e la tensione cresce minuto per minuto anche grazie a una presenza scenica che pochi attori hanno saputo costruire nel tempo come Cooper.
Il silenzio degli innocenti – Anthony Hopkins (1991)
La cosa più straordinaria della vittoria di Anthony Hopkins per Il silenzio degli innocenti è che il suo personaggio appare sullo schermo per meno di venticinque minuti in totale. Eppure Hannibal Lecter domina il film dalla prima all’ultima scena, e ogni momento in cui Hopkins appare è così intenso da rendere impossibile distogliere lo sguardo. È una performance costruita sui dettagli – un sorriso, uno sguardo, una pausa nel mezzo di una frase – più che sulle urla o sui gesti grandi. Hopkins ha vinto il premio come attore protagonista nonostante il tempo sullo schermo fosse più simile a quello di un non protagonista, ma nessuno protestò perché la verità era evidente: era lui il cuore di quel film.
Il petroliere – Daniel Day-Lewis (2007)
Se esiste un attore capace di rendere ogni singola performance un evento cinematografico a sé stante, quello è Daniel Day-Lewis. La sua interpretazione di Daniel Plainview in Il petroliere è una di quelle che si vedono e non si dimenticano. Plainview è un uomo ossessionato dal successo, dalla ricchezza e dal potere, disposto a tradire chiunque pur di ottenere quello che vuole durante il boom petrolifero della California di inizio Novecento. Day-Lewis alterna momenti di quiete minacciosa a esplosioni di furia che riempiono completamente lo schermo. La scena finale, con la famosa frase “ho finito” – pronunciata in italiano nella versione originale come “I’m finished” – è diventata uno dei momenti più iconici del cinema degli anni Duemila. Questa è la seconda delle tre statuette vinte da Day-Lewis all’Oscar, la più meritata.
Qualcuno volò sul nido del cuculo – Jack Nicholson (1975)
Jack Nicholson ha vinto tre Oscar nella sua carriera, ma il primo – e il migliore – è quello per Qualcuno volò sul nido del cuculo. Il film è ambientato all’interno di un ospedale psichiatrico, e Nicholson interpreta Randle McMurphy, un paziente ribelle che cerca di svegliare gli altri ricoverati e spingerli a ribellarsi all’infermiera che governa il reparto con mano di ferro. È una performance piena di energia e vitalità, in cui Nicholson alterna momenti di pura commedia a scene di grande intensità drammatica. Il film vinse tutti e cinque i premi principali quella sera – miglior film, miglior regia, miglior attore, miglior attrice e migliore sceneggiatura – e la vittoria di Nicholson fu tra le più sentite di quella lunga notte.
Amleto – Laurence Olivier (1948)
Laurence Olivier non si limitò a recitare in questo Amleto del 1948: lo scrisse per lo schermo, lo produsse e lo diresse. Era già un gigante del teatro shakespeariano, e portare quella competenza davanti alla macchina da presa significava poter controllare ogni singolo aspetto della performance. Il risultato è una delle trasposizioni più riuscite di Shakespeare mai portate sullo schermo, con Olivier che usa magistralmente la voce, il corpo e lo spazio per dare vita a uno dei personaggi più complessi della letteratura mondiale. Il film vinse il premio Oscar come miglior film e miglior attore nella stessa sera, un doppio risultato che Olivier non avrebbe mai più eguagliato ma che lo consacrò definitivamente anche come voce del cinema oltre che del teatro.
Via da Las Vegas (Leaving Las Vegas) – Nicolas Cage (1995)
È difficile parlare di Nicolas Cage senza pensare alla lunghissima lista di film mediocri in cui è apparso nel corso degli anni. Ma quando si parla di Via da Las Vegas – in originale Leaving Las Vegas – si parla di qualcosa di completamente diverso. Cage interpreta un uomo che arriva a Las Vegas con un unico obiettivo: bere fino a morire. Non è una metafora. È quello che il suo personaggio vuole fare, in modo deliberato e consapevole. La performance è intensa, fisicamente totalizzante, e al tempo stesso stranamente tenera nei momenti in cui il personaggio stringe un legame con una donna che ha i propri problemi irrisolvibili. È uno dei film più duri e onesti degli anni Novanta, e Cage lo porta sulle sue spalle dall’inizio alla fine.
Uomo per tutte le stagioni – Paul Scofield (1966)
Uomo per tutte le stagioni è forse il film meno conosciuto di questa lista, ma non per questo meno meritevole. Il film racconta la storia di Sir Tommaso Moro, il cancelliere del re che si rifiutò di riconoscere Enrico VIII come capo supremo della Chiesa d’Inghilterra e di approvare l’annullamento del suo matrimonio. È un dramma storico fondato quasi interamente sul dialogo, con pochissime scene d’azione, e regge tutto grazie alla presenza scenica di Paul Scofield, attore molto più celebre in teatro che al cinema, ma capace qui di una performance di rara profondità e misura. La sua capacità di esprimere la fermezza morale del personaggio senza mai cadere nella retorica è quello che rende questa vittoria pienamente meritata.
Queste nove vittorie raccontano decenni di storia del cinema attraverso le performance che hanno lasciato il segno più profondo. Alcune sono legate a film che tutti conoscono, altre a film che meriterebbero di essere scoperti da molti più spettatori. Ma tutte hanno una caratteristica comune: quando il premio fu annunciato, era impossibile immaginare che potesse andare a qualcun altro.
Qual è secondo te la performance più straordinaria di questa lista, e ce ne sono altre che avresti aggiunto? Lascia un commento e dicci la tua.


