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Le Iene non mordono più come una volta: cosa possono fare per tornare forti come un tempo?

Wonder Channel Redazione di Wonder Channel Redazione
2 Giugno 2026
in Film & Serie TV, Programmi Televisivi
Tempo di lettura 7 minuti
Le Iene non mordono più come una volta cosa possono fare per tornare forti come un tempo

Le Iene sono ancora un marchio potentissimo della tv italiana, ma non sono più quel programma che il giorno dopo trovavi ovunque: al bar, in ufficio, a scuola, nei commenti online, nelle discussioni di famiglia. Oggi vanno avanti, fanno ancora ascolti interessanti in alcune serate, hanno inchieste che ogni tanto bucano la conversazione, però manca qualcosa. Manca quel senso di urgenza che un tempo ti faceva pensare: “Stasera lo guardo, perché magari succede qualcosa”.

Il confronto con il passato è abbastanza duro. Nelle stagioni forti, Le Iene viaggiavano spesso sopra il 13-15% di share medio. La stagione 2006-2007 viene indicata attorno al 15,56%, quella 2007-2008 al 13,99%, il 2009-2010 al 13,22%, il 2010-2011 al 13,57%. Anni in cui Italia 1 poteva ancora permettersi di essere una rete giovane, cattiva, pop, riconoscibile.

Le stagioni recenti raccontano un’altra storia. Nel 2021-2022 la media scende all’8,08%, nel 2022-2023 al 9,22%, nel 2023-2024 al 9,80%, nel 2024-2025 al 10,14%. Non sono numeri da programma morto, attenzione. Però non sono nemmeno numeri da fenomeno culturale. E Le Iene, per natura, dovrebbero essere più di un programma che “si difende”. Dovrebbero mordere.

La domanda allora è semplice: cosa manca davvero?

La conduzione non sembra più un valore aggiunto forte come un tempo

Uno dei nodi riguarda la conduzione. In passato Le Iene hanno avuto volti molto amati e molto riconoscibili: Simona Ventura, Ilary Blasi, Luca e Paolo, Teo Mammucari, la Gialappa’s, Fabio Volo, Alessia Marcuzzi, Nicola Savino. Alcuni più divisivi, certo, ma con una presenza scenica forte e soprattutto con una percezione chiara: erano parte dell’identità del programma.

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Oggi la coppia Veronica Gentili-Max Angioni divide parecchio. Gentili ha un profilo più giornalistico, più serio, più da talk e da approfondimento. Angioni dovrebbe coprire la parte comica e leggera, ma sui social viene spesso criticato. Non da tutti, ovvio. Però nei commenti sotto clip, post e discussioni sul programma torna spesso la stessa sensazione: le sue battute non convincono sempre, la comicità sembra a tratti scollegata dal tono delle inchieste e il ruolo da “spalla comica” non ha la stessa forza dei conduttori storici.

Questo è un problema perché Le Iene vivono di equilibrio. Se fai un servizio durissimo su una truffa, un caso giudiziario o una storia drammatica, poi la leggerezza deve alleggerire senza sembrare appiccicata. Se invece il momento comico viene percepito come debole, rompe il ritmo. E il pubblico oggi perdona poco.

Non basta avere un comico in studio. Serve una conduzione che faccia da colonna vertebrale, non da cornice.

Una parte del pubblico le percepisce troppo schierate

Altro tema delicato: la percezione politica. Una parte degli spettatori oggi accusa Le Iene di essere troppo sbilanciate verso un lato. Non è detto che questa percezione sia sempre fondata servizio per servizio, ma in televisione la percezione pesa quasi quanto il dato reale.

Il programma è nato come creatura irriverente, fastidiosa per tutti. Le Iene storiche davano l’idea di non guardare troppo in faccia nessuno: politici, aziende, truffatori, furbetti, vip, istituzioni, personaggi televisivi. Oggi una parte del pubblico sente meno questa trasversalità. Pensa che alcuni bersagli vengano trattati con più durezza e altri con più prudenza.

E questa cosa, per un programma come Le Iene, è pericolosa. Perché se lo spettatore comincia a pensare “so già da che parte andranno”, perdi sorpresa. Se perdi sorpresa, perdi morso. Se perdi morso, diventi un contenitore come tanti.

La soluzione non è diventare “neutri” in modo finto. L’inchiesta ha sempre un punto di vista. Però il programma dovrebbe tornare a dare l’impressione di poter disturbare chiunque. Destra, sinistra, aziende, influencer, associazioni, vip, amministrazioni locali, grandi gruppi, piccole caste. Nessuno protetto. Nessuno intoccabile.

Il pubblico non vuole solo casino: vuole precisione

Le Iene sono sempre state una miscela strana: inchiesta, satira, denuncia, scherzo, emotività, cronaca, personaggi. Funzionava perché quel caos aveva energia. Oggi però il caos da solo non basta più.

Il pubblico del 2026 è più diffidente. Dopo anni di social, fake news, processi mediatici e video tagliati, la gente chiede prove. Vuole vedere documenti, contraddittorio, fonti, contesto. Non basta più il servizio emozionante con musica tesa e inviato che rincorre qualcuno fuori da un palazzo.

Anzi, quel linguaggio rischia di sembrare vecchio se non è sostenuto da una struttura solida.

Le Iene dovrebbero fare una cosa molto semplice: diventare più trasparenti. Ogni inchiesta importante dovrebbe avere una versione estesa online con documenti, timeline, risposte integrali delle parti coinvolte, materiali extra e aggiornamenti. In tv resti pop, veloce, aggressivo. Online diventi blindato.

Questa sarebbe una differenza enorme rispetto ai social. TikTok ti dà il taglio. Le Iene dovrebbero darti il caso completo.

Il programma deve scegliere meglio le sue battaglie

Uno dei problemi delle puntate recenti è la discontinuità. Ci sono serate con servizi forti, poi altre che sembrano riempite con materiale meno necessario. E un programma come Le Iene non può permettersi troppi servizi che sanno di riempitivo.

Il pubblico torna se percepisce che ogni puntata ha almeno un’inchiesta da ricordare. Non una storia interessante e basta. Una storia che ti fa dire: “Ok, questa dovevo vederla”.

Le puntate speciali di Inside spesso funzionano meglio proprio per questo: un tema chiaro, una promessa precisa, un racconto più verticale. Il caso Garlasco, le grandi truffe, i misteri giudiziari, la criminalità, la sanità, le sette, le dipendenze, le ingiustizie burocratiche. Sono argomenti che il pubblico capisce subito e che possono diventare conversazione.

Forse Le Iene dovrebbero imparare da Inside. Meno puntate contenitore con mille registri e più serate costruite attorno a due o tre grandi blocchi forti. Più identità. Meno dispersione.

Serve una nuova generazione di inviati iconici

Un tempo ricordavi le Iene. Non solo il programma. Le facce. I modi. Le voci. Gli inviati avevano una personalità riconoscibile. Oggi alcuni nomi funzionano, ma manca forse una nuova generazione capace di diventare iconica per il pubblico giovane.

Il problema non si risolve scegliendo persone che “piacciono ai social”. Quello spesso produce l’effetto contrario. Serve gente capace di stare sul campo, reggere il confronto, fare domande scomode, ma anche portare uno stile personale.

Le Iene dovrebbero cercare nuovi volti fuori dai soliti circuiti televisivi. Giornalisti d’inchiesta giovani, creator capaci di documentare bene, persone con competenze reali in temi specifici: salute, giustizia, lavoro, ambiente, tecnologia, criminalità digitale, truffe online.

Il mondo è cambiato. Le truffe non sono più solo il finto mago o il venditore porta a porta. Sono call center, intelligenza artificiale, phishing, finte piattaforme di investimento, influencer marketing opaco, medicina estetica selvaggia, integratori pericolosi, affitti truffa, lavoro grigio nelle aziende creative. Le Iene dovrebbero diventare il programma che ti spiega questi mondi prima che ti fregano.

La strategia: meno nostalgia, più utilità

Per tornare forti, Le Iene non devono copiare se stesse. Sarebbe l’errore peggiore. Il pubblico non vuole una replica del 2007 con luci nuove. Vuole un programma che abbia lo stesso spirito, ma dentro il presente.

La strategia potrebbe essere questa.

Primo: inchieste più documentate. Ogni grande servizio deve poter reggere anche dopo la puntata, quando online iniziano le contestazioni. Se un servizio cade al primo fact checking del pubblico, il danno è enorme.

Secondo: meno sbilanciamento percepito. Non significa fare un colpo alla destra e uno alla sinistra con il bilancino. Significa scegliere storie forti da ogni area di potere, senza lasciare l’impressione di proteggere alcuni mondi e colpirne altri.

Terzo: conduttori più funzionali al programma. Se la comicità in studio non convince, va ripensata. Meglio meno gag, ma più taglienti, più brevi, più legate ai servizi. Le Iene non hanno bisogno di sembrare Zelig tra un’inchiesta e l’altra.

Quarto: più format digitali seri. Non solo clip virali. Podcast investigativi, longform su YouTube, dossier scaricabili, follow-up delle inchieste, rubriche “cosa è cambiato dopo il servizio”. Il pubblico oggi vuole sapere se una denuncia ha prodotto qualcosa. Non vuole solo indignarsi per dieci minuti.

Quinto: nuove battaglie generazionali. Le Iene storiche parlavano a un pubblico che si sentiva giovane e un po’ contro. Oggi dovrebbero parlare a chi vive precarietà, affitti impossibili, truffe digitali, sanità lenta, burocrazia, lavoro sottopagato, dipendenze da smartphone, solitudine, disinformazione, scuola ferma, università costosa. Se intercetti problemi reali, torni utile. Se torni utile, torni necessario.

Il vero rischio è diventare un’abitudine tiepida

Le Iene non sono finite. Questo va detto. Un programma che resta in onda da così tanto tempo, mantiene una media attorno al 10% nelle stagioni recenti e ancora produce speciali capaci di fare rumore non è un cadavere televisivo. Però rischia una cosa forse peggiore: diventare abitudine tiepida.

Il pubblico sa che c’è. Ogni tanto guarda. Ogni tanto recupera una clip. Ogni tanto commenta una polemica. Ma non sente più sempre il bisogno di esserci.

E per Le Iene questo è un problema enorme, perché il loro DNA non è mai stato “compagnia da divano”. Era fastidio, sorpresa, irriverenza, rischio. Era la sensazione che qualcuno potesse bussare alla porta sbagliata con la telecamera accesa.

Oggi quella telecamera deve tornare a fare paura. Ma in modo più intelligente, più preciso, più moderno.

Non basta essere cattivi. Il web è pieno di cattiveria gratuita. Non basta essere indignati. L’indignazione ormai costa zero. Non basta fare servizi lunghi. Anche un video di tre ore può essere inutile se non ha una direzione.

Le Iene devono tornare a essere una cosa diversa: il programma che prende una storia, la verifica, la racconta in modo popolare e poi non la molla finché qualcuno non risponde.

Questa sarebbe la vera rinascita.

Non il ritorno delle vecchie Iene. Il ritorno del motivo per cui le guardavamo.

Tu cosa ne pensi? Alle Iene manca una conduzione più forte, più imparzialità percepita, inchieste più dure o una rivoluzione completa del format? Scrivilo nei commenti.

Tags: Mediaset
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Siamo la redazione del magazine Wonder Channel, stacanovisti per passione. Siamo gli editori del magazine.

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