Lee Cronin – La mummia arriva oggi al cinema e la mia impressione è abbastanza chiara: è un film horror che vuole prenderti a schiaffi fin dai primi minuti. Non cerca di sedurti con l’atmosfera elegante, non ti accompagna piano dentro la storia e non prova neppure a fare il sofisticato. Ti butta addosso rumore, sangue, corpi deformati, tensione e una serie di scene costruite per farti stare scomodo sulla poltrona. Da questo punto di vista, il film sa benissimo cosa vuole essere. Il problema è che, a furia di spingere sempre nella stessa direzione, dopo un po’ mi ha dato la sensazione di esagerare.
La prima cosa che mi viene da dire è che Lee Cronin ha una mano riconoscibile. Si vede che gli piace un horror fisico, sporco, aggressivo, uno di quelli che non ha paura di mostrare troppo. E infatti La mummia non è il classico film che usa il mostro solo come figura mitologica o decorativa. La paura passa molto dal corpo, dalla carne, dal deterioramento, da quella sensazione quasi viscida che certe immagini ti lasciano addosso. In alcuni momenti funziona bene, perché il film ha energia e non si trascina mai come fanno certi horror moderni che sembrano avere paura del proprio genere. Questo, al contrario, ci sguazza dentro.
La storia parte da una situazione che ha subito una sua forza. C’è una famiglia segnata da una sparizione, una ferita che non si è mai chiusa, e a un certo punto quella ferita si riapre in modo ancora più disturbante. Il film usa questa base per mettere insieme dolore, possessione, maledizione e orrore visivo. Sulla carta è una buona idea, perché sposta il racconto su un piano più intimo e meno da avventura archeologica vecchio stile. Non siamo davanti al solito film con tombe, sabbia e misteri raccontati sempre allo stesso modo. C’è qualcosa di più domestico, più familiare, e proprio per questo, più inquietante.
Il punto è che Cronin sembra così preso dalla voglia di alzare la posta a ogni scena da dimenticarsi che anche l’horror ha bisogno di respiro. A me i film che picchiano duro non dispiacciono affatto, anzi. Il problema nasce nel momento in cui ogni sequenza deve essere più estrema della precedente, più rumorosa, più violenta, più disgustosa. All’inizio regge. Poi comincia a diventare un po’ faticoso. Non perché manchino le idee, ma perché il film non sembra sapere bene quando fermarsi. E infatti la durata si sente. Si sente parecchio.
Se fosse stato più asciutto, secondo me, avrebbe lasciato un’impressione migliore. Ci sono immagini forti, scene che restano in testa e un gusto per l’orrore materiale che per gli amanti del genere può essere anche una goduria. Però a un certo punto ho avuto la sensazione che il film continuasse a ripetere il suo effetto principale: ti scuoto, ti sporco, ti faccio sobbalzare, poi ricomincio da capo. E dopo oltre due ore, quella botta iniziale perde inevitabilmente parte della sua forza. È un peccato, perché con una mezz’ora in meno sarebbe stato più cattivo, più preciso e forse anche più memorabile.
C’è però una cosa che gli riconosco volentieri: Lee Cronin – La mummia non è un film codardo. Non cerca di accontentare tutti, non smussa gli angoli per sembrare più elegante e non si vergogna mai di essere un horror sporco, rumoroso e a tratti pure sgradevole. In un periodo in cui spesso il cinema horror vuole spiegarsi troppo, giustificarsi troppo o sembrare più intelligente del necessario, questo film almeno ha la sincerità di presentarsi per quello che è. Vuole farti provare disagio. Vuole scioccarti. Vuole premere sui nervi. E in buona parte ci riesce.
Il cast, più che brillare in senso classico, regge il gioco con convinzione. In un film del genere non servono tanto interpretazioni piene di sfumature quanto facce credibili davanti all’assurdo. E infatti il lavoro degli attori funziona soprattutto perché nessuno sembra prendere la materia alla leggera. Anche nelle scene più folli, il film mantiene un tono serio, quasi ostinato, e questa scelta lo aiuta. Se avesse strizzato l’occhio troppo spesso allo spettatore, sarebbe crollato. Invece tiene la faccia tosta fino in fondo.
Alla fine, il mio giudizio è questo: Lee Cronin – La mummia è un horror che ha personalità, ha coraggio e ha anche una bella dose di cattiveria visiva, ma si porta dietro un difetto grosso, cioè la tendenza a non mollare mai la presa neppure nei momenti in cui dovrebbe farlo. Io l’ho trovato coinvolgente a tratti, sfinente in altri, e nel complesso più efficace nelle singole scene che nell’insieme. Non mi sento di bocciarlo, perché una sua identità ce l’ha eccome. Però non riesco neanche a promuoverlo senza riserve. Mi è sembrato uno di quei film che si ricordano più per l’impatto che per la misura. E forse è proprio questo il suo pregio e il suo limite insieme. Tu uno così lo preferisci senza freni oppure più controllato?
Se ami l’horror fisico, sporco e senza tante buone maniere, un’occhiata gliela darei. Se invece cerchi un film più compatto, più teso e meno martellante, secondo me potresti uscirne un po’ stanco. Se lo vedi, dimmi che impressione ti ha lasciato.
La Recensione
Lee Cronin - La mummia
Un horror feroce, pesante, pieno di immagini forti e con una personalità chiara. Mi ha colpito per energia e cattiveria visiva, ma la durata e l’insistenza continua sugli stessi effetti lo rendono più stancante di quanto dovrebbe essere.
PRO
- Ha una personalità precisa e non sembra un horror fatto con il pilota automatico.
- Spinge molto sul lato fisico e disturbante della paura.
CONTRO
- È troppo lungo per il tipo di storia che racconta.
- Dopo un po’ insiste sempre sugli stessi effetti.


