Nel 2015, quando una veterinaria americana di nome Samar Khan visitò lo zoo di Islamabad in Pakistan, quello che vide la sconvolse. Un elefante enorme, con le zampe incatenate, dondolava la testa avanti e indietro per ore, un movimento ripetitivo che nei pachidermi indica grave sofferenza psicologica. Era Kaavan, un maschio di elefante asiatico che aveva trascorso 35 anni in uno spazio ristretto, senza ombra, senza compagnia. Lo chiamarono “l’elefante più solo del mondo“.
Khan lanciò una petizione su Change.org che raccolse oltre 400mila firme. Il messaggio divenne virale e arrivò fino a Cher, la leggendaria cantante americana e attivista per i diritti degli animali. Quando vide le immagini di Kaavan, Cher non riuscì a restare a guardare. “Non potevo semplicemente vedere quelle foto e non fare nulla”, confessò anni dopo. Quella decisione diede il via a una battaglia durata cinque anni che avrebbe cambiato per sempre il destino di quell’elefante disperato.
La storia di Kaavan era iniziata nel 1985, quando aveva appena un anno. Il governo dello Sri Lanka lo aveva regalato al presidente del Pakistan come dono diplomatico. Dal 1990 aveva vissuto con una compagna, Saheli, ma quando lei morì nel 2012 per un’infezione alla zampa causata dalle catene, Kaavan rimase completamente solo. Il suo corpo senza vita restò nella gabbia per giorni prima che qualcuno lo rimuovesse. Da quel momento, le condizioni mentali di Kaavan peggiorarono drasticamente.
Cher fondò l’organizzazione Free the Wild proprio per salvare Kaavan. Insieme a Mark Cowne, un esperto che in passato aveva spostato 300 elefanti in Sudafrica, iniziò a fare pressioni sul governo pakistano. Ma le autorità non volevano separarsi dalla star dello zoo. Sembrava una battaglia impossibile.
La svolta arrivò grazie a Owais Awan, un avvocato pakistano che portò lo zoo in tribunale per riconoscere i diritti degli animali non umani. Nel maggio 2020, in piena pandemia, l’Alta Corte di Islamabad emise una sentenza storica: Kaavan doveva essere liberato e lo zoo di Marghazar doveva chiudere definitivamente. Il giudice scrisse che Kaavan “sta davvero soffrendo ed è stato sottoposto a dolore e sofferenza non necessari. È solo e l’entità della sua sofferenza è inimmaginabile”.
Cher finanziò personalmente gran parte del trasferimento attraverso Free the Wild, supportata dall’uomo d’affari americano Eric S. Margolis. Il veterinario Amir Khalil dell’organizzazione Four Paws preparò Kaavan per il viaggio: lo mise a dieta (pesava 5,5 tonnellate, troppo per il trasporto), lo abituò alla gabbia di viaggio, guadagnò la sua fiducia. Ci vollero mesi di preparazione.
Il 29 novembre 2020 fu il grande giorno. Cher volò personalmente a Islamabad per assistere alla partenza. Il presidente pakistano Arif Alvi arrivò allo zoo per salutare Kaavan. Un enorme cargo russo Ilyushin Il-76 attendeva all’aeroporto. Cher cantò per Kaavan “A Dream Is a Wish Your Heart Makes”, la canzone di Cenerentola, come saluto commovente. Poi l’elefante fu caricato sull’aereo per un viaggio di 11 ore verso la Cambogia, con uno scalo in India. Durante il volo, i veterinari lo monitorarono costantemente e gli diedero 200 chili di cibo.
All’arrivo a Siem Reap, Cher lo aspettava con un cartello con scritto “Cher Kaavan”. L’elefante venne trasportato al Cambodia Wildlife Sanctuary, una riserva di 10mila ettari con circa 600 elefanti. Dopo un mese di quarantena, Kaavan incontrò tre elefantesse. Il primo contatto fu emozionante: dopo un iniziale timore reciproco, gli elefanti intrecciarono le proboscidi in un gesto di affetto. Kaavan non era più solo.
Oggi Kaavan vive in perfetta salute nel santuario cambogiano. Ha imparato a socializzare con gli altri elefanti, fa il bagno nella piscina, esplora gli spazi aperti della riserva. I veterinari confermano che si è completamente ripreso dai traumi psicologici. Nel luglio 2021, il santuario costruì per lui una “casa nella giungla” con una piscina personale.
La vittoria di Kaavan ha avuto conseguenze importanti: nel settembre 2021, l’Alta Corte di Islamabad vietò per sempre l’importazione di elefanti in Pakistan. Lo zoo di Marghazar è stato chiuso definitivamente e tutti gli animali sono stati trasferiti in santuari. Cher ha dichiarato che il salvataggio di Kaavan è stato “uno dei momenti più belli della mia vita”. Nel 2021 è uscito anche un documentario su Paramount+, “Cher & the Loneliest Elephant”, che racconta tutta la vicenda.
La storia di Kaavan dimostra che a volte la determinazione di una singola persona può cambiare il destino di un essere vivente. E che cinque anni di battaglia possono trasformare l’elefante più solo del mondo in un animale finalmente libero e felice.
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