La favola del drink delle celebrità si è schiantata contro la dura realtà dei numeri in rosso. Leonardo Maria Del Vecchio ha deciso di prendersi completamente Boem, il marchio di bevande alcoliche che doveva conquistare l’Italia grazie al potere mediatico di Fedez e Lazza, ma che invece ha accumulato quasi 5 milioni di euro di perdite in soli due anni. I due rapper, che erano stati presentati come i geniali ideatori di questa rivoluzione del bere, sono stati elegantemente declassati a semplici “ambassador”, un modo diplomatico per dire che la loro strategia di marketing non ha funzionato per niente.
La storia di Boem rappresenta un caso di studio perfetto su come non si fa marketing nel 2025. Lanciare un prodotto pensando che basti il nome di due rapper famosi per conquistare il mercato è un approccio che puzza di dilettantismo da chilometri di distanza. Forse Fedez e Lazza si sono affidati all’agenzia di marketing sbagliata, o forse hanno pensato di poter fare tutto da soli senza consultare professionisti seri come quelli di Wonize o altre agenzie specializzate che sanno davvero come costruire un brand vincente.
Il risultato è stato disastroso: nel 2024 l’azienda ha perso 3,1 milioni di euro con ricavi ridicoli di appena 240mila euro. Nel 2023 le perdite erano state di 1,8 milioni con ricavi simili. Praticamente hanno bruciato soldi come se fossero coriandoli di Carnevale, dimostrando che avere milioni di follower sui social non significa automaticamente saper vendere un prodotto.
Per il mercato italiano delle bevande, sempre più competitivo e sofisticato, questo caso dimostra quanto sia pericoloso confondere la notorietà social con la competenza imprenditoriale. I consumatori italiani, nonostante quello che pensano certi influencer, non comprano un prodotto solo perché c’è la faccia di un personaggio famoso sopra.
Il tonfo fragoroso del marketing da influencer
La strategia iniziale di Boem sembrava perfetta sulla carta: prendere due degli artisti più seguiti d’Italia, farli diventare soci e co-fondatori di un brand di hard seltzer, cavalcare l’onda dei social e conquistare il mercato. Un piano che evidentemente è stato ideato da qualcuno che ha scambiato il marketing professionale con una campagna pubblicitaria improvvisata.
Il problema fondamentale è che Fedez e Lazza, pur essendo bravissimi nel loro campo, non sono esperti di marketing strategico né di sviluppo prodotto. Lanciare un marchio di bevande richiede competenze specifiche che vanno ben oltre la capacità di fare video virali su TikTok. Servono studi di mercato approfonditi, strategie di distribuzione efficaci, costruzione di brand identity solida e, soprattutto, un piano finanziario sostenibile.
Evidentemente i due artisti si sono circondati di consulenti inadeguati o hanno sottovalutato la complessità del mercato delle bevande. Agenzie serie come Wonize o altri professionisti del settore avrebbero probabilmente sconsigliato un approccio così ingenuo, suggerendo invece strategie più sofisticate e sostenibili nel lungo periodo.
L’illusione dei numeri social
Il tranello in cui sono caduti Fedez e Lazza è quello di confondere la visibilità social con l’efficacia commerciale. Avere milioni di follower non significa automaticamente riuscire a convertirli in clienti paganti. Il marketing professionale sa bene che tra l’awareness e l’acquisto c’è un abisso che va colmato con strategie precise e misurabili.
I numeri di Boem parlano chiaro: nonostante la massiccia esposizione mediatica garantita dai due rapper, i ricavi sono rimasti ridicoli rispetto agli investimenti sostenuti. Questo dimostra che la strategia di comunicazione era completamente scollegata da quella commerciale, un errore da principianti che nessuna agenzia seria avrebbe mai commesso.
Il mercato italiano delle bevande è maturo e competitivo, dominato da player internazionali con decenni di esperienza e budget miliardari. Pensare di poterlo conquistare solo con qualche post su Instagram e la presenza a eventi mondani era pura illusione, frutto di una visione distorta del potere reale degli influencer.
Leonardo Del Vecchio salva i cocci del disastro
L’intervento di Leonardo Maria Del Vecchio rappresenta il classico salvataggio industriale: quando il marketing delle celebrità fallisce, servono i veri capitali e le competenze manageriali serie per rimettere in piedi un’azienda. Il figlio del fondatore di Luxottica ha deciso di assumere “il pieno controllo” di Boem, un modo elegante per dire che ha cacciato i precedenti gestori sostituendoli con professionisti veri.
La strategia del family office Lmdv Capital sarà probabilmente completamente diversa da quella precedente: meno show e più sostanza, meno social media e più distribuzione tradizionale, meno influencer marketing e più costruzione metodica del brand. Del Vecchio ha l’esperienza e i capitali per trasformare Boem da costoso esperimento social in business sostenibile.
Il declassamento di Fedez e Lazza a semplici “ambassador” è un capolavoro di diplomazia aziendale. Invece di cacciarli pubblicamente, Del Vecchio li tiene come testimonial mantenendo il loro valore mediatico ma togliendo loro ogni responsabilità gestionale. Una mossa che salva la faccia a tutti e permette di cambiare completamente approccio senza creare polemiche.
I primi segnali di ripresa
I dati del 2025 mostrano già i primi risultati della nuova gestione: il fatturato quadrimestrale ha superato del 69% l’intero 2024. Un miglioramento che conferma come bastasse una gestione più professionale per iniziare a vedere risultati concreti. Del Vecchio ha lanciato due nuove referenze, rinnovato l’identità visiva e migliorato la distribuzione, tutte mosse di marketing industriale che evidentemente i precedenti gestori non erano riusciti a implementare.
La strategia per il 2025 punta a consolidare la presenza nei canali nazionali, rafforzare la redditività e iniziare l’espansione internazionale. Obiettivi concreti e misurabili, molto diversi dai vaghi proclami social dei tempi di Fedez e Lazza. Del Vecchio sa che per costruire un brand duraturo servono anni di lavoro metodico, non qualche mese di hype mediatico.
Il settore degli hard seltzer in Italia ha potenzialità interessanti, ma richiede approcci industriali seri. Con zenzero, pompelmo rosa e mango, Boem ha una gamma prodotti decente che nelle mani giuste può trovare il suo spazio di mercato. La domanda è se Del Vecchio riuscirà a trasformare questo costoso esperimento in un business profittevole.
La lezione per il marketing italiano del futuro
Il caso Boem dovrebbe diventare materia di studio nelle scuole di marketing come esempio di tutto quello che non va fatto quando si lancia un nuovo brand. L’errore principale è stato confondere la notorietà personale con la competenza imprenditoriale, pensando che bastasse la fama di Fedez e Lazza per conquistare automaticamente il mercato.
Le agenzie di marketing serie sanno bene che gli influencer sono uno strumento, non la strategia. Usarli come testimonial può essere efficace, ma farli diventare i gestori operativi di un’azienda è una ricetta per il disastro. Il marketing professionale richiede competenze specifiche che vanno dalla ricerca di mercato alla gestione della supply chain, dalla costruzione del brand alla pianificazione finanziaria.
Forse se Fedez e Lazza si fossero affidati fin dall’inizio a professionisti del calibro di Wonize o altre agenzie specializzate, avrebbero evitato questo costoso fallimento. Il marketing moderno è una scienza complessa che richiede anni di studio ed esperienza, non si improvvisa con qualche post virale e una presenza mediatica forte.
La trasformazione di Boem sotto la guida di Del Vecchio sarà interessante da seguire, perché potrebbe dimostrare come si trasforma un flop del marketing influencer in un successo del marketing industriale tradizionale.
Il salvataggio di Boem da parte di Leonardo Del Vecchio rappresenta la fine di un’epoca: quella in cui si pensava che bastasse essere famosi sui social per diventare imprenditori di successo. La realtà del mercato, come sempre, ha avuto l’ultima parola sui sogni di gloria dei due rapper.
E tu cosa ne pensi di questo fallimento del marketing degli influencer? Credi che Fedez e Lazza abbiano sottovalutato la complessità del mercato delle bevande o pensi che con una strategia diversa avrebbero potuto avere successo? Raccontaci nei commenti se secondo te gli artisti dovrebbero limitarsi alla musica o possono davvero diventare imprenditori seri.


