C’è qualcosa di quasi crudele nella storia di Leonardo DiCaprio e gli Oscar. L’uomo ha aspettato decenni per vincere il primo premio – arrivato nel 2016 con Revenant dopo candidature rimaste a mani vuote per Titanic, The Aviator, The Departed e Django Unchained – e ora che ha già la statuetta in casa sembra condannato a tornare ogni volta con una performance straordinaria e ad alzarsi solo per applaudire qualcun altro.
Nella notte degli Oscar 2026, DiCaprio era candidato come miglior attore protagonista per Una battaglia dopo l’altra, il film di Paul Thomas Anderson che ha poi vinto il premio come miglior film dell’anno con sei statuette totali. Il film ha dominato la serata. Ha vinto la regia, il montaggio, la sceneggiatura, il casting, l’attore non protagonista. Ha vinto tutto tranne il premio per il protagonista che reggeva l’intera storia sulle sue spalle. Quella statuetta è andata a Michael B. Jordan. E DiCaprio è rimasto seduto.
Nel film interpreta Bob Ferguson, ex militante rivoluzionario di un gruppo chiamato French 75 che nel passato ha lottato contro le deportazioni degli immigrati al confine tra Messico e Stati Uniti. Quando il film comincia, sono passati sedici anni da quella vita. Bob è un uomo segnato, con capelli e barba incolti, che vive in clandestinità con la figlia adolescente in un equilibrio fragile e provvisorio. Quando il colonnello suprematista Steven J. Lockjaw – interpretato da Sean Penn – rapisce la ragazza, Bob è costretto a tornare in battaglia, a rimettere insieme i vecchi compagni e a fare i conti con tutto quello che aveva cercato di lasciare alle spalle.
È un personaggio che richiede all’attore di stare in scena con una malinconia nervosa costante, di mostrare la stanchezza di chi ha creduto in qualcosa e poi ha visto tutto sgretolarsi, di essere contemporaneamente ridicolo e commovente, grottesco e autentico. DiCaprio ha dichiarato di essersi ispirato a Jeff Bridges nel Grande Lebowski e ad Al Pacino in Quel pomeriggio di un giorno da cani, e lo si sente in ogni scena. C’è un uomo che porta su di sé il peso di una vita intera senza mai farlo diventare puro melodramma. La critica lo ha premiato con numeri che parlano chiaro: il film segna il 94% su Rotten Tomatoes con un voto medio di 8,9 su 10, e Steven Spielberg aveva già definito tutto il progetto “pazzesco” ancor prima degli Oscar.
La stranezza della notte degli Oscar 2026 è proprio questa: il film di Paul Thomas Anderson ha convinto l’Academy in modo schiacciante. I votanti hanno detto che quella storia, quel mondo, quella regia erano i migliori dell’anno. Ma hanno poi assegnato il premio per la recitazione a un film diverso. C’è una logica in questo – Michael B. Jordan in Sinners ha dato una prova straordinaria, doppia e fisicamente impegnativa, e la sua vittoria è tutt’altro che immeritata. Ma rimane il fatto che DiCaprio ha tenuto in piedi il film vincitore dell’Oscar come miglior film dell’anno, e che senza di lui quella storia non avrebbe avuto lo stesso peso.
DiCaprio ha ora alle spalle una serie di mancate vittorie che nella storia del cinema ha pochi paragoni. Aveva 22 anni quando non vinse per Titanic nel 1998. Poi vennero le candidature davvero dolorose: The Aviator, The Departed, Django Unchained, tutte performance di altissimo livello in anni in cui la concorrenza era feroce. Quando finalmente vinse con Revenant nel 2016, il web esplose di gioia collettiva come se fosse una liberazione per tutti, non solo per lui.
E ora, a dieci anni da quella vittoria, DiCaprio torna con forse il personaggio più complesso e originale della sua carriera – un ex rivoluzionario stanco, sconnesso dal presente, capace di far ridere e commuovere nella stessa scena – e torna a casa senza premio. Il conduttore Conan O’Brien ha persino creato un meme su di lui in diretta durante la cerimonia, un modo gentile ma preciso per riconoscere quello che tutti stavano pensando.
Vale anche la pena ricordare un dettaglio di produzione: DiCaprio era già stato cercato da Anderson quasi trent’anni prima per il ruolo di protagonista in Boogie Nights. Non andò in porto allora. Quando finalmente si sono incontrati per questo progetto, DiCaprio ha accettato guadagnandosi 25 milioni di dollari, una cifra che ha convinto la Warner Bros. a sbloccare il budget più alto di tutta la carriera del regista – 130 milioni di dollari. Tutto per costruire qualcosa di grande. E il film grande lo è stato. L’Oscar all’attore, però, è andato altrove.
Il secondo Oscar di DiCaprio prima o poi arriverà. Quella carriera è troppo solida per non trovare un’altra notte giusta. Ma questa, con il film dell’anno sulle spalle, sembrava quella giusta più di tante altre.
Pensi che DiCaprio avrebbe meritato il secondo Oscar con Una battaglia dopo l’altra, o la vittoria di Jordan era quella corretta? Lascia un commento.


