Ti ricordi quando pensavi che il 2025 sarebbe stato un anno normale? Ecco, poi è arrivato Pluribus e nell’episodio 6 John Cena ti spiega con un sorriso perché un’entità aliena ha bisogno di frullare cadaveri umani per sopravvivere. Benvenuto nel 2025, dove il cannibalismo diventa una questione di sostenibilità alimentare.
Cosa succede nell’episodio 6 di Pluribus?
Per chi non ha visto la serie di Vince Gilligan su Apple TV+, facciamo un riassunto veloce. Un virus alieno ha trasformato quasi tutta l’umanità in una mente collettiva chiamata “Gli Altri”. Sono pacifici, felici, collaborativi. Ma c’è un piccolo problema: sono oltre 7 miliardi di bocche da sfamare e non possono uccidere animali o raccogliere piante. Possono mangiare solo quello che “cade naturalmente”, tipo una mela che si stacca da sola dall’albero.
Carol Sturka (Rhea Seehorn), una delle poche immuni, nell’episodio 5 ha scoperto qualcosa di orribile in un magazzino: corpi umani impacchettati e vasche enormi dove vengono lavorati i cadaveri. Nell’episodio 6, intitolato “HDP” (Human Derived Protein, ovvero Proteine di Origine Umana), scopre la verità completa.
John Cena e la lezione di nutrizione più assurda della storia
Invece di nascondere la cosa, Gli Altri hanno preparato un video esplicativo. E chi meglio di John Cena può spiegare il cannibalismo alieno con il sorriso? Nel video, Cena appare e dice: “Ciao Carol, siamo John Cena e siamo qui per rispondere ad alcune domande che potresti avere riguardo la nostra fornitura di cibo”.
Il ragionamento è agghiacciante ma logico. Gli Altri non possono uccidere nulla, ma ogni giorno muoiono naturalmente circa 100.000 persone tra incidenti e cause naturali. Quei corpi, invece di essere seppelliti o cremati, vengono trasformati in un liquido nutriente conservato nei cartoni del latte. Ogni mezza pinta contiene 300 calorie, e contiene dall’8 al 12% di HDP, il resto è cibo in scadenza recuperato.
Cena conclude con una frase che ti resta appiccicata addosso: “Teniamo caro il ricordo di queste persone e apprezziamo il loro sacrificio. Se potessimo scegliere, sceglieremmo di consumare HDP? No. Ma non ci resta altra scelta“.
La domanda vera: il cibo sulla Terra può davvero finire?
Ora arriviamo al punto. Pluribus usa questa premessa distopica per sollevare una domanda reale: con così tante bocche da sfamare, il cibo sulla Terra può finire? La risposta è complicata e, sorpresa sorpresa, non rassicurante.
I dati delle Nazioni Unite sono chiari. Nel 2023, circa 733 milioni di persone hanno sofferto la fame. Una persona su undici nel mondo, una su cinque in Africa. Il Rapporto Globale sulle Crisi Alimentari del 2024 parla di 282 milioni di persone in situazione di fame acuta in 59 paesi. Il numero è in aumento costante da sei anni.
Ma ecco il paradosso: il cibo non manca. A livello globale, produciamo abbastanza cibo per sfamare tutti. Il problema è la distribuzione. Fino a un terzo del cibo prodotto viene sprecato prima di arrivare ai consumatori. Buttiamo via tonnellate di cibo perché non è abbastanza redditizio venderlo, mentre milioni di persone muoiono di fame.
I veri problemi: conflitti, clima e disuguaglianza
Il Rapporto delle Nazioni Unite indica tre cause principali della crisi alimentare. I conflitti armati sono al primo posto: nel 2024, circa 140 milioni di persone in 20 paesi hanno sofferto la fame a causa di guerre. Sudan, Gaza, Sud Sudan, Haiti, Mali. Posti dove la gente muore di fame mentre intorno ci sono combattimenti.
Gli shock economici sono il secondo fattore. Inflazione, svalutazione delle monete, aumento dei prezzi del grano e dei fertilizzanti. La guerra in Ucraina ha fatto schizzare i prezzi globali, ma anche prima della guerra i prezzi stavano salendo. Tra il 2020 e oggi, i fertilizzanti sono aumentati del 202%, la benzina del 49%, il cibo in media del 33%.
Infine, i cambiamenti climatici. Siccità, inondazioni, eventi estremi stanno distruggendo i raccolti in tutto il mondo. E i paesi più colpiti sono quelli che hanno meno responsabilità nel causare il cambiamento climatico.
Il futuro è davvero così tetro?
La buona notizia? Non siamo ancora al punto di Pluribus dove dobbiamo frullare i morti. La cattiva notizia? Stiamo andando nella direzione sbagliata. Nel 2023, 2,33 miliardi di persone hanno affrontato un’insicurezza alimentare da moderata a grave. Quasi un terzo dell’umanità.
E il problema non è la mancanza di cibo, è il sistema. Paesi poveri che esportano cibo mentre la loro popolazione muore di fame. Multinazionali che speculano sui terreni agricoli. Monocolture che devastano il suolo per profitti a breve termine. È un problema di distribuzione, di accesso, di giustizia economica.
Il mondo produce abbastanza cibo per sfamare 10 miliardi di persone. Siamo 8 miliardi. Eppure 733 milioni hanno fame. Pluribus esagera con i frullati di cadaveri, ma la domanda di fondo è reale: quanto può durare un sistema così ingiusto?
La lezione di Pluribus
Vince Gilligan non fa serie per caso. Come in Breaking Bad e Better Call Saul, anche in Pluribus le conseguenze contano più dello shock. Il cameo di Cena non è lì solo per far parlare sui social. È lì per farti chiedere: se fossimo davvero costretti a scegliere tra sopravvivere e mantenere la nostra umanità, cosa sceglieremmo?
La serie pone una domanda ancora più scomoda: preferiresti un mondo dove nessuno ha fame ma nessuno è più davvero se stesso, o il nostro mondo dove miliardi soffrono ma almeno siamo liberi? Non è una domanda facile.
E tu, cosa ne pensi? Il cibo sulla Terra può davvero finire o è solo colpa di come lo distribuiamo? Dicci la tua nei commenti, ma prima vai a vedere Pluribus episodio 6. Anche solo per il cameo più assurdo dell’anno.


