Lino Banfi ha raccontato uno dei momenti più bui della sua vita: da giovane, dopo un’umiliazione subita sul palco, pensò di farla finita dietro le quinte, ma suo fratello maggiore capì tutto e lo fermò in tempo. L’attore lo ha confessato durante Radio 2 Stai Serena, il programma condotto da Serena Bortone e Max Cervelli su Rai Radio 2, dove era ospite per presentare il libro 90, non mi fai paura, edito da HarperCollins. Una frase, quella su suo fratello, che colpisce forte perché arriva da un uomo che per decenni abbiamo associato alla risata, alla battuta pronta, alla leggerezza popolare.
Banfi ha ricordato un episodio della sua giovinezza, quando si esibiva facendo imitazioni di cantanti. Era ancora lontanissimo dalla fama, dai film cult, da Nonno Libero, dai tormentoni entrati nel linguaggio comune. Era un ragazzo che cercava di farsi strada su palchi difficili, davanti a pubblici non sempre teneri. E proprio dopo una di quelle esibizioni accadde qualcosa che lo segnò: un uomo ubriaco gli tirò in faccia delle scorze di fichi d’India. Un gesto crudele, umiliante, di quelli che magari per chi li compie durano un secondo, ma per chi li subisce possono restare addosso per anni.
La parte più dura del racconto arriva subito dopo. Banfi spiegò di essersene andato dietro il palcoscenico, così ferito da non aspettare nemmeno l’applauso. Lì vide delle corde alte e iniziò a pensare di salirci. Non serve aggiungere teatralità a una cosa del genere, perché basta immaginare la scena: un ragazzo solo, appena umiliato, convinto forse di non valere abbastanza, e quel silenzio dietro le quinte che diventa enorme. Poi arrivò suo fratello maggiore. Si accorse che Lino non tornava, capì il pericolo e lo prese in tempo. Banfi ha raccontato che stava quasi per dargli uno schiaffo, probabilmente più per paura che per rabbia.
È un ricordo tremendo, ma anche molto umano. Perché ci ricorda una cosa che spesso dimentichiamo: gli artisti comici non nascono con la corazza. Anzi, a volte la comicità è proprio il modo con cui certe persone imparano a sopravvivere alla vergogna, al rifiuto, alla fatica. Banfi ha fatto ridere generazioni intere, ma dietro quel sorriso c’era anche un ragazzo che aveva conosciuto la fame, la precarietà, le porte chiuse e la paura di non farcela.
Durante l’intervista, l’attore ha ripercorso diversi passaggi della sua vita: gli anni della guerra, il seminario, gli inizi faticosi nello spettacolo, l’amore per la moglie Lucia, scomparsa nel 2023 dopo una lunga malattia. Ha ricordato anche i tempi in cui lei aveva un negozio da parrucchiera e lui tornava tardi dopo gli spettacoli, stanco, mentre in casa si cercava di andare avanti con poco. Non erano ancora gli anni del successo. Erano gli anni in cui il sogno aveva più debiti che applausi.
C’è un dettaglio tenerissimo e doloroso nel racconto ripreso dalle testate: Banfi cantava alla figlia Rosanna “Vedrai, vedrai che cambia”, e lei, ancora piccola, gli chiedeva quando avrebbero mangiato la bistecca. Una frase da bambina, detta magari senza cattiveria, ma per un padre deve essere stata una pugnalata. Perché dietro la carriera di un artista che prova a emergere c’è anche questo: la paura di portare a casa troppo poco, di non essere abbastanza, di deludere chi ti ama.
E forse proprio per questo la confessione sul fratello ha colpito tanto. Non è solo il racconto di un gesto disperato sfiorato. È il racconto di un’intera stagione della vita di Banfi, quella in cui il successo sembrava lontano e ogni umiliazione rischiava di diventare definitiva. Oggi lo guardiamo come una figura familiare, quasi domestica. Per molti italiani Lino Banfi è quello delle commedie, delle battute in pugliese, di Oronzo Canà, di Nonno Libero. Ma prima di diventare un volto rassicurante, è stato un ragazzo fragile che un giorno ha avuto bisogno che qualcuno lo vedesse davvero.
E suo fratello lo vide.
Questa è la parte che resta. Non il titolo “choc”, non il dettaglio più drammatico, non la morbosità del momento. Resta l’immagine di un fratello che capisce prima degli altri. Che nota un’assenza. Che va dietro il palco. Che prende Lino per fermarlo, forse con la goffaggine ruvida di chi non sa trovare le parole giuste, ma sa fare la cosa giusta. A volte salvare qualcuno non è un discorso perfetto. È arrivare in tempo.
Banfi, a 90 anni, sta raccontando la propria vita con una sincerità che spiazza. Non prova a costruirsi addosso la figura dell’anziano sempre sereno, sempre pacificato, sempre pronto alla battuta. Ha parlato anche di scrupoli, rimorsi, paura, dolore. Ed è proprio questo a renderlo ancora più vicino. Perché l’affetto del pubblico non nasce solo dalla risata, ma anche dalla sensazione di conoscere una persona vera, con le sue crepe.
In fondo, questa confessione cambia anche il modo in cui guardiamo la sua comicità. Non la rende meno divertente. La rende più profonda. Perché sapere che dietro certe risate c’erano sacrifici, ferite e momenti di buio non cancella la leggerezza: la illumina da un’altra parte.
Lino Banfi ha fatto ridere l’Italia per una vita intera. Ma questa volta, raccontando il fratello che lo salvò, ci ha ricordato quanto possa essere fragile anche chi sembra nato per farci sorridere.
Tu cosa ne pensi di questo racconto di Lino Banfi e del ruolo che suo fratello ha avuto nella sua vita? Scrivilo nei commenti e dimmi la tua.

