A quasi novant’anni suonati, Lino Banfi continua a stupire tutti con una vitalità che farebbe invidia a molti quarantenni. Il nonno d’Italia, direttamente dalle sue vacanze al Circeo, ha rivelato a Fanpage.it dettagli esplosivi sui suoi prossimi progetti cinematografici e ha finalmente chiarito una volta per tutte quella che è stata una delle questioni più dibattute del cinema italiano degli ultimi mesi: il vero rapporto con Alvaro Vitali.
Due progetti che promettono di essere due autentiche bombe, come li definisce lui stesso con quella schiettezza che lo contraddistingue da sempre. Il primo è un lungometraggio insieme al duo comico pugliese Pio e Amedeo, dove vestirà i panni di un ex professore di filosofia alle prese con i primi segnali dell’Alzheimer. Il secondo è un docufilm autobiografico diretto da Marco Spagnoli che dovrebbe approdare direttamente su Rai1, senza passare per il cinema.
Ma la parte più succosa dell’intervista riguarda senza dubbio le dichiarazioni su Alvaro Vitali, scomparso lo scorso giugno e con cui Banfi aveva condiviso il set di innumerevoli pellicole durante gli anni d’oro del cinema commedia italiana. Con una franchezza disarmante, l’attore pugliese ha tagliato corto su tutte le speculazioni: “Io non ero un suo amico. Lavoravamo insieme, ma non ci siamo più visti”. Una rivelazione che ha fatto tremare i fondamenti di quello che molti consideravano uno dei sodalizi artistici più iconici del nostro cinema.
La comparazione che fa Banfi è illuminante e dimostra una lucidità cinematografica rara: “Anche tra Totò e Peppino non c’era un grande rapporto d’amicizia. Anche tra gli stessi Eduardo e Peppino, che erano addirittura fratelli, non c’era un grande rapporto d’amicizia”. Un’analisi che svela come dietro le quinte del grande schermo spesso si celino dinamiche completamente diverse da quelle che il pubblico immagina.
Il nuovo film con Pio e Amedeo: quando la commedia incontra l’Alzheimer
Partiamo dal progetto che più incuriosisce: “Oi vita mia!” il film con Pio e Amedeo che segna una svolta importante nella carriera del duo foggiano. Banfi non nasconde la sua ammirazione per i due comici: “Stavano aspettando il momento giusto per dare una botta di serietà alla loro professione, per dimostrare che non sono solo quei dissacranti che sono”.
Il ruolo che interpreta è particolarmente delicato e dimostra la maturità artistica raggiunta dall’attore pugliese: un ex professore di filosofia in una casa di riposo che si confronta con i primi segnali dell’Alzheimer. “Non è convinto ancora se è già nell’Alzheimer, se ci è vicino, se sta per arrivare”, spiega Banfi con quella spontaneità che lo rende unico nel panorama attoriale italiano.
Si tratta di un tema cinematograficamente complesso, che richiede un approccio registico particolare e una sensibilità interpretativa non comune. La scelta di affidare questo ruolo a Banfi dimostra come il cinema italiano stia finalmente riconoscendo le sue qualità drammatiche, spesso oscurate dalla popolarità dei suoi personaggi comici.
“Lino d’Italia”: il docufilm che rompe gli schemi
Il secondo progetto è ancora più ambizioso e personale. Si tratta di un docufilm autobiografico che Banfi ha voluto realizzare “quando sono vivo, che se lo facciamo da morto…”. Una logica inoppugnabile che nasconde però una profondità narrativa sorprendente.
Diretto da Marco Spagnoli, regista specializzato in documentari premiati, il film si chiamerà “Lino d’Italia. Storia di un ITALIENO” e promette di essere tutt’altro che un prodotto convenzionale. Banfi stesso lo definisce un “largometraggio”, neologismo che conia per distinguerlo dai formati tradizionali: “non è né lungometraggio, né cortometraggio. È un largo della mia vita”.
La parte più interessante dal punto di vista cinematografico è la scelta narrativa adottata: Banfi interpreta se stesso, suo padre e Pasquale Zagaria (il suo vero nome), creando un dialogo a tre voci tra i diversi aspetti della sua personalità. Una soluzione registica audace che permette di esplorare la psicologia del personaggio attraverso una struttura drammaturgica originale.
La verità su Alvaro Vitali: quando l’amicizia non c’entra nulla
Arriviamo al capitolo più delicato e rivelatore dell’intervista. Le dichiarazioni su Alvaro Vitali hanno fatto rumore perché demoliscono uno dei miti più radicati del cinema italiano: l’amicizia tra i protagonisti delle commedie sexy degli anni Settanta e Ottanta.
Banfi è cristallino nel ricostruire i fatti: quando Vitali lo accusava di non averlo aiutato abbastanza, la realtà era molto diversa. “Avevo proposto lui per Medico in famiglia, ma i produttori non l’hanno voluto, che ci posso fare?”. Una testimonianza che getta una luce completamente nuova su dinamiche che il pubblico non conosceva.
La spiegazione del “caso Edwige Fenech” è altrettanto illuminante: “Lui diceva: ‘È venuta in Italia, è andata da Lino e non mi ha detto niente’. Ma perché la Fenech avrebbe dovuto dire ad Alvaro Vitali che veniva da me, se lo conosceva appena?”.
Il parallelo con i grandi del passato
Il raffronto che Banfi fa con i mostri sacri del teatro e del cinema italiano è cinematograficamente prezioso. Citare il rapporto tra Totò e Peppino De Filippo, o quello tra Eduardo e Peppino, significa toccare le fondamenta stesse della tradizione comica italiana.
“Nel nostro caso, poi, capitava che stavi per tre anni senza fare un’altra cosa insieme, non è che in quei tre anni ci vedevamo o andavamo a cena”, spiega con quella semplicità che spesso nasconde verità profonde. Una dinamica produttiva tipica del cinema di genere italiano, dove gli attori venivano “confezionati” in coppie per sfruttare il successo commerciale.
Il banfismo: quando nasce un nuovo linguaggio cinematografico
Impossibile non parlare del “banfismo”, termine coniato dal giornalista Massimiliano Bianconcini nel suo trattato “Dalla parte di Lino”. Cinque centinaia di pagine dedicate all’analisi dei personaggi banfiani, senza parlare della vita privata dell’attore ma concentrandosi esclusivamente sulla sua produzione cinematografica.
La definizione che ne dà lo stesso Banfi è significativa: “Lui, senza parlare di Lino Banfi, della mia carriera, della mia famiglia, niente di tutto questo, parla dei personaggi che io ho rappresentato”. Un approccio critico che riconosce l’autonomia artistica dei suoi personaggi rispetto alla persona che li interpreta.
Anche Papa Francesco aveva compreso questa peculiarità: “Tu hai inventato un genere, un modo di parlare, per questo la gente ti vuole bene”. Un riconoscimento che va oltre l’aspetto religioso e tocca l’antropologia culturale del nostro Paese.
L’eredità cinematografica di un’icona
A quasi novant’anni, Lino Banfi continua a essere un caso di studio per chi si occupa di cinema popolare italiano. La sua capacità di reinventarsi, passando dalla commedia sexy al cinema familiare senza perdere la propria identità artistica, rappresenta un unicum nel panorama nazionale.
I suoi prossimi progetti dimostrano come sia possibile invecchiare mantenendo quella curiosità creativa che è il vero motore dell’arte cinematografica. Dal ruolo drammatico con Pio e Amedeo al docufilm introspettivo, Banfi continua a esplorare territori narrativi nuovi senza rinnegare il proprio passato.
E tu cosa ne pensi delle rivelazioni di Lino Banfi su Alvaro Vitali? Credi che sia giusto separare i rapporti professionali da quelli personali nel cinema, oppure pensi che dietro le grandi coppie artistiche ci debba essere per forza un’amicizia vera? Facci sapere la tua opinione nei commenti!
