Mediaset sta per fare una delle scommesse più rischiose della sua storia recente nel mondo dei reality, e la notizia sta già facendo discutere moltissimo. L’Isola dei Famosi – uno dei programmi più longevi della televisione italiana, arrivato alla sua ventesima edizione – sarebbe pronto a stravolgere completamente il proprio formato per provare a copiare quello che funziona benissimo altrove. Il modello a cui guarda Canale 5 è Pechino Express. Il problema è che i due programmi sono così diversi che quello che funziona per uno potrebbe affossare definitivamente l’altro.
Per capire cosa sta succedendo bisogna partire da un numero: 1.829.000 spettatori di media. È questo il risultato dell’edizione dell’Isola dei Famosi condotta da Veronica Gentili nel 2025, la meno vista nella storia del programma. Un disastro in termini di ascolti che ha costretto Mediaset a ripensare tutto, e il piano che starebbe prendendo forma è radicale. L’idea è abolire la puntata settimanale in diretta – e quindi lo studio, la conduttrice ferma in piedi dietro al bancone, gli opinionisti, i collegamenti satellitari dall’Honduras con i ritardi tecnici che tutti conoscono – e sostituire tutto con un formato montato, costruito intorno alle immagini più efficaci, senza la pressione della diretta. Esattamente come funziona Pechino Express.
Le riprese della ventesima edizione dovrebbero partire a giugno. Se il piano verrà confermato, sarà l’edizione più sperimentale e più rischiosa nella storia dell’Isola – un programma che ha accompagnato generazioni di telespettatori italiani e che adesso si trova davanti a una scelta che somiglia molto a un’ultima spiaggia.
Perché Pechino Express funziona e l’Isola no
Per capire se questo piano ha senso bisogna capire perché Pechino Express funziona così bene. Il reality condotto da Costantino Della Gherardesca – uno dei conduttori più sottovalutati e al tempo stesso più efficaci della televisione italiana – è un’anomalia nel panorama dei reality nazionali. Non c’è diretta, non c’è studio, non ci sono opinionisti pagati per alimentare polemiche artificiali, non c’è il televoto che decide le sorti dei concorrenti settimana per settimana. C’è il mondo, c’è il viaggio, c’è l’imprevedibile.
In ogni edizione Pechino Express attraversa paesi diversi – quest’anno è la tredicesima edizione targata Sky – e cambia continuamente scenario, interazioni, sfide. I concorrenti si misurano con posti che non conoscono, con persone che non si aspettavano di incontrare, con situazioni che nessuno sceneggiatore avrebbe potuto inventare. È un programma che non si ripete mai veramente uguale a se stesso, e questa è la sua forza principale.
L’Isola dei Famosi, per quanto ci si provi, è esattamente il contrario. Lo schema è lo stesso da vent’anni: un’isola tropicale, qualche decina di personaggi più o meno famosi, le prove per il cibo, le nomination, i litigi per una manciata di riso, l’eliminato di turno. Che tu la guardi nell’edizione del 2004 o in quella del 2025, la struttura di fondo è identica. E questo, nella televisione contemporanea, è un problema enorme.
Abolire la diretta e montare il tutto come un programma pre-registrato non risolve questo problema strutturale. Lo schema rimane quello che è – stessa location, stesse dinamiche, stessa prevedibilità di fondo – ma perde anche l’unico elemento che in certi momenti della sua storia aveva reso l’Isola interessante: la diretta come teatro dell’imprevedibile, con i confronti in studio, le sorprese, i momenti di televisione genuina che solo la diretta sa produrre.
Il precedente de La Talpa che nessuno ha dimenticato
C’è un precedente recente che dovrebbe preoccupare Mediaset più di qualsiasi altra considerazione, e si chiama La Talpa. Nel 2024 il programma è stato riesumato dopo sedici anni di assenza, affidato a Diletta Leotta in un formato senza diretta e con una location meno esotica delle precedenti edizioni – girato a Viterbo, non esattamente il massimo dell’evasione televisiva. Il risultato è stato un disastro: media del 12,48% di share, chiusura anticipata, e una delle delusioni più brucianti della stagione televisiva italiana.
Il punto non è che La Talpa fosse un programma irrecuperabile in assoluto. Il punto è che togliere la diretta a un reality che storicamente viveva anche dell’interazione con il pubblico, in uno scenario poco esaltante, aveva prodotto qualcosa che non era né carne né pesce – non abbastanza reality per chi ama il genere, non abbastanza cinema o fiction per chi cerca qualcosa di diverso. Il rischio che l’Isola senza diretta produca lo stesso tipo di ibrido senza identità è concreto.
Pechino Express e Sky: una storia di libertà dagli ascolti
C’è un altro elemento che rende il paragone con Pechino Express zoppo fin dall’inizio, ed è la questione degli ascolti. Pechino Express dal 2022 va in onda su Sky Uno, ed è lì che ha trovato la sua dimensione naturale. I numeri del satellite – per quanto in crescita costante – sarebbero considerati un flop clamoroso se misurati con i parametri della tv generalista. La prima edizione Sky si fermò a 419.300 spettatori con share all’1,54%. La più recente edizione, quella attualmente in corso che ha aperto con un record storico di 752.000 spettatori, rimane comunque su cifre che Canale 5 non potrebbe mai accettare come successo.
Sky non batte ciglio perché il suo modello non dipende dall’Auditel nel senso tradizionale. Chi paga un abbonamento per avere contenuti di qualità non viene contato allo stesso modo di chi si trova davanti a Canale 5 perché non ha voglia di alzarsi dal divano a cambiare canale. Pechino Express ha un pubblico fidelizzato, affezionato, che sceglie attivamente di guardarlo. È un tipo di rapporto tra programma e spettatori che la tv generalista non riesce a costruire allo stesso modo.
L’Isola, invece, andrà comunque in onda su Canale 5, con tutti i criteri di valutazione della tv generalista. Se i numeri saranno bassi – e con un format così sperimentale il rischio è reale – le conseguenze arriveranno velocemente.
Il costo è l’unica vera ragione di questa svolta
Bisogna essere onesti su cosa sta muovendo davvero questa decisione. L’Isola dei Famosi è uno dei reality più costosi della televisione italiana. Decine di tecnici che volano in Honduras per tutta la durata delle riprese, una squadra di autori, lo studio in Italia, la conduttrice, gli opinionisti, i cachet dei concorrenti – che negli ultimi anni, per ammissione implicita degli stessi produttori, sono sempre meno personaggi di primo piano e sempre più figure già riciclate in altri reality. Eliminare la diretta significa eliminare i costi della diretta satellitare, che sono ingenti, e ridimensionare strutturalmente la macchina produttiva.
È una scelta economica mascherata da scelta creativa. E il pubblico, di solito, se ne accorge.
Il paragone con The Traitors Italia – il programma di Prime Video condotto da Alessia Marcuzzi che sta raccogliendo ottimi risultati – aggiunge un altro elemento alla storia. I reality funzionano ancora quando hanno un’idea originale, un’identità forte, qualcosa che il pubblico non ha già visto mille volte. L’Isola senza diretta non aggiunge niente di tutto questo: è la stessa Isola, vestita diversamente, sperando che il pubblico non se ne accorga.
Pensi che abolire la diretta possa davvero salvare l’Isola dei Famosi, oppure il programma ha semplicemente fatto il suo tempo e nessun formato lo può resuscitare? Scrivilo nei commenti – la discussione è già aperta e le opinioni si stanno dividendo in modo molto netto.


