Il 23 agosto 1996 usciva negli Stati Uniti L’isola perduta, adattamento del romanzo di H.G. Wells con Marlon Brando, Val Kilmer e David Thewlis. Trent’anni dopo, però, il film viene ricordato meno per la sua storia di fantascienza e più per una lavorazione diventata quasi leggendaria: cambio di regista a riprese iniziate, attori in guerra tra loro, riscritture continue e un budget da circa 40 milioni di dollari che non riuscì a trasformarsi nel grande successo sperato. In Italia arrivò nell’agosto 1997 con il titolo L’isola perduta.
La premessa, almeno sulla carta, era ottima. Il romanzo L’isola del dottor Moreau di H.G. Wells racconta di uno scienziato che sperimenta sugli animali cercando di trasformarli in esseri umani. Una storia perfetta per mescolare fantascienza, horror e riflessioni sul limite della scienza.
Poi iniziarono i problemi.
Il primo regista venne licenziato dopo pochi giorni
Il progetto era stato affidato inizialmente a Richard Stanley, autore di Hardware e Dust Devil. Per lui era il primo grande film prodotto da uno studio importante.
Il rapporto con New Line Cinema si deteriorò però rapidamente.
Stanley aveva idee molto precise e lo studio iniziò presto a perdere fiducia nella sua capacità di gestire una produzione di quelle dimensioni. Dopo pochissimi giorni di riprese venne licenziato e sostituito da John Frankenheimer, regista molto più esperto.
A quel punto, però, il set era già diventato complicato.
Val Kilmer voleva lavorare meno giorni
In origine uno dei protagonisti avrebbe dovuto essere Bruce Willis, ma l’attore abbandonò il progetto prima delle riprese.
Arrivò quindi Val Kilmer, che inizialmente avrebbe dovuto interpretare il protagonista Edward Douglas. Poco dopo chiese però di avere un ruolo che richiedesse meno giorni sul set e passò alla parte di Montgomery.
Edward finì nelle mani di Rob Morrow.
Durò pochissimo anche lui.
Dopo appena due giorni di riprese lasciò il film, e il ruolo passò definitivamente a David Thewlis.
Non esattamente l’inizio ideale.
Brando e Kilmer non si sopportavano
Poi c’erano Marlon Brando e Val Kilmer.
Il loro rapporto sul set viene ricordato come estremamente difficile. Brando arrivava da un momento personale devastante e lavorava in maniera molto particolare: non sempre imparava le battute e in alcune scene riceveva indicazioni attraverso un auricolare.
Kilmer, invece, avrebbe spesso cambiato battute e comportamenti senza avvertire la troupe.
Secondo le ricostruzioni successive, i due finirono per rallentare ulteriormente una produzione già in difficoltà.
Frankenheimer, che avrebbe dovuto riportare ordine, si trovò quindi davanti a un film che sembrava costruito apposta per sfuggire al controllo.
Brando inventò praticamente il suo piccolo sosia
Una delle immagini più strane del film riguarda il personaggio di Majai, interpretato da Nelson de la Rosa.
Brando volle che il piccolo personaggio indossasse abiti simili ai suoi e gli rimanesse spesso accanto.
Il risultato è una coppia visivamente assurda, diventata una delle cose più riconoscibili di L’isola perduta. In seguito quella trovata sarebbe stata indicata anche come una delle ispirazioni visive per Mini-Me nella saga di Austin Powers.
Insomma, anche nei momenti peggiori, Brando riusciva comunque a produrre immagini impossibili da dimenticare.
Costò 40 milioni e ne incassò meno di 50
Sul piano commerciale, il risultato fu deludente.
Il film costò circa 40 milioni di dollari e incassò poco meno di 50 milioni nel mondo, una cifra insufficiente considerando anche marketing e distribuzione. Negli Stati Uniti partì con circa 9,1 milioni nel primo weekend e chiuse intorno ai 27,7 milioni.
Anche la critica lo accolse male.
Ai Razzie ottenne diverse candidature e Marlon Brando vinse come peggior attore non protagonista. Val Kilmer era candidato nella stessa categoria.
Trent’anni dopo è quasi più interessante il disastro del film
Il paradosso è questo.
L’isola perduta non è diventato il grande adattamento di H.G. Wells che New Line sperava di realizzare.
Ma la sua lavorazione è diventata talmente assurda da continuare a essere raccontata ancora oggi.
Tra cambi di cast, registi licenziati, Brando imprevedibile, Kilmer ingestibile e una produzione che sembrava perdere pezzi ogni settimana, il dietro le quinte è quasi più affascinante del film stesso.
E forse è proprio questo il motivo per cui, a trent’anni dall’uscita, ne stiamo ancora parlando.
Tu hai mai visto L’isola perduta? Pensi che sia davvero uno dei peggiori adattamenti di fantascienza degli anni Novanta oppure il caos del set lo ha reso più interessante col tempo? Scrivilo nei commenti e dicci la tua.


