Lizzo ha deciso di dire quello che molti pensano ma nessuno osa verbalizzare: gli algoritmi delle piattaforme digitali stanno ammazzando la musica. La cantante americana, con quattro Grammy in bacheca e una carriera che non ha bisogno di presentazioni, ha scelto di usare proprio quella piattaforma che critica – TikTok – per lanciare un grido d’allarme che suona come un vero e proprio atto d’accusa contro il sistema.
“Ho pubblicato la deluxe del mio mixtape e ci sono ancora persone che non sanno nemmeno che ho fatto uscire nuova musica”, ha raccontato riferendosi a “My Face Hurts From Smiling”, progetto che include collaborazioni con SZA e Doja Cat. Parole che fanno riflettere, soprattutto se pensi che stiamo parlando di un’artista che ha venduto milioni di dischi e riempito stadi in tutto il mondo.
Ma forse, e qui mi permetto una digressione personale, il problema non sono solo gli algoritmi. Forse dovremmo interrogarci su cosa propinano quotidianamente le etichette discografiche e le radio: musica ultra-processata, ipercompressa dinamicamente e imbottita di Auto-Tune fino al midollo. Artisti che sono più prodotti commerciali che musicisti, dove l’autenticità viene sacrificata sull’altare dello streaming e dei numeri.
La nostalgia della catena promozionale tradizionale
Secondo Lizzo, un tempo esisteva una “catena chiara” che portava la musica dalle radio al pubblico: “La tua canzone passava per le radio, per i canali ufficiali, arrivava a un pubblico vasto, c’erano le esibizioni, i live, la promozione televisiva, i video. Ora non più: l’algoritmo decide chi ascolta cosa”.
Il ragionamento fila, ma lascia aperta una domanda scomoda: quella catena promozionale tradizionale non era forse altrettanto filtrata? Le radio hanno sempre scelto cosa far ascoltare, spesso dietro pressioni delle major discografiche. Il problema non è tanto il controllo editoriale in sé, quanto la qualità di quello che passa attraverso questi filtri.
La cantante cita esempi eccellenti: “Quest’anno hanno pubblicato Lady Gaga, Drake e molti altri, eppure tutti continuano a dire che non esiste una ‘canzone dell’estate'”. Verissimo, ma forse il motivo non è solo algoritmico. Forse è perché la musica di oggi, quella che arriva in radio e sulle playlist principali, è spesso standardizzata fino all’osso, mixata con gli stessi preset, mastererizzata secondo le stesse logiche di loudness war.
La strategia del contatto diretto
Per aggirare il problema, Lizzo ha creato LizzoIRL, un account privato su TikTok dedicato ai fan più fedeli dove condivide “pensieri personali, contenuti esclusivi e brani inediti”. L’iniziativa ha già raccolto oltre 280mila follower e 1,8 milioni di interazioni. Una mossa intelligente che ricorda le strategie di marketing diretto degli anni Novanta, quando gli artisti costruivano il loro pubblico disco dopo disco, concerto dopo concerto.
“Sarà un modo per avere un rapporto personale, per parlare direttamente con chi mi segue”, spiega. E qui Lizzo tocca un punto fondamentale: il rapporto autentico con il pubblico. Qualcosa che manca drammaticamente in un’epoca dove gli artisti sembrano più preoccupati di generare contenuti per i social che di scrivere canzoni memorabili.
Consigli agli emergenti e riflessioni sul sistema
Il discorso di Lizzo include anche suggerimenti pratici: “Per gli artisti emergenti questo è il momento giusto. Non perdete tempo a cercare un contratto discografico: create più musica possibile e mettetela online, distribuitela dove potete, anche gratis se necessario”. Una filosofia che ribalta la logica tradizionale e che, francamente, ha molto senso in un panorama dove le major spesso omologano gli artisti invece di valorizzarne l’unicità.
Per i grandi nomi, invece, indica la strada del contatto diretto con i fan, citando Taylor Swift come esempio: “I suoi Swifties sono un esercito compatto. Ha saputo costruire un legame che va oltre gli algoritmi”.
La vera questione di fondo
Lizzo conclude con ottimismo: “È stato un anno incredibile per la musica, solo che non era sul vostro algoritmo”. Ma forse dovremmo aggiungere: è stato un anno incredibile per gli artisti che hanno scelto di non scendere a compromessi con l’industria dell’intrattenimento mascherata da industria musicale.
Il problema non sono solo gli algoritmi, ma un sistema che premia la mediocrità patinata a discapito della ricerca artistica. Dove il talento vocale viene sostituito dalla correzione digitale e la creatività compositiva da formule già testate.
In attesa del suo prossimo album “Love In Real Life”, Lizzo si conferma una voce critica importante. Ma la vera sfida non è solo aggirare gli algoritmi: è riportare al centro la qualità musicale autentica.
Tu che ne pensi? Il problema è davvero solo tecnologico o dovremmo interrogarci sulla qualità di quello che viene proposto? Dimmelo nei commenti.


