Chris Avellone apprezza la serie televisiva di Fallout, ma non promuove completamente la sua scrittura. L’autore e progettista che ha lavorato a Fallout 2 e Fallout: New Vegas ha ammesso che alcuni dialoghi dell’adattamento di Prime Video gli provocano persino imbarazzo. Una critica severa, ma meno distruttiva di quanto possa sembrare: Avellone continua infatti a considerare la serie divertente e ha elogiato apertamente Ella Purnell e Walton Goggins.
Le sue dichiarazioni arrivano durante un periodo particolarmente fortunato per la saga. L’adattamento televisivo è diventato uno dei titoli più importanti di Prime Video, le prime due stagioni sono già disponibili e la lavorazione della terza è iniziata. Il successo della serie ha inoltre riportato molti giocatori verso i vecchi capitoli, compreso New Vegas, ancora oggi considerato uno degli episodi migliori per la qualità delle missioni e dei dialoghi.
Avellone non contesta l’atmosfera generale dello spettacolo. Non sostiene nemmeno che gli autori abbiano tradito completamente i videogiochi. La sua obiezione riguarda soprattutto il livello della sceneggiatura: secondo lui, una produzione televisiva non dovrebbe limitarsi a imitare il linguaggio di un videogioco, ma dovrebbe riuscire a svilupparlo e renderlo più efficace per un mezzo diverso.
L’autore ha spiegato che avrebbe voluto una scrittura più curata. Alcune battute, a suo giudizio, non funzionano come dovrebbero e finiscono per metterlo a disagio mentre guarda gli episodi. Subito dopo, però, ha aggiunto che Fallout resta una serie piacevole. La sua posizione è quindi abbastanza chiara: il progetto funziona, gli interpreti sono validi e l’universo è riconoscibile, ma i dialoghi non raggiungono sempre il livello delle idee raccontate.
Il confronto scelto da Avellone è Cyberpunk: Edgerunners. L’anime ambientato nell’universo di Cyberpunk 2077 gli è sembrato capace di rispettare il materiale originale senza limitarsi a riprodurne meccanicamente lo stile. Aveva personaggi propri, una voce riconoscibile e una storia pensata per la televisione. È questo il passaggio che, secondo lui, manca in alcuni momenti di Fallout.
La critica riguarda anche un problema più ampio degli adattamenti tratti dai videogiochi. Avellone ritiene che alcuni sceneggiatori di Hollywood si avvicinino a queste opere convinti di doverle migliorare, senza prima capire perché abbiano conquistato milioni di giocatori. Non ha accusato l’intera categoria, ma ha osservato che chi trascorre poco tempo con i giochi rischia di perdere rapporti tra i personaggi, dettagli dell’ambientazione e occasioni narrative evidenti agli appassionati.
In altre parole, conoscere una trama generale non basta. Fallout non è soltanto un deserto postatomico popolato da mutanti, rifugi sotterranei e persone armate. La saga alterna violenza, umorismo nero, politica, dilemmi morali e conversazioni in cui spesso non esiste una scelta chiaramente giusta. New Vegas è ricordato proprio perché permette al giocatore di conoscere fazioni con idee e interessi differenti, senza ridurre ogni conflitto alla lotta tra buoni e cattivi.
La serie Prime Video ha ripreso bene molte caratteristiche della saga. La brutalità è improvvisa, l’ironia arriva spesso nei momenti meno opportuni e il mondo mantiene quella miscela di pubblicità allegra e orrore che rende Fallout immediatamente riconoscibile. La prima stagione ha ricevuto recensioni molto positive e ha superato i 100 milioni di spettatori secondo i dati comunicati nei mesi successivi all’uscita.
Avellone riconosce inoltre la qualità dei protagonisti. Ella Purnell ha reso credibile la trasformazione di Lucy, inizialmente ingenua e poi costretta a comprendere le regole della Zona Contaminata. Walton Goggins ha invece dato al Ghoul una presenza capace di unire crudeltà, ironia e dolore. Sono due interpretazioni che, secondo lo sceneggiatore, riescono a sostenere anche i passaggi nei quali le battute risultano meno convincenti.
Le sue parole non devono quindi essere lette come una bocciatura totale. Avellone non chiede una copia perfetta di New Vegas e non pretende che la serie sia scritta come un videogioco di ruolo. Chiede l’opposto: vorrebbe che la televisione sfruttasse meglio i propri strumenti, mantenendo la profondità dell’universo invece di accontentarsi dei riferimenti riconoscibili dai fan.
La discussione diventa ancora più interessante mentre la produzione prepara la terza stagione. Prime Video ha già ampliato il cast con Manny Jacinto, Emily Mortimer e Thomasin McKenzie, scelti per ruoli ricorrenti non ancora rivelati. Non è stata comunicata una data di uscita, ma le riprese risultano avviate e la nuova stagione dovrebbe esplorare luoghi e idee mai mostrati prima nei videogiochi.
Gli autori avranno quindi maggiore libertà. Dopo aver utilizzato ambientazioni e fazioni molto amate, potranno dimostrare se la serie sa vivere senza dipendere continuamente dalla nostalgia. È anche l’occasione giusta per rispondere indirettamente alla critica di Avellone: personaggi più approfonditi, dialoghi meno costruiti e conflitti capaci di reggersi anche senza citazioni rivolte ai giocatori.
Fallout ha già superato l’ostacolo che ha fatto fallire tanti adattamenti. Non tratta il videogioco come materiale di serie inferiore e non sembra provare imbarazzo per le sue stranezze. Il passo successivo consiste nel trasformare quel mondo in una grande serie televisiva anche sul piano della scrittura.
Secondo voi Chris Avellone ha ragione oppure i dialoghi di Fallout funzionano proprio perché conservano l’umorismo esagerato dei videogiochi? Scrivete la vostra opinione nei commenti.


