LOL 6 è in cima alle classifiche di Prime Video, è la serie più vista in questo momento sulla piattaforma, e noi siamo seduti qui a chiederci se stiamo mancando qualcosa o se è normale non ridere quasi mai.
Il format lo conoscete: dieci comici rinchiusi in una stanza per sei ore consecutive con l’obiettivo di non ridere, pena l’eliminazione. Chi resiste fino alla fine vince centomila euro da donare in beneficenza. Alla control room, quest’anno come nell’ultima stagione, ci sono Alessandro Siani e Angelo Pintus nei panni di conduttori-arbitri, affiancati da Federico Basso (vincitore di LOL 5) e Andrea Pisani come jolly disturbatori, quelli che entrano in scena nei momenti peggiori per far cedere chi è rimasto in gara.
Il cast della sesta edizione è composto da Carlo Amleto, Valentina Barbieri, Giovanni Esposito, Barbara Foria, Sergio Friscia, Francesco Mandelli, Paola Minaccioni, Scintilla, UfoZero2 e Yoko Yamada. Nomi che nel mondo della comicità italiana hanno tutti un senso, chi più conosciuto chi meno, chi viene dal cabaret classico chi dai social. Una selezione abbastanza varia da coprire diversi tipi di umorismo.
Il problema, almeno per noi, è che guardarlo non fa ridere chi guarda
Parliamoci chiaramente. Il meccanismo di LOL funziona così: i comici cercano di far ridere gli altri, e tu guardi da casa cercando di capire perché quello che vedono i concorrenti dovrebbe far ridere anche te. A volte ci riesci, a volte no. A noi, in questa sesta edizione come nelle precedenti, capita più spesso il secondo caso.
Non è che il programma sia brutto. È che c’è una differenza sostanziale tra guardare qualcuno che cerca di non ridere e ridere tu stesso. La risata contagiosa funziona di persona, quando sei nella stanza con qualcuno che ha i crampi allo stomaco per cercare di trattenersi. Attraverso uno schermo, quella stessa scena spesso produce solo una vaga simpatia per lo sforzo fisico che richiede tenere la faccia seria davanti a qualcuno che ti fa le cose più assurde possibili.
Aggiungi che alcuni sketch che fanno cedere i concorrenti, visti dall’esterno, sembrano comprensibili ma non particolarmente geniali. Ti dici “capisco perché ride, ci sta”, senza però provare l’impulso di unirti. È un po’ come guardare qualcuno fare il solletico a un’altra persona: la seconda ride, la prima è soddisfatta, tu osservi la scena dall’esterno con il distacco sereno di chi non è coinvolto.
Però i numeri dicono l’esatto contrario di quello che pensiamo
Qui viene la parte in cui dobbiamo essere onesti: LOL esiste dal 2021, ha appena iniziato la sua sesta stagione, viene distribuito in oltre 240 paesi e territori nel mondo, è in cima alle classifiche di Prime Video in questo momento, e non mostra nessun segno di voler rallentare. Anzi, hanno già annunciato un LOL Halloween Special per ottobre 2026, con sei veterani delle edizioni precedenti e la Gialappa’s Band alla control room.
Questi non sono i numeri di qualcosa che non funziona. Sono i numeri di un format che ha trovato un pubblico fedele, che torna ogni anno, che si appassiona ai concorrenti, e che evidentemente ride abbastanza da volerne ancora. Siamo noi il problema, non il programma. O almeno, questa è la conclusione più logica a cui si arriva guardando i dati.
La comicità è la cosa più soggettiva del mondo, e LOL lo dimostra bene
C’è un motivo per cui fare ridere è considerato il lavoro più difficile dello spettacolo, molto più difficile di far piangere. Far piangere hai bisogno di una storia triste raccontata bene, che è già complicato ma ha una logica interna abbastanza universale. Far ridere dipende da mille variabili: il tono, il tempo, il contesto, il background di chi guarda, quello che ha mangiato a pranzo, se è in compagnia o da solo, e almeno altri venti fattori impossibili da controllare.
LOL funziona per molte persone perché la comicità da resistenza ha qualcosa di visivamente irresistibile: vedere qualcuno che lotta fisicamente contro il proprio istinto di ridere, con la mascella tesa e gli occhi che tradiscono quello che la faccia cerca di nascondere, è di per sé un meccanismo comico. Poi però dipende da cosa viene usato per provocare quella reazione, e lì entra in gioco il gusto personale.
Valentina Barbieri con i suoi personaggi assurdi fa ridere una certa categoria di persone. Francesco Mandelli con la sua comicità più fisica ne intercetta un’altra. Yoko Yamada, che porta qualcosa di completamente diverso nella stanza, ha il suo pubblico specifico. È un programma costruito sulla varietà, proprio perché sa che nessun tipo di umorismo funziona per tutti.
Per noi, evidentemente, nessuno di questi tipi funziona abbastanza da farci venire i crampi allo stomaco. Ma questo, ripeto, è un problema nostro. O forse no, e siete in molti a pensarla come noi.
Ed è esattamente per questo che vogliamo saperlo: LOL vi fa ridere davvero, o anche voi guardate le reazioni dei concorrenti con quella simpatia distaccata di chi capisce la battuta senza sentirla? Siamo solo noi, o c’è gente là fuori che lo guarda con la stessa faccia seria che cercherebbero di mantenere i concorrenti?


