Loredana Bertè ha preso posizione sugli attacchi contro Emma ed Elodie, e lo ha fatto con una frase molto sua: le dispiace vederle nel mirino, ma per fortuna sanno difendersi bene anche da sole. Detta così sembra una difesa netta, quasi da sorella maggiore del rock italiano. Però la vicenda merita una distinzione, perché mettere Emma ed Elodie nello stesso calderone rischia di confondere due tipi di critica molto diversi.
Emma è stata attaccata soprattutto sul corpo. E lì c’è poco da girarci intorno: chi la critica per il peso o per l’aspetto fisico sbaglia. Punto. Può non piacerti una canzone, puoi trovare una performance meno riuscita, puoi dire che un disco non ti ha convinto. Ci sta. Fa parte del gioco. Ma scrivere a una cantante che dovrebbe dimagrire, commentare il suo fisico o ridurre il suo valore artistico al corpo è una roba poverissima.
Non è critica musicale. È cattiveria da tastiera con la presunzione di essere opinione.
Emma, nel corso degli anni, ha dimostrato di sapersi difendere. Ha risposto, ha incassato, ha continuato a cantare e a stare sul palco. Però questo non rende normale il fatto che ogni tot debba difendersi da commenti sul suo corpo. Una persona può essere forte e allo stesso tempo subire qualcosa di ingiusto. Le due cose possono convivere, anche se sui social sembra sempre difficile capirlo.
Su Elodie, invece, il discorso è più complicato. Anche lei riceve attacchi spesso volgari, moralisti, pieni di quel solito fastidio verso le donne che usano il corpo senza chiedere permesso. E quella parte va respinta. Però esiste anche una critica diversa, più legittima: quella di chi dice che, negli ultimi anni, la sua immagine sembri a volte pesare più della musica.
Ecco, questa non è automaticamente una frase sessista. Dipende da come la dici e da cosa stai criticando.
Se il discorso è “Elodie si sveste, quindi non vale niente”, siamo al solito tribunale del moralismo. Se invece il discorso è “Elodie sta costruendo uno show molto centrato su estetica, sensualità, look e presenza fisica, mentre le canzoni rischiano di passare in secondo piano”, allora siamo dentro una critica artistica. Magari severa, magari discutibile, ma non per forza sbagliata.
Perché un’artista pop può usare il corpo. Madonna lo ha fatto per decenni. Lady Gaga ha costruito una parte enorme del suo linguaggio sull’immagine. Beyoncé ha trasformato performance, danza, moda e corpo in un sistema scenico potentissimo. Il problema non è mai il corpo in sé. Il problema è capire se dietro c’è un’idea forte o solo una scorciatoia per far parlare.
Con Elodie, la domanda può essere questa: sta usando la sensualità come parte coerente del suo progetto pop oppure la musica rischia di diventare il contorno?
È una domanda legittima. E non significa negare che Elodie abbia presenza, personalità, gusto visivo e capacità di stare al centro della scena. Anzi, proprio perché è diventata una delle figure più riconoscibili del pop italiano, ha senso discuterne. Gli artisti grandi si criticano. Non si tengono sotto una campana di vetro.
Loredana Bertè, dal canto suo, guarda la questione da un posto particolare. Lei è stata attaccata, discussa, giudicata e spesso trattata come una figura scomoda. Ha combattuto pregiudizi, ha scelto look forti, ha cantato canzoni diventate manifesti e non ha mai avuto quell’aria rassicurante da cantante messa lì per non disturbare nessuno. Per questo, quando dice che le piacciono gli eretici, non sembra una posa. Sembra proprio il riassunto di una vita artistica.
Nel colloquio con La Stampa, Bertè parla anche del nuovo tour, Ancora Ribelle Summer Tour, e del suo rapporto con le canzoni. Vuole tornare con un album, ma solo quando troverà i pezzi giusti. Ha detto di non aver trovato una canzone estiva capace di farle dire “wow” e, su Sanremo, lascia aperta una porta soltanto se arrivasse il brano perfetto. Con una certezza: niente pantaloni. Che detta da lei fa sorridere, perché il personaggio Bertè passa anche da lì, da un’immagine sempre riconoscibile e mai neutra.
Il paragone con Emma ed Elodie, però, va maneggiato bene. Bertè è stata una donna libera in un periodo in cui essere libera costava moltissimo. Emma è spesso colpita da critiche fisiche che non hanno nulla a che vedere con la musica. Elodie, invece, viene attaccata sia in modo becero sia su aspetti artistici che si possono discutere.
Quindi sì, Loredana ha ragione quando dice che Emma ed Elodie sono artiste valide e sanno difendersi. Ma questo non significa che ogni critica contro di loro sia sbagliata. Significa solo che bisogna distinguere.
Criticare Emma perché non ti piace una canzone è normale. Attaccarla per il corpo è vergognoso.
Criticare Elodie perché secondo te punta troppo sull’immagine può avere senso. Ridurla a “quella che si sveste” è un modo pigro, e spesso anche malizioso, per evitare di parlare sul serio del suo percorso.
La differenza sta lì.
Il pubblico ha diritto di giudicare gli artisti. Ci mancherebbe. La musica vive anche di discussione, gusti personali, bocciature, entusiasmi e antipatie. Però il giudizio dovrebbe restare legato al palco, alle canzoni, alla voce, alla scrittura, alla performance, alla coerenza di un progetto. Appena si scivola sul corpo, sul peso, sulla libertà sessuale o sulla voglia di punire una donna perché non si comporta come vorremmo, la critica perde valore.
Bertè questa cosa probabilmente la sente sulla pelle. Non perché Emma ed Elodie siano uguali a lei. Nessuna delle due lo è. Ma perché ogni generazione ha le sue artiste scomode, le sue donne giudicate troppo esposte, troppo forti, troppo ambiziose, troppo sicure, troppo visibili.
Solo che a volte il pubblico confonde due piani. Una cosa è dire: “Questa scelta artistica non mi convince”. Un’altra è dire: “Questa donna dovrebbe stare al suo posto”.
La prima frase può aprire una discussione. La seconda dice molto più su chi la pronuncia che sull’artista criticata.
Tu cosa ne pensi: Loredana Bertè ha ragione a difendere Emma ed Elodie o su Elodie alcune critiche artistiche sono fondate? Scrivilo nei commenti.


