Oggi è uno di quei giorni in cui mi fermo a pensare a quanto siamo diventati viziati. Apro Netflix, guardo l’ennesimo film Marvel dove gli eroi volano grazie a un esercito di animatori al computer, e mi viene da sorridere. Perché il 9 novembre 1951 nasceva a Brooklyn un tizio che per diventare Hulk non aveva bisogno di niente, solo di 130 kg di muscoli veri, quattro ore di trucco verde al mattino e una pazienza sovrumana. Lou Ferrigno oggi compie 74 anni, e mi sembra il momento giusto per ricordarci come si facevano i supereroi quando la CGI non esisteva nemmeno nei sogni più arditi degli studios.
Voglio dire, prova a pensarci un attimo. Mark Ruffalo mette dei sensori addosso, fa finta di arrabbiarsi davanti a uno schermo verde, e poi torna a casa. Lou Ferrigno si alzava alle quattro del mattino, passava tre ore e mezza a farsi spalmare addosso dell’argilla verde (perché nel 1977 lo spray non esisteva ancora), infilava delle lenti a contatto così spesse che doveva toglierle ogni 15 minuti perché gli facevano venire voglia di piangere, e poi passava le successive 14 ore a distruggere scenografie vere. Non c’era il “rifaremo questa scena in post-produzione”. C’era solo Lou che spacca un muro, e il muro doveva essere vero.
Quando un coyote ti ruba la colazione e capisci perché Hulk è sempre incazzato
Una delle storie più assurde del set è quella che Lou stesso ha raccontato anni dopo. Era tipo le quattro del mattino, dopo tre ore e mezza di trucco era finalmente pronto per girare. Il catering aveva preparato una frittata da 12 uova (perché quando pesi 130 kg di muscoli, le calorie non sono esattamente un optional). Il camion del catering parcheggia fuori dal suo motorhome, lascia la frittata, se ne va.
Quindici minuti dopo, Lou ha fame. Dice al truccatore di andare a prendere la colazione. Il tizio apre la porta del motorhome e trova… niente. Un coyote aveva mangiato la sua frittata da 12 uova. Lou all’epoca disse: “Niente colazione! E vi chiedete perché Hulk è così incazzato? Era la mancanza di colazione!”
Adesso, io non so te, ma questa cosa mi ha fatto ridere per dieci minuti buoni. Perché è così tremendamente umana. Eccolo lì, il gigante verde più famoso della televisione, dipinto di verde dalla testa ai piedi, arrabbiato perché un coyote gli ha fregato la colazione. È il tipo di aneddoto che non troverai mai in un film Marvel moderno, perché Mark Ruffalo può tranquillamente mangiare un panino tra una ripresa e l’altra senza che nessun animale selvatico gliel o rubi.
L’80% di sordità che è diventato un superpotere
Ma facciamo un passo indietro, perché la storia di Lou Ferrigno è una di quelle che ti fa venire voglia di schiaffeggiarti ogni volta che ti lamenti per qualcosa di insignificante. A tre anni, Lou prese un’infezione all’orecchio. Una di quelle cose che oggi si risolvono con un po’ di antibiotico e via. Negli anni ’50, invece, quella infezione gli portò via l’80% dell’udito.
Immagina di essere un bambino che sente a malapena, in un’epoca in cui gli apparecchi acustici erano rudimentali e la gente non aveva esattamente il massimo della sensibilità verso le disabilità. Lou veniva bullizzato. Tanto. E suo padre, un tenente di polizia che secondo Lou non era esattamente il padre dell’anno, era sempre critico e negativo verso di lui.
La risposta di Lou è stata: “Ok, diventerò così forte che nessuno oserà più rompermi le scatole”. A 13 anni ha iniziato ad allenarsi coi pesi, ispirandosi a Steve Reeves, l’attore che faceva Ercole nei film degli anni ’50. E quando dico che si è allenato, intendo che si è allenato sul serio. A 21 anni aveva vinto il titolo di Mr. Universo. Due volte consecutive.
Anni dopo, Lou ha detto una frase che dovrebbero insegnare a scuola: “Se non avessi perso l’udito, non sarei dove sono ora. Mi ha forzato a massimizzare il mio potenziale. Dovevo essere meglio di una persona media per avere successo”. Questa cosa della disabilità trasformata in forza non è retorica da film Disney. È la sua vita vera.
Arnold Schwarzenegger e il documentario che ha cambiato tutto
Nel 1977 esce “Pumping Iron”, il documentario che ha reso Arnold Schwarzenegger una star mondiale. Il film è sostanzialmente Arnold contro Lou, il veterano carismatico contro il giovane insicuro. Arnold che si allena in spiaggia sotto il sole della California, Lou che si allena in una palestra buia nel seminterrato di Brooklyn con suo padre.
La cosa divertente è che tutto era un po’ una messa in scena. Il padre di Lou, quel personaggio così presente nel documentario? In realtà non si era mai allenato con suo figlio. Lo hanno coinvolto per creare una narrativa, per dare a Lou l’immagine dell’underdog. E ha funzionato alla grande.
Arnold ha vinto il Mr. Olympia del 1975 (ovviamente), ma il documentario ha lanciato entrambi verso Hollywood. Con una differenza: Arnold era troppo basso per fare Hulk. Sì, hai letto bene. Arnold Schwarzenegger, 188 cm di austriaco tutto muscoli, non era abbastanza alto per interpretare un gigante verde. Lou invece, con i suoi 196 cm e 130 kg, era perfetto.
La rivincita più dolce della storia del bodybuilding: perdi contro Arnold in palestra, ma gli freghi il ruolo della vita. A volte la giustizia esiste.
Quattro ore di trucco e sei mesi con le unghie verdi
Parliamo di cosa significava davvero essere Hulk negli anni ’70. Lou arrivava sul set per primo ogni giorno. Doveva. Perché il processo di trucco richiedeva dalle tre ore e mezza alle quattro ore. Ogni. Santo. Giorno.
Non era come adesso che ti spruzzano addosso della roba e sei pronto. No, avevano una palla di argilla verde che gli spalmavano su tutto il corpo. La faccia richiedeva un’ora e mezza da sola. Poi c’erano le protesi: una fronte finta, un naso finto, dei denti finti. E quelle maledette lenti a contatto.
Le lenti a contatto erano spesse e rigide, non come quelle moderne. Lou poteva tenerle addosso massimo 15 minuti alla volta. Poi doveva toglierle, far riposare gli occhi, rimetterle. Per 12-14 ore di riprese al giorno. Prova a immaginare di dover lavorare così, con gli occhi che ti lacrimano e ti fanno male, e contemporaneamente devi sembrare un mostro arrabbiato che spacca tutto.
E alla fine della giornata? Altre due ore per togliere tutto quel verde. Lou aveva fatto costruire una doccia speciale nel suo motorhome perché ogni volta che si lavava, l’intero motorhome si ricopriva di vernice verde. Servivano due truccatori per strofinare via tutta quella roba dalla schiena.
La ciliegina sulla torta? Le sue unghie dei piedi rimasero verdi per sei mesi dopo la fine della prima stagione. Sei mesi. Prova a spiegarlo agli altri in palestra.
L’eredità che nessuno ti ha mai raccontato
Ecco la cosa che mi fa più ridere quando guardo i film Marvel moderni: Lou Ferrigno è ancora lì. Non fisicamente verde, ovvio. Ma è lui che doppia Hulk. Nel film del 2008 con Edward Norton? Lou. In The Avengers del 2012? Lou. In Age of Ultron? Sempre Lou.
È l’unico filo rosso che collega l’Hulk di Bill Bixby degli anni ’70 all’Hulk della CGI di Mark Ruffalo. Quando senti Hulk grugnire o urlare nei film moderni, quella è la voce di Lou Ferrigno. Un tizio di 70-e-passa anni che sta ancora dando voce a un personaggio che ha interpretato per la prima volta quando ne aveva 26.
Nel 2003, quando Ang Lee ha fatto il primo film di Hulk con Eric Bana, Lou ha un cameo come guardia di sicurezza. Nel 2008, stessa cosa nel film con Edward Norton. È come se Hollywood avesse capito che non puoi fare Hulk senza avere Lou Ferrigno da qualche parte nel progetto. È tipo una benedizione obbligatoria, un passaggio di testimone che deve esserci per forza.
Il giorno in cui ha recuperato l’udito a 70 anni
Nel febbraio 2021 è successa una cosa che Lou definisce “un sogno che si avvera”. A 70 anni si è sottoposto a un intervento per un impianto cocleare. Dopo una vita passata a leggere le labbra e a usare apparecchi acustici, finalmente ha potuto sentire normalmente.
Quando penso a questa storia mi vengono i brividi. Questo tizio ha passato la maggior parte della sua vita a sentire solo il 20% di quello che gli dicevano, ha costruito una carriera leggendaria come bodybuilder e attore, è diventato un’icona mondiale, e solo a 70 anni ha potuto sentire davvero.
Lou ha sempre detto che la sua sordità lo aveva reso più forte, più determinato. Ma quando gli hanno chiesto dell’operazione, ha ammesso: “Una così grave perdita dell’udito non influisce solo sul mio udito; ho dovuto impegnarmi molto tutti i giorni”. Non è retorica. È la verità.
Perché Lou Ferrigno è l’unico vero supereroe
Guarda, io adoro i film Marvel. Mi piace vedere Chris Hemsworth che vola, Robert Downey Jr. che spara laser dalle mani, tutti gli effetti speciali che vuoi. Ma c’è qualcosa di profondamente onesto in Lou Ferrigno che mi manca nel cinema moderno.
Quando Lou spacca un muro, quel muro è vero. Quando solleva una macchina, quella macchina (ok, magari alleggerita) è vera. Quando urla e si arrabbia, quello è lui che urla e si arrabbia, non un animatore che aggiunge la faccia arrabbiata in post-produzione. È tutto vero, tutto fisico, tutto sudore e muscoli reali.
E poi c’è tutta la sua storia personale. Un bambino che perde l’udito e diventa il più grande. Un ragazzo che viene bullizzato e diventa così forte che nessuno osa più toccarlo. Un bodybuilder che non vince mai contro Arnold ma si prende il ruolo che Arnold voleva. Un attore che accetta di passare quattro ore al giorno a farsi dipingere di verde per cinque anni, senza lamentarsi mai.
Oggi i film costano 200 milioni di dollari e la maggior parte di quei soldi va in CGI. La serie di Hulk degli anni ’70 costava una frazione di quello, e tutto quello che avevano era Lou Ferrigno e della vernice verde. Eppure quella serie è rimasta nella memoria collettiva in un modo che probabilmente nessun film Marvel moderno riuscirà mai a replicare.
Non perché fosse tecnicamente migliore. Ma perché era vera. Perché quando vedevi Hulk in TV, sapevi che da qualche parte c’era davvero un tizio alto due metri tutto muscoli che si era fatto dipingere di verde per te.
Buon compleanno, Lou
A 74 anni, Lou Ferrigno si allena ancora quotidianamente. È diventato personal trainer, ha lavorato con gente come Michael Jackson e Chuck Norris. È diventato anche vice sceriffo della contea di Los Angeles, perché evidentemente essere stato l’unico vero Hulk della storia non gli bastava come curriculum.
La sua eredità è questa: ha dimostrato che non servono effetti speciali per essere un supereroe. Servono muscoli veri, sudore vero, e la pazienza di sopportare quattro ore di trucco verde ogni giorno per cinque anni. E magari anche un coyote che ti ruba la colazione ogni tanto, per ricordarti che alla fine siamo tutti umani, anche quando siamo dipinti di verde e pesiamo 130 kg.
Quindi buon compleanno, Lou. Grazie per averci mostrato come si fa Hulk quando Hulk deve essere vero. Grazie per aver trasformato la tua sordità in forza. E grazie per quella storia del coyote, che mi fa ridere ogni volta che ci penso.
E tu? Preferisci l’Hulk di Lou Ferrigno o quello moderno con la CGI? Secondo te avrebbe senso rifare oggi una serie TV con un attore vero dipinto di verde, o ormai ci siamo troppo abituati agli effetti speciali? E soprattutto: cosa avresti fatto tu se un coyote ti avesse rubato la colazione dopo tre ore e mezza di trucco? Fammi sapere nei commenti!


