Quando si parla di cinema italiano giovane e coraggioso, Diciannove è uno di quei titoli che è difficile ignorare. Uscito nelle sale il 27 febbraio 2025, dopo una anteprima molto apprezzata al Festival di Venezia 2024, nella sezione Orizzonti, e un passaggio anche al Toronto International Film Festival, il film ha attirato l’attenzione ben oltre il circuito italiano. Prima di vederlo, o magari subito dopo, vale la pena capire cosa c’è davvero dietro questo progetto.
Il film è scritto e diretto da Giovanni Tortorici, nato a Palermo nel 1996. Quando ha presentato Diciannove a Venezia aveva 28 anni e non aveva mai diretto un lungometraggio prima. Nonostante questo, è riuscito a portare la sua opera prima in uno dei festival più importanti al mondo. Non è qualcosa che accade spesso, soprattutto nel cinema italiano.
Tortorici non ha inventato una storia distante da sé. Ha preso parti della propria vita e le ha trasformate in racconto cinematografico. Il protagonista si chiama Leonardo, ha 19 anni, viene da Palermo, lascia Londra, dove studia economia, e si trasferisce a Siena per studiare letteratura. Anche questo percorso però si interrompe. Leonardo sceglie di isolarsi e di dedicarsi da solo allo studio dei classici italiani. È un cammino irregolare, solitario, pieno di contraddizioni.
Un dettaglio rende tutto ancora più autentico. La stanza in cui Leonardo vive a Siena nel film è la stessa stanza in cui ha vissuto Tortorici alla stessa età. Non è una ricostruzione scenografica, ma un luogo reale. Il regista ha raccontato che, durante quegli anni da studente fuori sede, le cose non andavano bene e che arrivò perfino a mentire ai genitori sugli esami. Il cinema, come ha ammesso lui stesso, lo ha salvato.
Dietro al progetto c’è anche la produzione della Frenesy Film Company di Luca Guadagnino, regista autore di Chiamami col tuo nome e Challengers. Tortorici ha lavorato con lui come assistente alla regia nella serie We Are Who We Are e ha seguito le riprese del backstage di Bones and All. Un percorso di formazione diretto, sul set, accanto a uno dei nomi più riconosciuti del cinema italiano contemporaneo.
Quando Guadagnino ha letto il progetto di Diciannove, ha deciso di produrlo. Questa influenza è percepibile nello stile del film, che utilizza zoom ottici, movimenti di macchina improvvisi e una colonna sonora che mescola musica barocca ed elementi più attuali.
Il protagonista è interpretato da Manfredi Marini, alla sua prima esperienza davanti alla macchina da presa. Il casting è stato lungo e complesso, con provini in tutta Italia. Alla fine, Tortorici lo ha trovato in un liceo di Palermo. Il suo volto, sospeso tra distacco e malinconia, ha portato alcuni critici a paragonarlo a Lou Castel ne I pugni in tasca. Un confronto importante.
Durante la lavorazione, Tortorici aveva anche pensato a una scena particolare. Voleva che il protagonista incontrasse un grande regista, simbolo del cinema del Novecento. Aveva contattato John Woo e Johnnie To. Quest’ultimo aveva accettato, ma un impegno improvviso lo ha costretto a rinunciare. La scena non è mai stata girata e al suo posto è apparso Sergio Benvenuto, psicoanalista e scrittore.
Il titolo Diciannove ha un doppio significato. È l’età del protagonista, ma richiama anche il XIX secolo, che ossessiona Leonardo. Il film è ambientato nel 2015, ma lui rifiuta il presente e si rifugia nella lingua e nella letteratura dell’Ottocento, da Leopardi ad Alfieri, fino ai poeti medievali. Tutto ciò che è contemporaneo, dalla musica trap alla cultura attuale, viene respinto.
La critica internazionale ha accolto il film con entusiasmo. Variety lo ha definito una rappresentazione intensa di cosa significhi avere 19 anni. The Hollywood Reporter lo ha descritto come inflessibilmente onesto. IndieWire ha parlato di un debutto intelligente e sfuggente. In Italia le reazioni sono state più divise, ma il film non ha lasciato indifferenti.
Al botteghino italiano ha incassato circa 63.500 euro, una cifra bassa, ma la distribuzione internazionale lo ha portato in Australia, Canada, Nuova Zelanda e Stati Uniti grazie a Oscilloscope Laboratories. Un film piccolo, personale, che ha viaggiato più all’estero che in patria.
Avete già visto Diciannove? Vi ha convinto oppure vi ha lasciato perplessi? Scrivetelo nei commenti, vogliamo sapere cosa ne pensate.


