Negli ultimi giorni Fabrizio De André – Principe Libero è tornato al centro dell’attenzione e, come spesso accade quando si parla di De André, non ha lasciato tutti d’accordo. Il film con Luca Marinelli, che racconta la vita del cantautore genovese, continua a dividere pubblico e critica anche a distanza di anni dalla sua uscita. C’è chi lo considera un omaggio rispettoso e intenso, e chi invece lo vede come un racconto incompleto, a tratti forzato. Ed è proprio questa spaccatura a rendere il film ancora oggi così discusso.
Il punto di partenza del racconto è uno degli episodi più drammatici della vita di De André: il rapimento del 1979 in Sardegna, quando lui e Dori Ghezzi vennero sequestrati nella loro tenuta dell’Agnata. Il film sceglie di usare quella prigionia come cornice narrativa, trasformandola in un momento di riflessione profonda. Da lì si aprono continui salti nel passato, tra ricordi personali, scelte artistiche e rapporti umani che hanno segnato l’uomo prima ancora del mito.
Ed è proprio questa scelta a far discutere. Alcuni spettatori hanno apprezzato l’idea di raccontare De André più come uomo che come icona, mostrando fragilità, silenzi e contraddizioni. Altri, invece, avrebbero voluto un film più lineare, più concentrato sulla musica e meno sulla dimensione intima e privata. Per molti fan storici, alcune parti della carriera vengono solo sfiorate, mentre altre ricevono grande spazio emotivo.
Un altro elemento che ha acceso il dibattito è senza dubbio Luca Marinelli. La sua interpretazione è intensa, fisica, molto sentita, ma non priva di critiche. In tanti hanno parlato di un accento poco genovese e di una somiglianza fisica non totale. C’è chi sostiene che Marinelli “non sia De André” e chi invece ribatte che il suo lavoro non voleva essere un’imitazione, ma una reinterpretazione emotiva.
Questa divisione è significativa. Da una parte c’è chi pretende fedeltà assoluta quando si racconta un personaggio così amato. Dall’altra c’è chi accetta l’idea che un biopic non sia un documentario, ma una lettura artistica. Il film, in questo senso, prende una posizione chiara: non vuole spiegare tutto, non vuole rassicurare, e non vuole semplificare.
Fa discutere anche il modo in cui viene raccontato il rapporto con il padre, figura centrale e controversa. Giuseppe De André è mostrato come un uomo duro, distante, ma allo stesso tempo fondamentale nella formazione di Fabrizio. Alcuni hanno visto in questo ritratto una grande onestà. Altri lo hanno giudicato troppo severo, quasi sbilanciato, come se mancassero alcune sfumature.
Lo stesso vale per la rappresentazione delle relazioni sentimentali. Il film mette in scena il matrimonio con Enrica “Puny” Rignon, la nascita del figlio Cristiano, il divorzio e poi l’incontro con Dori Ghezzi. Qui il racconto è intimo, a tratti doloroso, e non sempre indulgente. Anche questo ha spaccato il pubblico: c’è chi ha apprezzato la sincerità e chi avrebbe preferito un tono più celebrativo.
Un punto che ha colpito molti è il modo in cui il film affronta la mancanza di rancore di De André verso i suoi rapitori. Questa scelta narrativa è coerente con il pensiero del cantautore, ma per alcuni spettatori risulta difficile da accettare o da comprendere fino in fondo. È una posizione che invita a riflettere, ma che non offre risposte semplici.
Il finale, poi, è forse la parte più divisiva. La rottura della quarta parete, con gli attori che si ritrovano insieme ad ascoltare Bocca di Rosa, è stata vista da alcuni come un momento poetico e rispettoso. Altri l’hanno giudicata troppo simbolica, quasi fuori tono rispetto al resto del racconto. Anche qui, nessun compromesso: o lo ami, o ti lascia perplesso.
In fondo, Principe Libero fa discutere perché non prova a piacere a tutti. Racconta De André come un uomo complesso, spesso scomodo, lontano dall’immagine rassicurante del “poeta gentile” che molti hanno in mente. Ed è forse proprio questo il motivo per cui continua a far parlare di sé ogni volta che torna in tv.
De André è stato un artista che ha sempre diviso, anche da vivo. Le sue canzoni non cercavano consenso facile. Raccontavano emarginati, contraddizioni, ipocrisie. In questo senso, il film sembra essere coerente con lo spirito del suo protagonista, anche a costo di scontentare qualcuno.
E forse la domanda giusta non è se il film sia perfetto, ma se sia onesto. E su questo, il dibattito è ancora apertissimo.
Tu da che parte stai? Pensi che Principe Libero riesca davvero a raccontare Fabrizio De André o credi che lasci fuori troppo? Scrivilo nei commenti e di’ la tua.


