Ci sono storie che non si dimenticano. Quella di Wendrik Santos da Silva è una di queste.
Wendrik aveva 18 anni e viveva a Joinville, una città del Sud del Brasile, nello stato di Santa Catarina. Da circa un anno combatteva contro un cancro all’intestino in stadio avanzato. I medici dell’Hospital Municipal São José avevano smesso di sottoporlo alle terapie convenzionali e lo avevano messo in cure palliative, quelle che non cercano più di guarire ma solo di alleviare il dolore e rendere gli ultimi giorni il più dignitosi possibile. Wendrik lo sapeva. Sapeva che stava morendo.
Eppure, in mezzo a tutto questo, aveva un pensiero fisso. Un desiderio semplice, quasi banale, che però per lui era diventato qualcosa di enorme: voleva mangiare un hamburger.
Una mattina, approfittando di un momento in cui era solo nella sua stanza, Wendrik si è alzato dal letto, ha lasciato il reparto oncologico senza dire niente a nessuno e si è incamminato per le strade di Joinville. Era debole, malato, senza soldi in tasca. Ma camminava.
La prima tappa è stato il Burger King più vicino all’ospedale. Si è avvicinato al bancone e ha chiesto un hamburger. Quando si è reso conto di non avere i soldi per pagarlo, non si è fermato. Si è ricordato che la Camera dei Consiglieri di Joinville si trovava lì vicino, e che sua madre ci aveva lavorato. Ci è andato a piedi.
Dentro, una receptionist di nome Juliane de Sousa lo ha riconosciuto. Ha capito subito la situazione. Senza fargli domande, ha raccolto i soldi tra i colleghi presenti e ha ordinato lei stessa l’hamburger per lui. Wendrik è tornato al Burger King, si è seduto e ha mangiato. Ha bevuto anche due bibite.
Poco dopo si è sentito male. Il SAMU, il servizio di emergenza brasiliano, è stato chiamato e lo ha riportato in ospedale. Wendrik è morto nella notte tra il 18 e il 19 marzo 2019, pochi giorni dopo quel pasto.
La notizia ha fatto il giro del Brasile e poi del mondo. Molti si sono chiesti cosa spinge un ragazzo malato terminale, senza forze, a fare quella fatica enorme solo per mangiare un hamburger. La risposta, forse, è più semplice di quello che sembra. A 18 anni non si pensa alla morte come qualcosa di vicino. Si pensa al cibo, agli amici, alle cose piccole e concrete che rendono la vita piacevole. Wendrik non voleva un ultimo gesto eroico. Voleva solo fare una cosa normale, come avrebbe fatto qualsiasi ragazzo della sua età.
E in fondo, l’ha fatto. Si è alzato, ha camminato, ha trovato il modo di pagare, si è seduto e ha mangiato il suo hamburger. Nessuno gliel’ha impedito.
Quella di Wendrik è una storia che fa pensare a quanto spesso diamo per scontate le cose più semplici. Un pasto, una passeggiata, la gentilezza di una persona che non ci deve niente ma ci aiuta lo stesso.
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