Clint Eastwood negli anni Settanta ha fatto talmente tante cose importanti che un film come L’uomo nel mirino rischia di finire sotto la polvere, poveraccio. Uscito nel 1977 con il titolo originale The Gauntlet, diretto e interpretato dallo stesso Eastwood, questo action thriller con Sondra Locke non è ricordato come Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo, non ha il peso epico de Il texano dagli occhi di ghiaccio e non viene citato ogni tre minuti quando si parla della sua carriera. Però è uno dei suoi film più divertenti, sporchi e sottovalutati di quel periodo.
E soprattutto è una corsa folle. Una di quelle storie semplici, quasi primitive, che oggi verrebbero gonfiate con tre sottotrame, due traumi infantili e una spiegazione psicologica per ogni pallottola sparata. Eastwood invece fa una cosa più diretta: prende un poliziotto stanco, una testimone scomoda, un viaggio da Las Vegas a Phoenix e li butta dentro un inferno di proiettili, inseguimenti, tradimenti e dialoghi ruvidi.
Il risultato non è un capolavoro “nobile”. Non vuole esserlo. È cinema d’azione anni Settanta con la camicia sudata, la faccia segnata e pochissima voglia di chiedere permesso.
Eastwood contro il mito di Eastwood
Negli anni Settanta Clint Eastwood stava consolidando il suo status di leggenda. Dopo il successo degli spaghetti western e l’esplosione di Harry Callaghan nel 1971, avrebbe potuto limitarsi a ripetere lo stesso personaggio all’infinito: duro, glaciale, infallibile, con una pistola e una frase secca pronta al momento giusto.
Invece spesso giocava con la propria immagine. Ne Il texano dagli occhi di ghiaccio, del 1976, mostrava un lato più malinconico e familiare del suo eroe western. In L’uomo nel mirino fa una cosa ancora più curiosa: interpreta Ben Shockley, un detective di Phoenix alcolizzato, sfiduciato, non proprio brillantissimo e mandato a Las Vegas per recuperare una testimone considerata di poco conto.
Shockley non è Harry Callaghan. Non entra in scena come una macchina di giustizia. È stanco, confuso, un po’ ottuso, molto meno lucido di quanto vorrebbe far credere. Gli dicono che la missione è semplice: prendere una donna e portarla a Phoenix per farla testimoniare. Fine. Una cosa da poco.
Naturalmente non è vero niente.
Sondra Locke è molto più di una spalla
La testimone si chiama Augustina “Gus” Mally ed è interpretata da Sondra Locke. Nel film viene presentata come una prostituta con informazioni pericolose sulla criminalità organizzata e, soprattutto, su uomini molto potenti. All’inizio Shockley la tratta con sufficienza, come se fosse un incarico fastidioso e basta. Gus però capisce la situazione molto prima di lui.
È lei a intuire che qualcosa non torna. È lei a leggere il pericolo con più chiarezza. Ed è lei, spesso, a sembrare più intelligente del poliziotto che dovrebbe proteggerla.
Questa dinamica rende il film più interessante di quanto la trama lasci immaginare. L’uomo nel mirino non è solo “Clint Eastwood spara e sopravvive”. È anche una commedia ruvida su due persone che non si sopportano, si provocano, si insultano e poi sono costrette a fidarsi l’una dell’altra perché il mondo intorno a loro vuole eliminarle.
Sondra Locke dà a Gus un misto di cinismo, ironia e ferite nascoste. Non è la classica donna da salvare in silenzio. Parla, ragiona, sfida Shockley, gli fa notare quanto sia ingenuo e, in più di un momento, sembra avere più controllo della situazione di lui. Considerando il cinema d’azione dell’epoca, non era una cosa così scontata.
Una trama semplice, ma girata con energia
La storia è quasi elementare: Shockley deve portare Gus da Las Vegas a Phoenix. Il problema è che qualcuno non vuole farla arrivare viva. Da quel momento il viaggio diventa una specie di percorso a ostacoli sempre più assurdo.
Ci sono sparatorie, imboscate, inseguimenti, motociclette nel deserto, un treno, un elicottero, poliziotti corrotti e una quantità di proiettili che sembra presa da un magazzino infinito. La parte più famosa resta il finale con l’autobus corazzato che attraversa una strada piena di agenti armati. Una scena esagerata, quasi ridicola se la guardi con occhi realistici, ma potentissima come immagine.
Eastwood sa benissimo che sta spingendo tutto sopra le righe. Il film non finge di essere un trattato sulla legge o sulla morale. Non ha la tensione politica di Dirty Harry, né la cupezza di altri thriller urbani degli anni Settanta. È più vicino a una fuga disperata e fracassona, con una vena quasi parodica.
E funziona proprio per questo. L’uomo nel mirino sembra dire: “Volete Eastwood che sfida tutti? Eccolo. Però stavolta lo facciamo sporco, stanco, un po’ assurdo e con una donna che gli tiene testa dall’inizio alla fine”.
Un successo rimasto stranamente ai margini
Il film non fu un flop. Anzi, incassò bene: circa 35 milioni di dollari, partendo da un budget molto più contenuto. Non parliamo quindi di un titolo ignorato all’uscita. Il problema è arrivato dopo. Nella memoria collettiva, L’uomo nel mirino è rimasto schiacciato da altri film più celebri di Eastwood.
Forse perché non appartiene davvero a una saga. Forse perché non ha una battuta iconica come “Ti senti fortunato?”. Forse perché è meno “serio” rispetto ai film che di solito vengono citati quando si vuole parlare del Clint Eastwood regista. Oppure, più semplicemente, perché è un film d’azione fatto per divertire e non per essere incorniciato.
La critica dell’epoca non lo accolse come un capolavoro, ma nemmeno lo liquidò. Roger Ebert gli diede tre stelle su quattro e lo descrisse come un film veloce, furioso e divertente. Vincent Canby, sul New York Times, riconobbe che l’azione era costruita con una forza tale da rendere difficile staccare gli occhi dallo schermo. Non proprio il trattamento riservato a un filmetto qualsiasi.
Un Eastwood più buffo di quanto sembri
La cosa che oggi colpisce è quanto L’uomo nel mirino sia consapevole del proprio lato assurdo. Eastwood non si prende sempre sul serio come molti pensano. Certo, ha la faccia di granito, la voce bassa, il passo da uomo che non ha mai chiesto indicazioni stradali in vita sua. Però qui gioca anche con la propria immagine.
Ben Shockley non è il più sveglio nella stanza. Spesso arriva tardi alle conclusioni. Sbaglia valutazioni. Si fa manipolare. Deve imparare ad ascoltare Gus, cosa che per un eroe maschile anni Settanta è già una specie di rivoluzione spirituale, diciamo così.
Questa debolezza lo rende più umano. E rende il film più piacevole. Non stiamo guardando un superuomo che attraversa l’America immune a tutto. Stiamo guardando un uomo mezzo rotto che si ritrova in una missione più grande di lui e decide comunque di andare avanti.
Perché merita di essere riscoperto
L’uomo nel mirino merita una seconda occasione perché rappresenta un Eastwood più libero, meno ingessato nel mito. È un film veloce, pieno di difetti, pieno di eccessi, ma vivo. Ha il ritmo sporco del cinema d’azione anni Settanta, quello in cui le auto si sfasciavano davvero, gli stunt sembravano pericolosi e i personaggi puzzavano di fumo, benzina e pessime decisioni.
Non sarà il film più profondo della sua carriera. Non è Gli spietati, non è Mystic River, non è Million Dollar Baby. Ma non deve competere con quei titoli. Sta in un’altra zona: quella dei film che ti fanno passare due ore con il sorriso storto, tra sparatorie impossibili e battute secche.
E poi c’è Sondra Locke, che merita di essere ricordata non solo come “la compagna di Eastwood”, ma come un’attrice capace di dare energia, intelligenza e personalità a ruoli che potevano diventare molto più piatti.
L’uomo nel mirino è forse il film d’azione più sottovalutato di Clint Eastwood negli anni Settanta. Non perché sia perfetto, ma perché ha una cosa che molti action moderni inseguono con budget enormi e non sempre trovano: il gusto del rischio, del movimento, della follia controllata. Una corsa da Las Vegas a Phoenix che non pretende di spiegarti la vita, ma ti ricorda quanto possa essere divertente vedere Clint Eastwood sopravvivere a un mondo intero che gli spara contro.
Tu cosa ne pensi? L’uomo nel mirino merita davvero di essere riscoperto o preferisci l’Eastwood più cupo e iconico di altri film degli anni Settanta? Scrivilo nei commenti.


